Alfa 166: la berlina eterna incompiuta

Interni rivedibili e concorrenti agguerrite negarono il successo

Alfa 166

Attese così a lungo il momento giusto che finì per arrivare tardi. Rinvii continui si ripercossero sull’Alfa 166, incarnazione, suo malgrado, del “Potrei, ma non voglio”. Promessa non mantenuta del Biscione. Triste, a ben guardare. Un po’ di fiducia e avrebbe svoltato.

Alfa 166: piacere di guida

In pieno stile Alfa Romeo, la guidabilità era portatrice di intense emozioni. A quadrilatero alto davanti (allora una costante), sospensioni Multilink nel retrotreno offrivano agilità negli inserimenti in curva e sterzate rapide. Dalla taratura relativamente morbida, molle e ammortizzatori contribuivano al comfort. La potenza è trasmessa alle ruote dalla trazione anteriore, non ancora considerata come un difetto.

La seconda turbodiesel common rail

Per quanto riguarda le motorizzazioni, avevano un assortimento ampio e articolato. È la seconda Alfa mossa dal turbodiesel common rail: il 2.4 JTD Euro 2 da 136 cavalli. Aumentati a 140 (poi 150) nel 2001, secondo la normativa Euro 3. Si contavano quattro unità a benzina: il 2.0 Twin Spark da 155 CV e i V6 Busso nelle varianti 2.0 Turbo (con dispositivo overboost) da 205 CV e gli aspirati 2.5 da 190 CV e 3.0 da 226 CV. Twin Spark, musica per le orecchie degli “alfisti”. La tecnologia, una doppia candela per ogni cilindro, è stata una specialità della casa per anni. Quello in analisi, era un quattro cilindri 16 valvole da 155 cavalli. Durerà fino al 2000: ritirato perché contrastava con la normativa anti inquinamento entrata in vigore. Le unità aspirate, anziché manuale, erano associate al cambio automatico a quattro rapporti. Entrambe con trasmissione Sportronic.

Paga la pigrizia

E allora cosa l’ha ingabbiata? Pura e semplice indolenza. Il design degli interni, pur avvolgente ed elegante, pecca per assemblaggio. E il navigatore venne inserito “alla buona” all’ultimo, solo perché si capì quanto fosse irrinunciabile. Forse in altre circostanze gli appassionati avrebbero chiuso un occhio. Ma non nel 1998: le tedesche Audi, BMW e Mercedes erano particolarmente ispirate. In nove anni di produzione (tra cui il post-restyling 2003), l’Alfa 166 registrò poco più di 100.000 esemplari venduti.

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