Lotus Esprit: manifesto per il Made in Italy

Resistì per 35 anni nelle concessionarie.

Lotus Esprit

La famiglia dei designer italiani pullula di geni. A tal punto che Case provenienti da mezzo mondo hanno fatto carte false per assicurarsi i loro servigi. Un esempio è dato dalla Lotus Esprit, commissionata a Giorgetto Giugiaro. Prese spunto dal connazionale Marcello Gandini, colui che ideò la Countach. Frontale inclinato e linee squadrate appartenevano infatti alla Lamborghini. Figura determinante Colin Chapman, padre fondatore della Lotus, che contribuì alla progettazione e alla messa a punto. Fiducia meritatamente accordata visto poiché la Esprit, tra varie edizioni, rimase sul mercato per 35 anni.

Lotus Esprit: resistente agli urti

Negli anni ‘70, Chapman impose ai ingegneri di costruire macchine leggere. Per accontentarlo si diressero sulla carrozzeria in vetroresina (GFRP), applicata sul telaio in acciaio. La S1 pesò così 898 chili, spinta da un 4 cilindri 2 litri da 160 CV a 6.200 giri. Tagliava i 100 orari in 6,8 secondi, mentre la velocità massima era pari a 198 km/h. In nome della stabilità furono adottate sospensioni indipendenti (con quelle posteriori) e pneumatici 195/70 – 14 all’avantreno e 205/70 – 14 al retrotreno. Estenuanti sessioni  in galleria del vento esaltarono la deportanza.

Lotus Esprit: il bis

Venduti meno di 900 esemplari, nel 1978 arrivò sulle scene la S2, nota perlopiù nella versione John Player Special, omaggio allo sponsor della Lotus in Formula 1. Col nuovo decennio sbarcò la S2.2, migliorata solo per quanto riguarda coppia e consumi. Aggressiva era l’erogazione della versione turbo: 210 Cv, per lo 0-100 in 5,6 secondi e 240 km/h di velocità massima.

Lotus Esprit: forma perfetta

Secondo opinione comune, toccò vette massime la Esprit 1987. Produceva 172 Cv, incrementati a 215 Cv dalla turbo, con carburatori Dellorto e un cambio Renault. La SE, lanciata nel 1989, sviluppava 264 Cv, scattava da 0 a 100 in 5 secondi e arrivava ai 265 km/h. Iniettando kevlar nella struttura del tetto, i telai furono rinforzati. Traendo frutto della 2.2 quattro cilindri turbo erogava 305 Cv. Dopodiché passò al V8, che raggiungeva 400 Nm di coppia a 4.250 giri. Passava da 0 a 100 in 4,9 secondi, mentre come velocità massima toccò i 270 km/h. Maggiorati i pneumatici e l’impianto frenante Brembo, supportato dall’ABS.

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