Fiat 131 Abarth Rally: l’italiana che collezionava Mondiali

I cinque titoli iridati conquistati valsero l'immortalità

Fiat 131 Abarth Rally

I “diversamente giovani” probabilmente la conoscono già, gli altri troveranno interessante la storia che ci apprestiamo a raccontare. Primo, è un’eccellenza italiana. Secondo, richiama con la mente e con i cuori a un periodo felice. Eventi socio-politici sconvolgevano sì il Paese. In fondo in fondo però regnava ottimismo sul futuro. Ecco perché la Fiat 131 Abarth Rally è così tanto speciale.

Fiat 131 Abarth Rally: una tempra da leader

Assurdo, ma un dato di fatto: in pochi ricollegano la tre volumi torinese al rally. E invece vanta un palmares invidiabile, costituito da 3 campionati del mondo costruttori e 2 piloti. In vista del Giro d’Italia 1975, il Lingotto appronta il prototipo Abarth 031, che conquista con Giorgio Pianta “al timone”. Il motore è un quattro cilindri 1.995 cc visto sulla Fiat 132, dotato di distribuzione a doppio albero a camme in testa, che comandano quattro valvole per cilindro. A fornire una spinta supplementare nella versione da gara l’iniezione meccanica Kugelfischer, per 215 cv, a 7.000 giri e una coppia massima di 230 Nm a 5.600 giri. In abbinamento, un cambio manuale a cinque marce con innesti frontali. I freni a disco hanno un diametro di 300 mm sull’anteriore e 252 mm sul posteriore. Il servofreno a doppie pompe prevede bilanciere di ripartizione. Riguardo alle sospensioni, la scelta ricade sui montanti telescopici McPherson, con bracci oscillanti e puntoni di reazione, coadiuvati da una barra antirollio. Le ruote calzano pneumatici Pirelli P7 285/35 VR15.

C’è anche la controparte stradale

Nel 1976 il programma della Lancia Stratos viene sospeso per convogliare le energie interamente sulla Fiat 131 Abarth Rally, ormai veicolo di punta nei rally. A bordo, il finlandese Markku Alén conquista la prima gara del mondiale in casa, il Rally 1000 Laghi del 1976. Si apre un ciclo vincente: dopo il Mondiale costruttori 1977, nel 1978 e nel 1980 arriva la doppietta Costruttori – Piloti (prima con Alen poi con Röhrl). Per ottenere l’omologazione alle corse, in parallelo prende vita la Fiat 131 Abarth stradale. Gli ingegneri rimpiazzano pannelli della carrozzeria in vetroresina e, mediante alcuni pezzi in alluminio, abbassano il peso a 930 kg. Sotto il cofano sostituiscono l’1.8 della 124 con un più prestante quattro cilindri 2.0 da 215 Cv, che diventano 230 in seguito all’adozione dell’iniezione Kugelfisher. Della produzione, fissata a 400 esemplari, se ne prende carico la Bertone.

 

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