Si può entrare nel giardino condominiale con un camion con scala?

Si può sempre entrare in giardino condominiale con camion con scala o piattaforma di elevazione per trasloco? Ecco cosa c'è da sapere

Gli spazi comuni a godimento privato sono soprattutto di proprietà indivisa di tutti i comproprietari. Non importa che alcuni di essi siano accessibili da aree private, come gli appartamenti, altri da aree comuni come scale e pianerottoli. In quest’ultimo caso, questi spazi sono generalmente chiusi, come nel caso delle terrazze sul tetto. Il fatto che un giardino, una corte, un balcone, una terrazza sul tetto sia assegnato a uso esclusivo e utilità di un unico lotto non ne cambia natura.

La parte comune rimane comune. In altre parole, il fatto di beneficiare di un diritto esclusivo d’uso su una parte comune non le conferisce alcun diritto di proprietà, la parte resta di proprietà di tutti i comproprietari.

Il camion con scala può entrare nel giardino condominiale?

Disposizioni aggiornate alla mano, si può sempre entrare in giardino condominiale con camion con scala o piattaforma di elevazione per trasloco, ma solo se non si impedisce ad altri di fare lo stesso uso delle parti comuni. L’amministratore non può in alcun modo vietare l’accesso: il suo potere di disciplina dell’uso delle cose comuni è finalizzato ad assicurare il pari uso di tutti i condomini e non può estendersi fino a negare a uno di essi ciò che è consentito a tutti gli altri.

Senza dubbio è buona norma redigere una comunicazione per il condominio in cui indicare il civico in cui avverrà il trasloco, i giorni e gli orari, gli eventuali disturbi arrecati, gli eventuali luoghi occupati da materiale ingombrante. Ed è bene traslocare nelle ore che corrispondono a quelle della vita condominiale ovvero: dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 19, al netto della particolarità contenute nel regolamento.

Sicuramente interessante è la pronuncia dei giudici della Suprema Corte per cui in tema di uso della cosa comune, è illegittima l’apertura di un varco praticata nel muro perimetrale dell’edificio condominiale da un comproprietario al fine di mettere in comunicazione un locale di sua proprietà esclusiva, ubicato nel medesimo fabbricato, con altro immobile pure di sua proprietà ma estraneo al condominio, comportando tale utilizzazione la cessione del godimento di un bene comune in favore di soggetti non partecipanti al condominio, con conseguente alterazione della destinazione, giacché in tal modo viene imposto sul muro perimetrale un peso che dà luogo a una servitù, per la cui costituzione è necessario il consenso scritto di tutti i condomini.

Leggi in vigore sulla cosa comune per ciascun partecipante

A norma di legge, ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. A tal fine può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa.

Per il Codice civile il partecipante non può estendere il suo diritto sulla cosa comune in danno degli altri partecipanti, se non compie atti idonei a mutare il titolo del suo possesso. Sulla questione è intervenuta a più riprese la magistratura, tra cui la Corte di Cassazione, fissando importanti principi.

Per i giudici, sull’uso della cosa comune da parte di ciascun partecipante non pone alcun limite minimo di tempo e di spazio per l’operatività delle limitazioni del predetto uso, pertanto può costituire abuso anche l’occupazione per pochi minuti del cortile comune che impedisca agli altri condomini di partecipare al godimento dello spazio oggetto di comproprietà.

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