Bugatti ha trasformato la Bolide in una one-off chiamata Destrier, mantenendo il motore 8.0 W16 quadriturbo da 1.600 CV e portando l’hypercar nata per la pista verso una configurazione pensata per la circolazione stradale. Il progetto è stato presentato nel 2026 attraverso il Programme Solitaire della Casa di Molsheim, dedicato a esemplari unici costruiti con un livello molto alto di personalizzazione. Il punto, però, non è soltanto estetico. La Destrier porta una base progettata per il circuito verso un possibile impiego su strade pubbliche.
Serve una distinzione precisa. Le informazioni disponibili descrivono la vettura come una creazione unica derivata dalla Bolide, ma non riportano i dettagli di un’omologazione europea completa, il nome di un’autorità nazionale coinvolta, un prezzo oppure un kit di conversione destinato ai clienti. La possibilità di circolare va quindi riferita al singolo esemplare e alla configurazione autorizzata per quel veicolo. Non è una trasformazione applicabile automaticamente a tutte le Bolide.
Destrier, dalla Bolide alla strada
La Bolide è stata sviluppata come hypercar esclusivamente da pista. La Destrier conserva la monoscocca in fibra di carbonio e l’architettura meccanica di base, ma cambia aspetto e carattere con una carrozzeria completamente reinterpretata.
Le superfici sono più ordinate, le appendici da competizione meno evidenti e le proporzioni si avvicinano a quelle di una granturismo estrema. La priorità non è più soltanto la ricerca del massimo carico aerodinamico o dell’efficacia tra i cordoli. Il progetto cerca un equilibrio diverso, pur partendo da una vettura concepita per velocità e condizioni da circuito.
Il nome Destrier rimanda al cavallo da guerra dei cavalieri medievali. L’associazione è diretta: la potenza e la presenza scenica restano al centro, ma vengono affiancate da lavorazioni artigianali e da un abitacolo meno spoglio rispetto a quello della Bolide da pista.
L’auto misura appena un metro in altezza ed è indicata come la Bugatti più bassa mai costruita. I cerchi sono da 20 pollici all’anteriore e 21 al posteriore. Anche la tradizionale C-line del marchio viene adattata alle forme della nuova carrozzeria. Dietro, l’ala è inserita con maggiore discrezione nella coda e richiama la soluzione vista sulla Chiron Profilée.
Che cosa cambia per la circolazione pubblica
Trasformare un’auto da pista in una vettura utilizzabile su strada richiede una verifica dell’intero insieme tecnico. Il motore, da solo, non basta; nemmeno una carrozzeria meno aggressiva risolve la questione. Illuminazione, visibilità, sistemi di sicurezza, pneumatici, rumorosità ed emissioni devono essere compatibili con le regole del mercato in cui il veicolo viene autorizzato.
Per la Destrier, il materiale disponibile parla di una carrozzeria riprogettata e di un abitacolo più raffinato, ma non presenta una lista completa delle modifiche necessarie all’omologazione. Non sarebbe quindi corretto attribuirle fari, catalizzatori, sistemi di ritenuta o pneumatici specifici senza una documentazione tecnica pubblica. Non viene nemmeno precisato se l’eventuale autorizzazione riguardi l’Europa, gli Stati Uniti o un altro Paese.
È qui che il termine «stradale» acquista il suo significato reale. Una vettura può essere registrata per la circolazione in una determinata giurisdizione e non risultare automaticamente utilizzabile altrove. Cambiano le regole sulle targhe, sui dispositivi luminosi, sui limiti acustici, sui controlli periodici e sull’assicurazione. La legalità su strada dipende dunque dall’esemplare, dalla sua immatricolazione e dal territorio, non soltanto dal fatto che la Casa abbia modificato il progetto.
Il W16 conserva la sua massima potenza
Dietro l’abitacolo resta il propulsore W16 di 8,0 litri a quattro turbocompressori, accreditato di 1.600 CV. È la stessa potenza dichiarata per le Bolide prodotte in 40 esemplari e consegnate ai clienti come hypercar da pista. Si tratta dell’evoluzione più avanzata del motore Bugatti introdotto nel 2005 con la Veyron.
La Bolide utilizza un cambio sequenziale da competizione. Per la Destrier, però, non è specificato se la trasmissione sia rimasta invariata oppure se sia stata adattata alle esigenze della circolazione pubblica. Non ci sono quindi elementi per attribuire alla one-off un cambio diverso da quello documentato per la versione da circuito.
Mancano anche valori verificati relativi ad accelerazione, velocità massima, coppia, peso e autonomia. Il dato dei 1.600 CV indica la potenza del motore, ma non dimostra da solo che la Destrier possa offrire su strada le stesse prestazioni della Bolide in pista. Pneumatici, rapporti del cambio, aerodinamica, gestione elettronica e condizioni di omologazione possono modificare in modo sensibile il comportamento della vettura.
Il cuore meccanico, dunque, resta quello più estremo della gamma, mentre il suo impiego deve essere valutato alla luce della configurazione complessiva. Una cifra identica sulla scheda del motore non equivale a prestazioni identiche in ogni condizione.
Le differenze rispetto alla Bolide da pista
La modifica più evidente riguarda l’aerodinamica. La Destrier abbandona gran parte delle appendici della Bolide, studiate per lavorare in un ambiente controllato e per generare carico alle alte velocità. Al loro posto ci sono volumi più levigati, fiancate scolpite e un’ala posteriore incorporata nella coda.
Il passaggio è visibile anche nell’abitacolo. La Bolide nasce con un’impostazione essenziale, vicina a quella di un’auto da competizione; la Destrier introduce invece pelle marrone, nubuck e un tessuto tridimensionale con fili di rame intrecciati. Il motivo circolare è stato realizzato appositamente e combina riferimenti all’alta moda con richiami all’abbigliamento tecnico.
Alcuni componenti in alluminio, fra cui il mozzo del volante, le maniglie, le bocchette dell’aria e i battitacco, hanno una lavorazione martellata. Il disegno richiama le armature costruite a mano per i cavalieri medievali. Sono dettagli che non provano, da soli, l’omologazione stradale, ma mostrano quanto sia diverso il carattere della vettura: meno strumento da circuito, più manufatto automobilistico destinato alla collezione.
La carrozzeria rimane estrema, ma non ripropone semplicemente l’estetica funzionale della Bolide. Ogni intervento, dagli elementi esterni ai materiali dell’abitacolo, concorre a separare la Destrier dalla vettura da pista da cui deriva.
Un omaggio alla Type 57
Il progetto guarda anche alla storia del marchio. L’ispirazione arriva dalla Type 57, la famiglia da cui nacquero sia la Type 57G Tank da competizione sia la Type 57SC Atlantic. Il riferimento serve a leggere meglio la Destrier: una stessa base concettuale poteva assumere forme e funzioni molto lontane, dal motorsport all’eleganza destinata alla strada.
La verniciatura Sapphire Celeste è un blu profondo con particelle capaci di produrre riflessi variabili sulla carrozzeria. La tinta richiama la Type 57SC Atlantic con telaio 57591, nata blu e successivamente riverniciata. Anche questo particolare allontana la Destrier dall’idea di una Bolide equipaggiata con accessori meno radicali. Si tratta di una commissione costruita intorno a un’identità propria.
Prima della Destrier, il Programme Solitaire aveva dato origine a Brouillard e FKP Hommage. La nuova vettura è quindi la terza creazione del programma. Resta però distinta dalle piccole serie Bugatti: della Destrier viene costruito un solo esemplare.
Con un volume produttivo così limitato, parlare di conversione disponibile sul mercato perde gran parte del significato. Non emerge l’esistenza di un’offerta rivolta ai proprietari delle altre Bolide, né di una procedura standard applicabile a più vetture.
Omologazione e limiti reali dell’uso
Per un’auto alta un metro, molto potente e derivata da un progetto racing, «stradale» non significa «utilizzabile come una normale granturismo ad alte prestazioni». Sulle strade pubbliche ci sono buche, rampe, marciapiedi, traffico e pioggia. Ci sono anche limiti di velocità che non fanno parte della progettazione di un circuito.
L’altezza ridotta può richiedere attenzione agli angoli di attacco e alle superfici irregolari, anche nel caso in cui il veicolo sia autorizzato a circolare. La possibilità di essere targata, inoltre, non risolve automaticamente il problema della fruibilità nelle situazioni quotidiane.
Il comfort rappresenta un altro possibile compromesso. Il W16 quadriturbo, la posizione di guida molto bassa e la derivazione da competizione fanno pensare a un’esperienza lontana da quella di una granturismo convenzionale. La nuova lavorazione dell’abitacolo indica invece il tentativo di aumentare la qualità percepita e la vivibilità.
Non sono disponibili dati ufficiali su bagagliaio, climatizzazione, autonomia, intervalli di manutenzione o costi di gestione. Restano quindi aperti aspetti pratici che, per una vettura destinata anche alla strada, avrebbero un peso concreto.
Lo stesso vale per il prezzo. Il materiale disponibile non indica la cifra richiesta per la Destrier e non documenta il costo di un’eventuale trasformazione. I cinque milioni di euro associati alla W16 Mistral si riferiscono a un modello diverso: quel dato non può essere usato per stimare il valore della one-off.
Una Bugatti unica, non una Bolide per tutti
La Destrier non è una Bolide semplicemente targata: è una one-off del Programme Solitaire con carrozzeria, aerodinamica e abitacolo riprogettati, pur mantenendo il W16 quadriturbo da 1.600 CV.
La possibilità di circolare su strada va riferita al singolo esemplare e alla giurisdizione che ne riconosce l’autorizzazione. Non risultano disponibili dettagli completi su autorità coinvolte, prove, specifiche tecniche o iter di omologazione.
Non emerge quindi una conversione destinata agli altri proprietari di Bolide. Anche con un’eventuale immatricolazione, altezza da terra, comfort, pneumatici, rumorosità, manutenzione e norme locali determineranno quanto la Destrier sia realmente utilizzabile lontano dalla pista.






