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    Alfa Romeo 75 Turbo Evoluzione, perché ne costruirono soltanto 500: la storia torna a Bologna

    Alfa Romeo 75 Turbo Evoluzione

    Alfa Romeo ha esposto la 75 Turbo Evoluzione ad Auto e Moto d’Epoca 2026, la fiera del motorismo storico ospitata a BolognaFiere dal 22 al 25 ottobre. La berlina è arrivata in città insieme ad altre tre vetture scelte per raccontare la tradizione delle sportive a quattro porte. Al centro, il rapporto tra la serie limitata di 500 esemplari e il progetto di correre nel Gruppo A.

    La 75 torna a Bologna

    La Turbo Evoluzione ha occupato uno spazio di Alfa Romeo e Alfa Romeo Classiche dedicato alla berlina sportiva. Accanto a lei, la Giulia TI Super del 1963, la 155 V6 TI “ITC” del 1996 e la Giulia Quadrifoglio Super Sport del 2024. Le tre vetture storiche provengono dalla collezione Heritage Hub Italy e sono normalmente esposte al Museo Alfa Romeo di Arese.

    Per la 75, la presenza in fiera ha riportato l’attenzione sulle ragioni della sua tiratura. Il modello nacque come base stradale per sviluppare una versione da competizione conforme alle regole internazionali del turismo. I 500 esemplari legano così la strategia di omologazione al progetto di riportare Alfa Romeo nelle corse con una berlina derivata dalla produzione.

    Organizzata da Intermeeting, la fiera bolognese si rivolge agli appassionati di auto, moto e ricambi storici. Nel 2026 la Turbo Evoluzione ha offerto un collegamento immediato tra la berlina esposta e il suo impiego agonistico. La storia di strada e quella di pista sono passate una accanto all’altra.

    La nascita della Turbo Evoluzione

    L’Alfa Romeo 75 debuttò nel 1985 come nuova berlina della casa, collocata in gamma tra le vetture familiari e le sportive di maggior prestigio. Due anni dopo arrivò la Turbo Evoluzione, al vertice della famiglia 75 per carattere e destinazione. Il legame con le competizioni era già evidente: una versione con livrea da gara era stata presentata al Salone di Ginevra del 1986.

    La base tecnica era quella della 75 Turbo. Sulla Evoluzione, però, la carrozzeria ricevette spoiler, minigonne e passaruota più pronunciati, studiati per intervenire sul comportamento aerodinamico e predisporre la berlina alle trasformazioni richieste dalle corse. Anche il motore cambiò. La cilindrata del propulsore sovralimentato a quattro cilindri scese da 1.779 a 1.762 centimetri cubi.

    La modifica era legata alle regole del Gruppo A. Alle vetture turbo veniva applicato un coefficiente di equivalenza che le ricollocava in una classe di cilindrata superiore. Con la cilindrata iniziale, la 75 avrebbe superato il limite della classe dei tre litri una volta applicato il coefficiente; la riduzione permise di rientrare nella classe. La potenza dichiarata per la versione stradale rimase di 155 CV. Assetto e aerodinamica la distinguevano dalla Turbo ordinaria, mentre la velocità massima indicata per l’Evoluzione era di 210 km/h.

    Perché ne costruirono soltanto 500

    La tiratura rispondeva a un requisito sportivo. Nel 1987 la Federazione Internazionale dell’Automobile (FIA), l’ente che disciplina le competizioni automobilistiche internazionali, richiedeva per le vetture Turismo di Gruppo A una produzione di almeno 5.000 esemplari identici nell’arco di dodici mesi. Il regolamento ammetteva anche l’omologazione di evoluzioni specifiche, per le quali bastava una serie più contenuta. Alfa Romeo produsse 500 Turbo Evoluzione per ottenere l’omologazione della configurazione destinata alle corse.

    Il regolamento prevedeva dunque una produzione di base di 5.000 vetture e una tiratura di 500 esemplari per la versione Evoluzione. La serie stradale forniva una base riconosciuta dalle norme, con caratteristiche specifiche che le squadre potevano sviluppare in pista entro i limiti ammessi.

    La categoria era il Gruppo A Turismo, riservato ad auto derivate da modelli di produzione. L’omologazione stabiliva quali caratteristiche mantenere e quali trasformazioni fossero consentite. Costruire le 500 Evoluzione permise ad Alfa Romeo di portare la 75 in una categoria internazionale regolamentata.

    Le differenze dalla 75 Turbo

    Caratteristica 75 Turbo Evoluzione
    Debutto nella gamma 1987
    Produzione stradale 500 esemplari
    Cilindrata 1.762 cm³
    Potenza stradale dichiarata 155 CV
    Destinazione agonistica Gruppo A Turismo

    A colpo d’occhio, la trasformazione si leggeva nella carrozzeria. Spoiler anteriori e posteriori, minigonne e passaruota allargati davano alla berlina un aspetto più vicino a quello di un’auto da corsa e contribuivano all’aerodinamica. Sotto la carrozzeria restava l’architettura transaxle della 75: motore anteriore longitudinale, cambio al retrotreno e ponte De Dion. La disposizione aiutava a distribuire le masse ed era una delle peculiarità tecniche del modello.

    La preparazione da gara intervenne ancora sulla vettura. Per il Gruppo A alcuni elementi della carrozzeria furono alleggeriti e irrobustiti; i collegamenti tra componenti meccanici e scocca vennero modificati con snodi sferici metallici, a vantaggio della precisione e della rigidità. Le modifiche ammesse al motore portarono la potenza della prima configurazione da competizione a circa 290 CV.

    Dalle piste al Giro d’Italia

    Nel 1987 la 75 Turbo Evoluzione corse nel Campionato del Mondo Turismo con la squadra ufficiale e con team privati. L’attività sportiva dava seguito al progetto per cui era stata realizzata la serie limitata: schierare una berlina di produzione nelle competizioni internazionali del Gruppo A e mettere alla prova in gara le soluzioni sviluppate sulla vettura stradale.

    Il reparto corse proseguì il lavoro anche l’anno successivo. Nel 1988 sviluppò una 75 Turbo Evoluzione IMSA per il Giro d’Italia automobilistico, gara aperta anche a vetture preparate secondo i regolamenti dell’International Motor Sport Association. In questa configurazione la scocca fu alleggerita, la carreggiata ampliata e la potenza portata a circa 400 CV. Il peso scese a 960 kg.

    Con Riccardo Patrese, Miki Biasion e Tiziano Siviero al volante, la 75 IMSA vinse il Giro d’Italia del 1988. Alfa Romeo tornò alla gara nel 1989: la vettura ottenne altre due vittorie e occupò i primi tre posti in entrambe le prove. Nel corso del progetto, la berlina passò quindi dalla versione stradale omologata alle configurazioni sviluppate per competizioni e regolamenti differenti.

    Una serie limitata legata alle corse

    La presenza a Bologna ha riportato in primo piano la ragione sportiva dei 500 esemplari. La tiratura nacque da un’esigenza regolamentare legata all’omologazione della versione da corsa; gli interventi sulla cilindrata e sulla carrozzeria seguivano un progetto tecnico preciso. Le successive preparazioni permisero poi di adattare quella base a campionati diversi.

    Le 500 vetture stradali resero possibile l’omologazione e l’attività agonistica della berlina; la tappa di Bologna ha riportato in mostra il percorso dalla produzione ai risultati ottenuti in gara.

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