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    Autovelox, gli aspetti che non tornano secondo Wired

    Analisi Wired sui dati degli autovelox: incongruenze, errori e divisioni geografiche in Italia. Quanto sono affidabili i dati ministeriali?

    autovelox indagine

    L’ultimo censimento ministeriale relativo ai dispositivi di controllo della velocità nelle strade italiane, raccolto dal Ministero delle Infrastrutture, ha fornito una fotografia inedita ma significativa della loro distribuzione. I dati rivelano uno scenario di spiccata eterogeneità sul territorio, oggetto di attenta analisi da parte di Wired. Questa indagine è stata resa possibile grazie alla pubblicazione ufficiale, per la prima volta obbligatoriamente pubblica, delle informazioni raccolte dalle amministrazioni locali secondo quanto richiesto dal D.M. n. 367 del 29 settembre 2025. Tuttavia, oltre alle informazioni quantitative, è emersa una serie di criticità che mette in discussione l’intera operazione di raccolta dati, sia per qualità sia per affidabilità complessiva, creando interrogativi sull’efficacia del sistema stesso.

    Distribuzione geografica degli autovelox: Italia divisa in due

    Analizzando la mappa dei dispositivi rilevatori di velocità sulla base del censimento, emerge una netta concentrazione degli autovelox nei territori del Nord e Centro-Nord rispetto al resto della penisola. Sul piano cartografico, la distribuzione presenta una vera e propria frattura simile a quanto già avviene per altri indici socioeconomici, quali reddito medio pro-capite e tasso di occupazione. Nel dettaglio:

    • Comuni del Nord: numerose amministrazioni riportano un gran numero di apparecchi installati, evidenziando politiche di controllo più intensive o una maggiore attenzione all’aggiornamento delle informazioni.
    • Sud Italia e isole: molte aree del Mezzogiorno risultano quasi prive di dispositivi. In Sardegna, secondo il primo rilascio del database, non figurava alcun autovelox; solo successive comunicazioni hanno iniziato ad aggiornare la situazione, segno di un processo in continuo aggiustamento.

    Il censimento elettronico mostra il caso emblematico di Napoli dove risulta registrato un solo dispositivo, peraltro associato nel dataset a una denominazione riferita all’Unione dei comuni del Delta del Po, ben distante geograficamente e amministrativamente.

    Alcuni comuni di dimensioni medie, come Guastalla in Emilia, figurano tra i primi per numero di apparecchi segnalati, ma in realtà si tratta di dotazioni condivise da più enti tramite unioni intercomunali, portando a numeri apparentemente sproporzionati rispetto agli abitanti reali. In sintesi, la fotografia restituita dal censimento è una mappa che, più che indicare l’esatto posizionamento degli autovelox, riflette le differenze amministrative e operative tra le regioni, lasciando aperta la questione dell’equa copertura sul piano nazionale.

    Le incongruenze e le anomalie nei dati del Ministero

    Osservando attentamente il dataset rilasciato dal Ministero delle Infrastrutture emergono numerose anomalie e discrepanze di difficile spiegazione:

    • Errori di attribuzione: come accennato, il solo autovelox formalmente attribuito a Napoli risulta associato a una realtà del nord Italia a causa di probabili errori di inserimento dei codici catastali.
    • Scomparsa o assenza di dispositivi: alcune aree risultano completamente prive di autovelox, come segnalato per Sardegna e città come Crotone e Oristano. In realtà, alcune disattivazioni sono il risultato di sentenze della Cassazione sull’omologazione, ma altre potrebbero dipendere esclusivamente da errori nel conferimento dei dati.
    • Disomogeneità delle informazioni: in svariate circostanze, è risultato impossibile individuare la reale collocazione o la titolarità delle attrezzature, per via di denominazioni generiche (“Servizio intercomunale…”) o palesemente incongruenti rispetto ai codici di riferimento.
    • Dati in costante evoluzione: il database è sottoposto a modifiche continue da parte delle amministrazioni, rendendo difficile un’analisi temporale affidabile o la possibilità di storicizzare la presenza degli apparecchi nelle diverse realtà locali.

    Queste incongruenze sollevano interrogativi sull’affidabilità sia dell’attività di rilevamento, sia della legittimità stessa di eventuali sanzioni, come sancito anche dalla recente giurisprudenza in merito a omologazione e approvazione dei dispositivi.

    La qualità del dataset: errori, inconsistenze e trasparenza

    La raccolta dati sugli strumenti di controllo della velocità ha messo in luce una molteplicità di errori tipici dei dataset “sporchi”. Diversi elementi concorrono a minare la precisione e la trasparenza del database:

    • Formattazione non standardizzata: inserimenti con caratteri maiuscoli e minuscoli, nomi aziendali discordanti (versioni “spa” e “srl” per la stessa società) impediscono una facile aggregazione e la corretta attribuzione delle quote di mercato tra i produttori degli autovelox.
    • Ulteriori errori nella compilazione: in molti casi invece dell’azienda fornitrice è stato indicato solo il modello o viceversa, aumentando le difficoltà di comprensione e rendendo necessario un lavoro manuale di revisione da parte degli analisti.
    • Problemi nell’esportazione dei dati: le modalità di download dei file .xls, .csv o .pdf generano il paradosso di file con nomi ripetuti (“xls.xls”, “csv.csv”, “pdf.pdf”), sintomo di un approccio poco attento alla pubblicazione pubblica e di una trasparenza solo formale, non sostanziale.
    • Aggiornamento e controllo qualità carenti: con dati continuamente rettificati e integrati da amministrazioni locali, il dataset risulta di difficile validazione anche per chi vuole verificarne la conformità a regolamenti o sentenze. Le differenze tra i dati ufficiali e le comunicazioni non ufficiali sottolineano la difficoltà di mantenere uno standard stabile e aggiornato.

    In questo contesto, la volontà politica di rafforzare la trasparenza attraverso la pubblicazione online dei dati si scontra con l’assenza di un processo di validazione centralizzato e con la mancanza di un sistema di conferimento strutturato e obbligatorio, determinando incertezza e rischi di contestazione sia per enti pubblici sia per i cittadini coinvolti nei procedimenti sanzionatori.

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