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    Auto elettriche, immatricolazioni italiane aumentate dell’87% a giugno: vera svolta o crescita favorita?

    Auto elettriche

    Il mercato automobilistico italiano ha registrato nel mese di giugno un’accelerazione significativa nel segmento delle vetture a batteria. I dati ufficiali evidenziano una crescita a doppia cifra: le nuove registrazioni di auto a zero emissioni hanno superato, per la prima volta, la quota del 10%, segnando un incremento superiore all’87% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Questa impennata incarna sia l’interesse crescente da parte degli italiani verso soluzioni di mobilità sostenibile, sia la risposta diretta alle politiche di supporto introdotte negli scorsi mesi. Le motorizzazioni elettrificate conquistano ora una posizione sempre più rilevante rispetto alle alimentazioni tradizionali, che mostrano segnali di progressivo arretramento. In questo scenario, le dinamiche del settore vanno lette oltre il semplice risultato numerico: occorre analizzare i fattori strutturali, gli strumenti incentivanti e il confronto internazionale, per comprendere la reale portata della trasformazione elettrica nella Penisola.

    I dati delle immatricolazioni: numeri e confronto con gli anni precedenti

    A giugno sono state immatricolate 14.894 nuove vetture full electric, portando la quota delle auto BEV al 10,1% del totale del mercato mensile. Si tratta di un dato nettamente superiore al 6% rilevato nello stesso periodo del 2025 e all’8,8% di maggio 2026. Il semestre chiude così con 78.819 veicoli elettrici registrati, in aumento del 76,3% rispetto ai primi sei mesi dell’anno precedente, confermando un trend in decisa accelerazione sul fronte della mobilità elettrica.

    Le auto ricaricabili nel loro complesso, cioè BEV e ibride plug-in, rappresentano oltre il 20% delle nuove targhe, mentre le immatricolazioni totali di giugno raggiungono 146.423 unità (+10,6% anno su anno).

    Anno BEV % quota mercato Immatricolazioni totali
    2024 ~6.154 4,4% ~139.581
    2025 7.974 6,0% 132.721
    2026 14.894 10,1% 146.423

    Il salto percentuale risente, secondo le analisi di settore, del cosiddetto “rush finale” legato alla scadenza degli incentivi, che ha favorito l’attivazione di numerosi ordini nei mesi precedenti. Tuttavia, si conferma una distanza ancora marcata con i livelli pre-pandemici (2019), mentre la presenza di nuovi attori, soprattutto tra i brand cinesi, contribuisce a una competizione più vivace nel comparto elettrico.

    Cosa c’è dietro la crescita: incentivi, base ridotta o vero cambio di tendenza?

    Dietro l’incremento delle immatricolazioni elettriche di giugno si collocano diversi fattori strutturali e congiunturali:

    • L’impatto degli incentivi statali: L’efficacia delle misure di supporto, a partire dal bonus rottamazione di ottobre precedente, si è riflessa in una corsa alle registrazioni, con fondi esauriti nell’arco di una sola giornata. Molte delle targhe di giugno derivano dalle ordinazioni effettuate nei mesi successivi all’introduzione di tali agevolazioni.
    • Effetto base ridotta: La forte crescita percentuale trova origine anche nei volumi ancora relativamente contenuti rispetto ai principali partner europei. Un incremento rilevante su numeri modesti può produrre variazioni ampie ma non necessariamente consolidare una leadership strutturale.
    • Segmentazione del mercato: I privati conquistano quote di mercato, pur in presenza dell’assenza di nuovi incentivi per questa categoria, ma resta preponderante il peso di specifici canali, tra cui flotte e noleggio.
    • Gamma prodotti e competitività: Il progresso delle BEV si accompagna a un’espansione dell’offerta—dai modelli city car alle proposte premium—ma resta alta la concentrazione delle vendite su pochi brand e modelli.

    Le voci delle associazioni di settore, come UNRAE e Motus-E, sottolineano la necessità di stabilizzare le politiche d’incentivazione evitando “bolle” temporanee: l’assenza di strategie prevedibili rischia di tradursi in un andamento dei volumi a strappi, disomogeneo e poco utile alla pianificazione industriale.

    Il contesto europeo: ritardi e confronti tra l’Italia e i principali mercati UE

    Il mercato nazionale sconta un ritardo significativo sull’elettrificazione rispetto ai big europei, sia in termini di penetrazione percentuale sia di volume. Dai dati più aggiornati risulta che a maggio-giugno 2026 le vetture a batteria rappresentano:

    • Il 29,6% delle nuove targhe in Francia
    • Il 28,4% in Germania
    • Il 30,1% nel Regno Unito
    • Il 9,6% in Spagna
    • Appena il 10,1% in Italia

    La media europea viaggia a ritmi doppi rispetto al dato italiano. Le cause di tale scarto includono la frammentazione e discontinuità delle politiche di incentivo nel nostro Paese e una fiscalità meno premiante su nuove motorizzazioni a emissioni zero, oltre che un mosaico normativo non sempre coerente a livello nazionale e locale.

    Sul fronte delle strategie comunitarie, la Commissione UE ha lanciato l’Electrification Action Plan, con obiettivi ambiziosi di espansione della mobilità a basse emissioni e uso della flessibilità fiscale per accelerare la transizione, ma il quadro italiano resta condizionato dall’incertezza nello sviluppo di strumenti di sostegno strutturali. Nonostante l’apertura di Bruxelles, l’implementazione su larga scala tarda a concretizzarsi, lasciando la Penisola “fanalino di coda” nella corsa europea verso la decarbonizzazione del parco circolante.

    Cruciale il ruolo delle flotte aziendali e la questione della fiscalità

    Le flotte rappresentano un canale determinante nella diffusione delle vetture elettriche, giocando un effetto leva anche sul mercato dell’usato e sull’accelerazione della transizione tra i privati. Tuttavia, il trattamento fiscale delle auto aziendali in Italia resta ancorato a logiche del passato, penalizzando i veicoli a bassissime emissioni rispetto ad altri principali partner europei dove la riforma, come nel caso belga, ha portato la quota di BEV in flotta dall’8,8% al 54,2% in quattro anni.

    Si segnala:

    • Urgenza di una riforma strutturale della deducibilità dei costi legati alle auto aziendali, in coerenza con gli orientamenti della Commissione Europea e il nuovo spazio fiscale concesso all’Italia.
    • Effetti diretti della mancata revisione: limitata competitività del canale flotte e minori ricadute positive su tutto il comparto della mobilità elettrica.
    • La necessità di un quadro normativo incentivante non solo favorisce i grandi acquirenti, ma stimola il rinnovo del parco auto e produce benefici ambientali su vasta scala.

    Da più fronti si registra la convergenza delle associazioni di filiera sulla priorità di una riforma della fiscalità, considerata un pilastro per il proseguimento e consolidamento della diffusione delle alimentazioni elettriche in Italia.

    Il nodo infrastrutture di ricarica e altri ostacoli alla diffusione delle BEV

    La rete di ricarica pubblica e privata rappresenta un elemento chiave per la crescita organica delle BEV. In Italia, pur registrandosi incrementi significativi nei punti di rifornimento (+21,8% marzo 2024 su marzo 2025), persistono diversi ostacoli:

    • Disomogeneità territoriale, con ampi divari tra regioni e aree urbane e rurali
    • Tempi di realizzazione e burocrazia che rallentano la messa in funzione delle nuove stazioni
    • Lentezze nell’attuazione dei bandi nazionali finanziati dal PNRR, che riducono sensibilmente il target di infrastrutturazione previsto (da più di 21.000 a circa 12.000 punti pubblici in pochi mesi)
    • Costo delle ricariche, spesso superiore rispetto ai competitor europei

    Oltre al tema dei «colonnine», restano questioni rilevanti, come l’accessibilità dei modelli per tutte le fasce di utenti, i timori legati all’autonomia delle batterie e i meccanismi di mercato che ancora, in alcuni casi, privilegiano offerte a combustione rispetto alle full electric, specie nella fascia medio-bassa del mercato.

    Prospettive future: rischi di rallentamento, urgenza di politiche e strategie strutturali

    Il rallentamento già osservato a luglio, con una crescita limitata delle immatricolazioni full electric (+24,8% rispetto all’84,7% di giugno), fa emergere la vulnerabilità del comparto nel momento in cui l’effetto bonus tende ad esaurirsi. L’incapacità di tradurre l’attuale boost del mercato in una tendenza strutturale espone il Paese a nuovi “stop and go”, aggravando il divario con gli altri grandi mercati europei.

    Secondo le analisi di Motus-E e UNRAE:

    • Occorre rapidità nell’attuazione dei nuovi incentivi e riforme fiscali, con una pianificazione multi-annuale che consenta scelte di acquisto e investimento mirate e stabili.
    • La ridefinizione degli obiettivi di decarbonizzazione passa per la credibilità di una roadmap normativa, capace di chiarire le risorse disponibili e le tempistiche di accesso alle misure.
    • L’esperienza europea dimostra che un quadro programmatorio certo produce effetti misurabili sia sulle vendite sia sulla fiducia di famiglie, imprese e filiera industriale.

    La vera sfida per il sistema Italia consisterà nell’abbandonare la logica dell’intervento “one shot” per assumere una prospettiva strutturale e programmata, capace di sostenere la filiera nazionale e accompagnare cittadini e aziende nella graduale elettrificazione del parco circolante, assicurando competitività, crescita industriale e benefici ambientali di lungo periodo.

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