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    HVO più conveniente di diesel e benzina: oltre 1.500 distributori attivi, mappa e auto compatibili

    HVO più conveniente di diesel e benzina: oltre 1.500 distributori attivi, mappa e auto compatibili

    L’ascesa dei carburanti alternativi sta trasformando il panorama della mobilità italiana, e tra le opzioni disponibili l’HVO (Hydrotreated Vegetable Oil) emerge per efficienza, sostenibilità e risposte alle esigenze di un mercato in rapida evoluzione ambientale. Negli ultimi mesi, con il rafforzamento delle politiche europee volte alla riduzione delle emissioni, aziende e automobilisti si trovano davanti a nuove opportunità di rifornimento. Il gasolio paraffinico di origine rinnovabile guadagna sempre più consensi grazie al suo prezzo competitivo e ai vantaggi ambientali rispetto a benzina e diesel tradizionale. L’attenzione si concentra anche sulla rapida diffusione in Italia dei punti vendita che offrono HVO, con oltre 1.500 distributori già attivi. Segue la crescente attenzione verso quali veicoli possano effettivamente utilizzare questo carburante e quali siano i criteri per individuarne la compatibilità. Si delinea quindi un nuovo scenario per la mobilità, in cui la convenienza e la sostenibilità si intrecciano con la disponibilità diffusa.

    Cos’è l’HVO: caratteristiche del carburante rinnovabile

    La sigla HVO identifica un gasolio rinnovabile ottenuto tramite idrotrattamento di oli vegetali esausti, grassi animali e scarti alimentari. Il processo produttivo prevede l’impiego di idrogeno ad alte temperature e pressioni che elimina impurità come ossigeno e zolfo, restituendo una miscela di idrocarburi paraffinici simili al diesel fossile, ma con un profilo ambientale migliorato. L’HVO è conforme alla normativa europea EN 15940, che regola i carburanti paraffinici per motori diesel, e si distingue per alta purezza, bassa instabilità e caratteristiche ottimali di accensione dovute a un numero di cetano tra 70 e 90.

    Dal punto di vista tecnico, questo combustibile non va confuso con il biodiesel FAME (Fatty Acid Methyl Ester), che nasce dalla transesterificazione di oli vegetali o grassi animali e possiede limiti di stabilità superiore e maggiori rischi di proliferazione batterica. La peculiarità dell’HVO risiede invece nella struttura priva di ossigeno e nelle eccellenti proprietà di stoccaggio e performance a basse temperature (con CFPP anche inferiore ai -30°C). Sul fronte della produzione, l’HVO si avvale oggi principalmente di materie prime di scarto, rispondendo ai più elevati criteri di sostenibilità e tracciabilità. Questa evoluzione permette di coniugare le esigenze di decarbonizzazione con le richieste di affidabilità e rendimento dei motori diesel.

    Vantaggi e svantaggi di HVO rispetto a diesel e benzina

    L’utilizzo di carburanti paraffinici rinnovabili introduce diversi vantaggi sia per l’ambiente sia per l’utilizzatore finale. Il primo aspetto di rilievo è la drastica riduzione delle emissioni di gas serra: per HVO, i calcoli lifecycle raggiungono valori fino al 90% in meno di CO2 rispetto ai carburanti derivati dal petrolio. La combustione più pulita comporta inoltre una diminuzione del particolato di scarico, riducendo l’impatto diretto sulla qualità dell’aria urbana. L’elevato numero di cetano consente accensioni più pronte anche a basse temperature e un funzionamento più regolare del motore.

    Dal punto di vista operativo, tra i punti di forza figurano:

    • Compatibilità drop-in: utilizzabile in molti motori diesel Euro 5 ed Euro 6 senza modifiche
    • Assenza di zolfo e aromi, con impatti positivi su filtri e componenti
    • Ottima stabilità in stoccaggio e basso rischio di proliferazione batterica

    Alcuni svantaggi vanno tuttavia considerati. La minore densità del combustibile rispetto al gasolio tradizionale può comportare una riduzione di potenza tra 1 e 2%. La disponibilità territoriale non è ancora omogenea: le stazioni sono concentrate soprattutto in alcune regioni, e la produzione dipende dai flussi di materie prime sostenibili, non illimitate. Ulteriori aspetti riguardano il costo alla pompa, storicamente superiore al diesel convenzionale, anche se la differenza si sta riducendo con la maturità della filiera. Infine, per molte flotte aziendali o mezzi ad alto chilometraggio resta necessaria una corretta verifica della compatibilità per evitare problemi di garanzia e componentistica.

    Compatibilità dei veicoli con l’HVO: come verificare e marchi supportati

    La diffusione del carburante paraffinico rinnovabile spinge molti automobilisti e flotte a valutare se il proprio veicolo possa essere alimentato correttamente con questa soluzione. La verifica della compatibilità avviene principalmente attraverso un controllo di:

    • Presenza della sigla “XTL” sullo sportellino o sul tappo carburante, o nel manuale
    • Eventuale omologazione alla normativa EN 15940 nel libretto di circolazione
    • Marcatura del distributore e denominazione commerciale (es: “HVOlution”, “HVO100”)

    Le principali case automobilistiche hanno iniziato a dichiarare la compatibilità di modelli Euro 6 e, in diversi casi, di alcuni Euro 5 prodotti negli ultimi anni. Ecco una panoramica dei marchi che hanno omologato motori diesel per carburante HVO 100% o miscelato:

    Casa automobilistica Modelli/Motori compatibili
    Audi Diesel 4 cilindri da giugno 2022, 6 cilindri da febbraio 2022
    Cupra Motori diesel 4 cilindri di recente produzione
    Fiat Tipo
    Ineos Grenadier
    Jeep Compass vecchia generazione
    Kia Sorento e Sportage Diesel 7%
    Seat Motori diesel 4 cilindri nuova generazione

    È consigliabile in ogni caso ricorrere a verifica puntuale tramite il VIN (Vehicle Identification Number) e chiedere conferma presso la rete ufficiale del costruttore, soprattutto per auto di precedenti generazioni o dopo operazioni di retrofit. Ulteriori conferme possono arrivare dalla presenza dell’etichetta XTL presso il distributore e l’indicazione del rispetto degli standard EN 15940.

    Oltre 1.500 distributori HVO in Italia: mappa, regioni coperte e crescita della rete

    L’espansione della rete di distributori HVO in Italia è indice di una maggiore accessibilità per utenti privati e flotte. Ad oggi, oltre 1.500 punti vendita forniscono gasolio rinnovabile, concentrati principalmente nelle grandi regioni del Nord e nelle aree metropolitane più attente alle politiche ambientali.

    I principali operatori sono:

    • ENI, attraverso il marchio HVOlution in numerose Eni Station
    • Reti indipendenti quali Costantin (HVO100), con presenza soprattutto in Lombardia e Veneto
    • Socogas, Retitalia e altri operatori minori con offerte regionali

    La localizzazione dei punti vendita è sempre più agevolata da servizi digitali per la mappatura delle stazioni, e molte piattaforme dei gestori consentono di individuare gli impianti che erogano HVO mediante filtri specifici. Regioni come Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte mostrano la maggiore densità di distributori, mentre la copertura al Centro-Sud è in fase di crescita, con implementazione progressiva in risposta alla domanda di carburanti sostenibili.

    L’aumento dell’offerta e il progressivo abbassamento del prezzo, stimolato dalla concorrenza e da incentivi per le aziende, rendono la distribuzione HVO sempre più accessibile anche per il trasporto pesante, le flotte pubbliche e il trasporto leggero.

    HVO e sostenibilità: impatto ambientale e ruolo nella transizione ecologica

    Nell’ottica della transizione verso una mobilità a basse emissioni, l’HVO rappresenta una delle soluzioni operative più efficaci per decarbonizzare il parco circolante senza interventi strutturali sulle infrastrutture. La riduzione delle emissioni di CO2 fino al 90%, soprattutto se prodotto da scarti e residui, consente una gestione responsabile dell’impatto ambientale. Il ciclo di vita dell’HVO – dalla produzione al consumo – si caratterizza infatti per il riciclo di carbonio già presente nell’ambiente, non introducendo nuovo carbonio fossile in atmosfera.

    L’assenza di zolfo e particolati, insieme alla maggiore stabilità e pulizia delle emissioni, contribuisce a migliorare la qualità dell’aria e a ridurre la dipendenza da fonti fossili. Tuttavia il potenziale massimo di sostenibilità è vincolato alla provenienza delle materie prime: solo l’uso prevalente di oli esausti e scarti e la tracciabilità certificata consentono di raggiungere i valori più elevati di riduzione delle emissioni. In quest’ottica, il combustibile paraffinico rinnovabile si afferma come strumento di transizione verso una mobilità realmente sostenibile, accompagnando le strategie di fleet management, trasporto pubblico e logistica privata nel rispetto delle direttive UE e dei sempre più stringenti standard nazionali.

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