Ferrari Mythos: la barchetta che non ha mai salpato

Meccanicamente riprende la Testarossa, spinta dallo stesso V12

Aprire lo scrigno dei tesori Ferrari è come riportare alla luce un patrimonio di inestimabile bellezza. Inestimabile e infinita, perché al Cavallino Rampante non hanno mai tirato le briglie. Rispolveriamo un prototipo storico, la Mythos.

Ferrari Mythos: esercizio di stile

Che annata il 1989. Soffia aria nuova con la caduta del muro di Berlino, c’è fiducia verso quel che sarà. E nel quartier generale Ferrari hanno in mente un’auto che coinvolga nella realizzazione pure Pininfarina. Una barchetta che riprenda nella meccanica la Testarossa, non pensata però per la produzione in serie. Semmai esplora nuove soluzioni stilistiche, un po’ auto da corsa e un po’ granturismo.

Minima resistenza all’aria

Il corpo carrozzeria si differenzia dalla Testarossa: quasi 13 cm in più di larghezza, è accorciato di 15 e ribassato di 7,6 cm, per migliorare l’aerodinamicità. Viaggiano in quella direzione le scelte anche dei materiali compositi ultraleggeri e lo spoiler installato sulla coda, ad aumentare la deportanza, cioè la forza aerodinamica che spinge il veicolo verso il suolo, incrementando l’aderenza. Sotto al paraurti anteriori lo splitter retrattile di 3 cm, che riduce la quantità e la resistenza all’aria.

Lo stesso boxer della Testarossa

Nelle forme la Mythos si rifà, sotto molti aspetti, alla F40, mentre l’abitacolo prevede cinture di sicurezza a bretella incorporate, sedili avvolgenti, rivestimenti minimalisti e strumentazione basilare. Ripreso dalla Testarossa il 12 cilindri boxer, da 4,9 litri e 390 cavalli, raffreddato con due grandi prese d’aria laterali. Potente propulsore centrale e tante soluzioni di aerodinamica attiva che permette i 290 km/h di velocità massima e uno 0-100 km/h in 6,2 secondi.

Avrebbe conquistato un Sultano

La Mythos, presentata al Salone di Tokyo 1989, è attualmente esposta presso lo stabilimento Pininfarina di Cambiano. Non era progettata per essere venduta al pubblico, ma alcune fonti riportano che siano stati costruiti altri due esemplari, appartenenti al Sultano del Brunei, Hassanal Bolkiah, collezionista seriale di auto.

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