Multa all’indirizzo sbagliato: è nulla se…

Inefficienze imputabili alla Pubblica Amministrazione non devono ripercuotersi sul multato, dispone la Cassazione.

Multa all'indirizzo sbagliato

Multa all’indirizzo sbagliato? Il destinatario può contestarla se avvisato avvisato ormai decorsi i termini di legge per cambio residenza. Purchè l’errore sia imputabile a tardiva annotazione nell’archivio PRA.

Multa all’indirizzo sbagliato: nulla se decorrono i 90 giorni

Sancito dalla Cassazione, mediante sentenza n. 24851 del 09.12.2010, che il verbale non possa ritenersi correttamente consegnato. Applicato quanto enunciato nell’art. 201 del Codice della Strada: “Qualora la violazione non possa essere immediatamente contestata, il verbale, con gli estremi precisi e dettagliati della violazione e con la indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata, deve, entro novanta giorni dall’accertamento, essere notificato all’effettivo trasgressore (…)”.

Multa all’indirizzo sbagliato: asse Comune-Motorizzazione Civile

La responsabilità ricade, in questa circostanza, esclusivamente, all’inefficiente condotta della Pubblica Amministrazione. Sussistono quindi le condizioni indicate nell’ell’art. 247 CdS. Che stabilisce: “L’ufficio centrale operativo della Direzione generale della M.C.T.C. (Motorizzazione civile, ndr) provvede ad aggiornare la carta di circolazione (…) trasmettendo per posta, alla nuova residenza del proprietario o dell’usufruttuario o del locatario del veicolo cui si riferisce la carta di circolazione, un tagliando di convalida da apporre sulla carta di circolazione medesima. A tal fine i comuni devono trasmettere al suddetto ufficio (…) notizia dell’avvenuto trasferimento di residenza, nel termine di un mese decorrente dalla data di registrazione della variazione anagrafica (…)”.

Multa all’indirizzo sbagliato: il verdetto della Cassazione

Assunto affermato dalla Suprema Corte nella anzidetta sentenza. Sostiene che “se l’esatto luogo ove eseguire la notificazione risulti anche da una sola delle banche dati richiamate dalla legge, la P.A. è messa comunque in condizioni di identificare il trasgressore e non può invocare, a titolo di giustificazione del ritardo, l’ipotesi residuale prevista dall’ultima parte del citato art. 201, destinata ad operare nel caso in cui l’annotazione del luogo dove la notifica va eseguita non risulti né dal P.R.A., né dall’archivio nazionale; ciò anche alla luce dell’esistenza di un obbligo di collaborazione tra le amministrazioni tenute alla gestione delle banche dati”. Il Codice della Strada prevede ricorso, entro 30 giorni dalla notifica, al Giudice di Pace competente per il luogo dell’infrazione. Oppure, entro 60 giorni, al Prefetto.

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