Stola S81: Stratos mancata col V8 Maserati

Uscita, a sua volta, dalla matita di Marcello Gandini, non finì mai in produzione.

StolaS81

Lancia Stratos, capitolo secondo. La coupé seminò innumerevoli rivali. Pilotata da Sandro Munari e Mario Mannucci trionfò al rally Firestone di Spagna 1973. E ci prese così gusto che segnò indelebilmente un’intera era. Conquistò a ripetizione titoli italiani, europei e mondiali. Senza contare le classiche, da Sanremo a Montecarlo. Lasciò, di fatto, solo le briciole alla concorrenza. Provò a ripercorrerne le gesta una concept del 2000, la Stola S81. A prendersene cura Marcello Gandini, il papà dell’antenata.

Stola S81: parabre fine fine

Chiamato a far discutere, in questo concept esasperò il cuneo. Un frontale più spigoloso, in compartecipazione alla coda raccolta, conferì un look tondeggiante. Il parabrezza curvo apparve estremamente assottigliato, mentre le prese d’aria si ritagliarono spazio sopra le ruote posteriori. Piatta nel tetto, rivelava fiancate tese, che ostruivano la visuale dei passeggeri. In tinta carrozzeria arancio, rimandava al primo prototipo Stratos. Il designer piemontese andò oltre agli aggiornamenti di rito. Reinterpretò invece i dettami stilistici in chiave moderna. Apportò sottili fari LED a L, risvoltanti sul fianco a virgola e tre motivi circolari formarono il design dei cerchioni, che si intrecciavano vicendevolmente all’altezza del coprimozzo. Delle caratteristiche lamelle posteriori non v’era traccia. Massimo riserbo invece sul telaio, del quale non si verrà mai a conoscenza.

Stola S81: la belva che dorme

Linee grintose e minimaliste denotavano la Stola S81. Una rivisitazione al passo coi tempi della Stratos “che fu”. Il cofano anteriore più inclinato e quello posteriore tondeggiante conferirono linee morbide. Sensazione rafforzata dal motore, meno compatto e leggero del sei cilindri. Impiegò il V8 della Maserati 3200 GT, in grado di sprigionare 370 Cv. Pubblico e critica la accolsero con giudizi euforici. Che non bastarono tuttavia a decretarne la messa in commercio. Voci di corridoio riportano che l’unico esemplare esistente apparterrebbe oggi ad un facoltoso collezionista milanese.

 

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