Lancia Beta Montecarlo: c’è lo zampino di Fiat

Cementificò l'alleanza.

Lancia Beta Montecarlo

Circostanze clamorose causano talvolta insoliti riavvicinamenti. Dopo decenni di intense battaglie, Lancia e Fiat abbattono un muro negli anni Settanta. Falcidiata da una deficitaria situazione economica, la prima per continuare ad esistere non può più fare affidamento solo sulle proprie forze e viene assorbita dal Lingotto. Di lì a poco esce la prima Beta, versione berlina. Poi nacquero altre declinazioni, tra cui la Lancia Beta Montecarlo.

Lancia Beta Montecarlo: mito o leggenda?

La leggenda narra che, in un sabato sera del febbraio 1975, Gianni Agnelli, Sergio Pininfarina e Renzo Carli, direttore del centro stile Pininfarina, si diano appuntamento negli stabilimento Fiat per l’approvazione finale della X1/20. L’Avvocato, va nel magazzino, prende una calandra Lancia e, insieme ai suoi due ospiti, la modella a mano. Paolo Martin, colui che ha abbozzato le linee del prototipo, è assente. Sulla veridicità o meno del racconto non sono mai arrivate né conferme né smentite.

Lancia Beta Montecarlo: un riconoscimento per lo stile

Il disegno e assemblaggio è commissionato a Pininfarina. Pur scegliendo una configurazione particolarmente sportiva, impiega componenti condivisi. Che non incidono per nulla sulla qualità costruttiva e, più in generale, sul look. Fuga ogni dubbio lo Style Award, aggiudicato nel 1976. Confortevoli interni includono come optional il climatizzatore. Le dimensioni compatte, 3.8 m di lunghezza e 1.19 di altezza, piacciono già allora. Naturale conseguenza il peso contenuto, da 970 a 1.040 kg. Abbinati al 2 litri 4 cilindri aspirato da 119 Cv, collocato posteriormente, il cambio manuale 5 marce e la trazione anteriore. Quand’è il 1979 tocca al (moderato) restyling.

Lancia Beta Montecarlo: piloti d’eccezione

Il nome, in onore ai trionfi ottenuti sulle strade del Principato, è di buon auspicio. Aattrezzata con un motore sovralimentato da 370 Cv e il peso ridotto di 200 kg. Vince così due Campionati Internazionali Marche nel Campionato del Mondo Sport Prototipi 1980 (Gruppo 5). A bordo salgono grandi promesse come Michele Alboreto, Riccardo Patrese, Eddie Cheever e Walter Rohrl. Sulla Lancia Beta Montecarlo si basa la funambolica Lancia 037 da rally.

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