Ferrari: no di Marchionne alle crossover

Lo storico brand non entrerà nel segmento

Pure per il Cavallino Rampante è giunto il momento di tenere la consueta conference call, dove sono stati rivelati i piani che la casa di Maranello vuole intraprendere nel prossimo futuro.

CONTRARI A MOSSE AZZARDATE – L’incontro ha permesso a Sergio Marchionne di smentire categoricamente particolari esperimenti, come chiesto  da un analista: Una crossover Ferrari? Dovete prima spararmi. La Rossa infatti “non costruirà mai una macchina in più di quanto richiesto dal mercato. È’ il mercato che guida”.

TRADIZIONALI I MERCATI DI RIFERIMENTO – Il livello degli ordini raggiunto è infatti così “forte” da tranquillizzare tutti coloro accorsi a prender nota sui dati di bilancio. Il lussuoso marchio desidera mantenere un ruolo da regina incontrastata anche nel 2016, dove l’obiettivo prevede l’espansione nelle Americhe e nella regione EMEA. La Cina non rientra invece fra le priorità poiché al momento, spiega il numero 1 Ferrari, “non rappresenta una parte considerevole del nostro portafoglio”.

PROGRAMMI SOCIETARI – Agli azionisti è stata inoltre comunicata la politica futura di remunerazione. Piani finanziari che prevedono la distribuzione lungo i prossimo anni di un pay-out fra il 25% e il 40% dell’utile netto. Per quanto riguarda i risultati raggiunti nel 2015, attestati a 290 milioni di euro, il consiglio di amministrazione ha assunto la decisione di proporre la ripartizione di una cedola pari a 0,46 euro per azione ordinaria così da formare complessivamente un monte dividendi di 87 milioni.

UN TONFO INSPIEGABILE – Relativamente all’andamento in Borsa, Marchionne giudica “incomprensibile la reazione dei mercati, considerando che per Ferrari i risultati sono record”. Martedì è stata infatti segnalata un sorprendente calo del 9,59% in Piazza Affari a 33 euro. Mentre l’anno passato veniva registrato un attivo di cassa pari a 566 milioni, la criticità fa riferimento ai debiti, giunti a quasi 2 miliardi con il conto pagato allo scorporo di FCA, ma la risposta del presidente pare non legittimare un simile crollo listini.

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