Punti patente: guidatore dimenticato? La si passa liscia

Secondo la Cassazione non vanno sottratti al proprietario in buona fede

Punti patente

Passano settimane e piove una multa. E, nel frattempo, è stato rimosso dalla memoria il nome di colui che stava effettivamente al volante. Una pura, e semplice, dimenticanza, finora severamente punita. Se la trasgressione commessa causava una perdita dei punti patente, essi venivano sottratti al proprietario del veicolo. Con l’intervento della Cassazione potrebbe però non essere più così.

Punti patente: illegittimo decurtarli se…

L’applicazione della sanzione seguiva un’interpretazione rigida dell’art. 126 bis II comma del Codice della Strada. Peccato che danneggiasse anche i soggetti in buona fede: impossibilitati a trasmettere le generalità perché, ad esempio, la stessa vettura veniva usata da più persone appartenenti allo stesso clan familiare. In circostanze del genere risalire all’effettivo conducente è davvero arduo. Eppure, si presumeva il proprietario come (in)diretto responsabile. Tuttavia, gli Ermellini, con sentenza n. 9555/2018 del 18 aprile scorso, hanno dato ragione, senza esitazioni, all’automobilista. Definendo, nella fattispecie, illegittima la decurtazione dei punti patente se non torna più in mente a chi era stata prestata la vettura, specie se utilizzata dall’intera famiglia. Esonero da responsabilità, in linea con la sentenza interpretativa n. 165/2008. Allora il principio era stato però sostanzialmente ignorato.

Buona fede o no?

Questione passata ai Supremi Giudici da una donna che aveva impugnato il verbale della Polizia Municipale di Bari per violazione dell’articolo 126 bis. Precisava che aveva comunicato tempestivamente l’impossibilità di trasmettere le generalità di chi era alla guida. Per due ragioni: il lungo intervallo trascorso dall’infrazione (6 marzo 2017) alla notifica (28 giugno 2017) e l’utilizzo in condivisione del veicolo col marito e le due figlie. Giustificazione ammessa sin dal Giudice di Pace sia dal Tribunale di Bari, che invitava a porre una distinzione tra chi omette di proposito u dati del guidatore del mezzo durante la violazione e chi rispetta, al contrario, il principio di buona fede.

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