L’aggiornamento delle sanzioni pecuniarie per le infrazioni stradali, previsto dal Codice della Strada, è uno strumento pensato per adeguare periodicamente gli importi delle multe ai cambiamenti del costo della vita. Tuttavia, la recente proroga introdotta dal decreto Milleproroghe ha determinato una sospensione eccezionale dell’indicizzazione prevista, rinviando di un anno l’aumento collegato ai dati Istat. Questa scelta legislativa, motivata da ragioni tecnico-organizzative nonché da istanze sociali, impatta su milioni di automobilisti e sulle finanze degli enti locali. Nel testo in esame presso il Consiglio dei Ministri si legge che la sospensione sarà valida fino al dicembre 2026, rappresentando una risposta a un contesto economico ancora considerato complesso dalle istituzioni.
Cosa prevede il Milleproroghe: stop agli aumenti delle multe fino al 2026
Secondo l’articolo 195, comma 3, del Codice della Strada, gli importi delle sanzioni amministrative vanno aggiornati ogni due anni in base all’indice dei prezzi al consumo per operai e impiegati – parametro calcolato dall’Istat. Il Milleproroghe 2026, però, dispone una ulteriore sospensione di questa procedura, posticipando il prossimo incremento delle multe all’1 dicembre 2026. In pratica, le multe rimarranno invariate rispetto a quelle in vigore negli ultimi anni, nonostante l’inflazione abbia già fatto registrare negli ultimi cicli biennali variazioni considerevoli.
Per comprendere meglio, senza il blocco dell’adeguamento, gli aumenti sarebbero stati di oltre il 15,6% secondo le proiezioni FOI dell’Istat. Ad esempio, la sanzione base per eccesso di velocità nei centri abitati avrebbe potuto superare ampiamente gli 880 euro massimi attualmente previsti. Questa misura, tuttavia, rappresenta uno slittamento temporaneo e non la cancellazione definitiva dell’aumento: dal 2026, salvo ulteriori interventi normativi, la rivalutazione scatterà, e il sistema delle sanzioni dovrà recuperare eventuali incrementi sospesi.
Oltre alla sospensione dell’indicizzazione, il Milleproroghe inserisce la scelta di armonizzare il quadro sanzionatorio alla fase di adeguamento tecnico dei sistemi di controllo, con l’obiettivo di evitare variazioni economiche improvvise che potrebbero gravare sulle famiglie già in difficoltà.
Impatto della sospensione su automobilisti, enti locali e bilanci comunali
L’effetto più diretto dello stop agli aumenti è percepito dagli automobilisti italiani, che non si troveranno a pagare importi maggiorati sulle principali infrazioni almeno fino a fine 2026. In particolare per le famiglie a reddito medio-basso, la proroga contiene temporaneamente il rischio di «stangate» in un periodo già segnato dagli effetti dell’inflazione sugli stipendi e sulle spese quotidiane.
D’altra parte, gli enti locali, e in particolare i comuni, dovranno fronteggiare una momentanea riduzione delle entrate derivanti dalle sanzioni. Secondo le stime dell’ultimo anno solare, le multe rappresentano oltre un miliardo e mezzo di euro nei bilanci degli enti locali. Queste risorse finanziano servizi pubblici fondamentali, dalla manutenzione stradale alle attività di controllo e prevenzione. Un blocco degli aumenti potrebbe costringere le amministrazioni a rivedere alcune priorità o a spostare risorse nel tentativo di coprire le esigenze di bilancio fino al 2026.
Infine, sul piano operativo, le strutture amministrative come prefetture e polizie municipali dovranno aggiornare procedure e bilanci preventivi, tenendo conto dello slittamento dell’adeguamento. Questo comporta anche la necessità di coordinare meglio le strategie fra enti locali e governo centrale nella gestione delle risorse future e dei possibili investimenti in sicurezza stradale.
Rischi e prospettive: cosa accadrà dal 2026 con il recupero dell’adeguamento
Sebbene la proroga sia stata pensata come sostegno temporaneo per cittadini e amministrazioni, l’accumulo di adeguamenti non applicati rischia di produrre effetti di forte impatto finanziario dal 2026. La questione aperta riguarda infatti la modalità di recupero delle percentuali di aumento sospese: tra le ipotesi in discussione c’è la possibilità di un adeguamento limitato solo all’ultimo biennio oppure il recupero cumulativo di tutti gli incrementi non applicati dal 2022.
Le proiezioni degli esperti indicano che, nello scenario peggiore, le sanzioni potrebbero aumentare complessivamente fino al 17-18%. Una crescita simile avrebbe ripercussioni pesanti sul bilancio di molti automobilisti e sulle politiche di entrata degli enti, che vedrebbero confluire nell’anno 2026 importi particolarmente elevati – andando di fatto a sommare più anni di incrementi non applicati.
In termini di efficacia delle sanzioni come strumento deterrente, alcune organizzazioni del settore sicurezza temono che il congelamento prolungato possa indebolire la funzione educativa delle multe. Resta comunque incerto il calendario dei prossimi interventi legislativi, dal momento che i tavoli tecnici restano aperti tra governo, associazioni di categoria e rappresentanti dei consumatori. Il prossimo biennio sarà determinante per individuare una strategia condivisa e sostenibile per tutti i soggetti coinvolti.
Le reazioni di associazioni, enti e consumatori sulla proroga
La proroga dello stop agli aumenti è stata accolta con soddisfazione da numerose associazioni di categoria e dei consumatori. Il Codacons, ad esempio, ha sottolineato come la moratoria protegga gli automobilisti italiani da una «maxi-stangata» che avrebbe colpito duramente soprattutto le fasce sociali più vulnerabili. Analogamente, Assoutenti evidenzia l’impatto positivo nel breve termine, sebbene inviti il governo a evitare che il recupero nel 2026 si traduca in una somma unica di tutti gli aumenti non applicati.
L’Unione Nazionale Consumatori, pur apprezzando la proroga, propone una revisione del meccanismo di indicizzazione delle sanzioni per rendere più graduali e prevedibili i ritocchi alle multe, e invita a specificare per legge che l’adeguamento 2026 sia limitato al solo biennio 2024-2025. Sul fronte opposto, operatori e sindacati della sicurezza stradale esprimono perplessità circa l’efficacia deterrente di multe «ferme» negli importi, sostenendo che un sistema statico rischi di abbassare l’attenzione degli utenti rispetto alle regole.
Infine, le opinioni degli enti locali si dividono: mentre alcune amministrazioni ritengono positivo l’alleggerimento del carico sui cittadini, altre segnalano le difficoltà di bilancio legate alla mancata rivalutazione delle entrate da sanzioni. La discussione rimane quindi aperta, lasciando trasparire la complessità di un equilibrio fra tutela sociale, esigenze finanziarie e sicurezza stradale.






