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    Mercato auto italiano in crescita del 9,6% nel primo semestre: elettriche in accelerazione, ma il divario resta

    Il contesto automobilistico nazionale ha visto un’accelerazione significativa durante la prima metà del 2026, confermando il trend positivo già emerso nei mesi precedenti. Le immatricolazioni sono state trainate dall’espansione delle tecnologie alternative, come elettriche e ibride plug-in, registrando numeri che segnano una ripresa robusta per il comparto. Nonostante il mercato delle autovetture in Italia abbia messo a segno un incremento vicino al 10% rispetto allo scorso anno, il volume resta inferiore rispetto ai livelli pre-pandemici del 2019. Lo scenario nazionale riflette, quindi, una fase di trasformazione, in cui la mobilità sostenibile si fa strada pur in presenza di ostacoli normativi e strutturali. Il semestre appena concluso offre dati preziosi per analizzare tendenze, specificità locali e confronti con i mercati esteri.

    Trend di crescita delle immatricolazioni: confronto col passato e con l’Europa

    Nei primi sei mesi del 2026, le nuove targhe sulle vetture italiane hanno raggiunto quasi 947 mila unità, riportando un incremento del 9,6% su base annua. Questo dato certifica un vivace stato di salute rispetto al 2025, ma evidenzia ancora un gap del 13,5% sui risultati del 2019, anno di riferimento pre-pandemia. Considerando solo il mese di giugno, l’espansione delle immatricolazioni rispetto allo scorso anno si attesta su un robusto +10,6%, con oltre 146 mila veicoli registrati in un solo mese.

    La comparazione con le altre principali economie europee offre uno spaccato interessante: in termini percentuali, l’Italia segna l’aumento più marcato tra i grandi mercati del continente (+9,5% nel semestre), superando il Regno Unito (+9,2%), la Spagna (+6,2%), la Germania (+5,8%) e la Francia (+1,8%). Tuttavia, i volumi assoluti posizionano l’Italia in terza posizione tra i Major Markets, dietro Germania e Regno Unito. Nel mese di giugno, invece, scende al quarto posto per numero di immatricolazioni, superata anche dalla Francia.

    Le dinamiche sulle alimentazioni contribuiscono alla crescita. L’espansione delle ibride, pure e plug-in, ha favorito la transizione energetica, mentre benzina e diesel restano in calo progressivo. Il settore del noleggio—specie quello a breve termine—ha anch’esso generato domanda addizionale, mantenendo la spinta anche dove la componente privata si stabilizza.

    Paese Crescita primo semestre 2026
    Italia +9,5%
    Regno Unito +9,2%
    Spagna +6,2%
    Germania +5,8%
    Francia +1,8%

    Fonte: UNRAE, ACEA

    Analisi dettagliata delle motorizzazioni: elettrico, ibrido e tradizionale

    La struttura del parco circolante rivela un’evoluzione chiara verso le alimentazioni a basso impatto. Nel primo semestre, le autovetture ibride conquistano quasi metà del mercato raggiungendo il 49,7% delle preferenze: le full hybrid rappresentano il 16%, le mild hybrid il 30,1%. Questo avanzamento, sostenuto dalla vasta offerta dei costruttori, riflette la crescente fiducia degli acquirenti nei confronti di soluzioni che uniscono efficienza ed economicità d’uso.

    Le elettriche pure (BEV) hanno visto una notevole espansione, chiudendo il semestre con una quota dell’8,4% (con netta accelerazione a giugno, fino al 10,1%), mentre le ibride plug-in (PHEV) salgono al 9% su base semestrale (10,6% nel mese di giugno). Questo segmento è stato sospinto sia dall’offerta disponibile che dalle condizioni favorevoli per il noleggio aziendale e privato.

    Motorizzazioni tradizionali in calo: il benzina scende al 19,7% sul semestre, mentre il diesel mantiene solo il 6,8% delle quote. Anche il Gpl vede una diminuzione, posizionandosi al 6,4%.
    L’analisi segmentata delle emissioni mostra che le auto a zero emissioni coprono ora l’8,4% del mercato semestrale; la fascia maggioritaria resta quella tra 95-135 g/Km di CO2, con il 60,2% delle targhe.

    • Benzina: 19,7%
    • Diesel: 6,8%
    • GPL: 6,4%
    • Full hybrid: 16%
    • Mild hybrid: 30,1%
    • BEV: 8,4%
    • PHEV: 9%

    Dati UNRAE

    La posizione dell’Italia nelle auto elettriche e ibride plug-in rispetto all’Europa

    Pur avendo registrato una forte crescita percentuale sul fronte delle vetture ricaricabili, il mercato nazionale si posiziona tuttavia in ultima posizione tra le principali economie europee in termini di penetrazione delle ECV (elettriche pure e ibride plug-in). Nel primo semestre, infatti, la quota delle vetture a zero o basse emissioni in Italia rappresenta il 17,5% del totale (8,5% BEV e 9% PHEV), contro il 32,5% del mercato europeo nel suo complesso (22,2% BEV e 10,3% PHEV).

    Spiccano distanze particolarmente ampie con mercati come Germania (39,3% ECV), Regno Unito (42,5%) e Francia (36,1%). Questi Paesi vantano una combinazione di incentivi strutturali, infrastrutture di ricarica diffuse e politica fiscale più favorevole.

    Country Quota ECV totale Quota BEV Quota PHEV
    Germania 39,3% 28,4% 10,9%
    Regno Unito 42,5% 30% 12,5%
    Francia 36,1% 29,6% 6,5%
    Spagna 23,2% 11,1% 12,1%
    Italia 17,5% 8,5% 9,0%
    Media UE 32,5% 22,2% 10,3%

    L’Italia resta quindi, nonostante gli avanzamenti, ancora distante dalla media comunitaria nella diffusione delle alimentazioni più sostenibili. Questa situazione può essere ricondotta anche a una politica di incentivi intermittente e meno incisiva rispetto ai partner UE.

    Il ruolo degli incentivi, delle politiche pubbliche e delle sfide fiscali

    I risultati ottenuti finora sono stati influenzati sia dall’entrata in vigore di nuove misure pubbliche che dalla struttura fiscale relativa al comparto. Il DPCM Automotive del giugno 2026 ha canalizzato risorse su infrastrutture di ricarica, veicoli commerciali leggeri e noleggio sociale, ma ha mantenuto indenni dagli incentivi diretti l’acquisto di vetture elettriche da parte dei privati.

    Proprio la mancata implementazione di bonus strutturali per chi acquista un’auto BEV in veste privata è stata sottolineata come uno dei maggiori ostacoli alla convergenza con il resto d’Europa. Inoltre, più attori del settore, tra cui UNRAE, hanno posto l’accento sulla necessità di riformare il sistema fiscale per le flotte aziendali. Una revisione della deducibilità dei costi e della detraibilità IVA, oltre alla possibilità di sfruttare la flessibilità concessa dalla Commissione Europea nel triennio 2026-2028, potrebbe accelerare significativamente la transizione.

    Rimane prioritario il ripristino dei 251 milioni di euro destinati originariamente al settore e poi riallocati. Solo creando condizioni incentivanti stabili e durature, il comparto potrà ridurre lo storico divario sulla mobilità elettrica rispetto ai principali Paesi UE.

    I protagonisti del mercato: brand e modelli in ascesa

    Il primo semestre del 2026 ha sancito la leadership del gruppo Stellantis in Italia, con Fiat a trainare la crescita grazie alla performance della Grande Panda. Fiat, infatti, ha aumentato le immatricolazioni del 29% rispetto al primo semestre 2025, posizionandosi nettamente davanti agli altri brand tradizionali. Volkswagen segue con una crescita più moderata, mentre Renault perde terreno.

    Tra i marchi emergenti, Leapmotor, Omoda & Jaecoo, e BYD hanno registrato incrementi a tripla cifra, evidenziando una penetrazione rapida soprattutto nei segmenti elettrici. Il fenomeno di Leapmotor è emblematico: si tratta di una crescita superiore al 1400%. Altri brand asiatici si distinguono per dinamismo, mentre manufacturer come Honda, Mazda e Mini rafforzano la loro presenza nelle preferenze dei consumatori italiani.

    • Fiat Grande Panda: protagonista delle vendite tra i modelli
    • BYD, Leapmotor: spinta all’elettrificazione
    • Volkswagen e Honda: performance positive con strategie diversificate
    • Dacia Sandero: confermata nelle prime posizioni

    Il segmento SUV, in particolare, rappresenta il 57,9% delle scelte, con un crescente interesse nei SUV compatti di segmento C, seguiti dalle berline di segmento A e B.

    Prospettive per la seconda metà dell’anno e sfide future

    Sul medio periodo, le attese sulla domanda interna si mantengono prudenti. I principali organismi di previsione—come UNRAE e Prometeia—stimano un volume stabile delle immatricolazioni attorno a 1,54-1,55 milioni di unità per l’intero 2026. Eventuali acquisizioni di slancio nei mesi a venire dipenderanno dalla capacità delle istituzioni di rendere strutturali le politiche di supporto.

    Tra le sfide strategiche più rilevanti si evidenziano:

    • Riforma della fiscalità sulle auto in uso promiscuo
    • Incremento degli incentivi per la mobilità a zero emissioni
    • Miglioramento delle infrastrutture di ricarica
    • Gestione del parco auto circolante vetusto e delle emissioni di CO2

    Inoltre, il gap rispetto ai livelli pre-Covid e gli effetti delle tensioni geo-economiche continuano a rappresentare elementi di rischio sistemico. L’osservazione costante delle dinamiche infrastrutturali, delle policies comunitarie e della risposta della domanda interna sarà centrale per consolidare la posizione della filiera auto italiana sulla via di una mobilità più sostenibile e integrata a livello europeo.

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