Il settore automobilistico italiano accoglie un evento di rilevanza storica: l’imprenditore Massimo Di Risio, tramite DR Automobiles, riporta alla ribalta i nomi Itala e OSCA. Questa operazione non rappresenta solo un recupero nostalgico ma piuttosto un piano industriale che mira a integrare l’innovazione nella tradizione, riconsegnando due autentici simboli dell’automobilismo nazionale alla produzione italiana. I primi modelli sono attesi per il 2026, con una strategia che mette al centro il valore della manifattura autoctona e il rilancio di due marchi che hanno scritto pagine iconiche nella storia delle quattro ruote.
Le origini e l’eredità di Itala: tra lusso, imprese storiche e successi sportivi
Fondata a Torino sul finire del 1903 da Matteo Ceirano e un gruppo di soci, Itala ha rappresentato una delle eccellenze del primo Novecento automobilistico. I primi modelli, come la 24 HP, emergono già in un panorama pionieristico, mentre l’espansione industriale, favorita dagli impianti progettati da Pietro Fenoglio, permette al brand di distinguersi sia per lusso che innovazione tecnica. L’ascesa è rapida: Itala conquista la fiducia di un’élite internazionale, con vetture destinate a capi di Stato e clientela facoltosa.
L’impronta sportiva di Itala si consolida grazie a imprese rimaste nell’immaginario collettivo. Nel 1906 arriva la vittoria alla prima Targa Florio con Alessandro Cagno, autentica dimostrazione di affidabilità e prestazioni. L’anno successivo, la casa torinese fa la storia con la traversata Pechino-Parigi (16.000 km in auto), compiuta a bordo di una Itala 35/45 HP dal principe Scipione Borghese, il meccanico Ettore Guizzardi e il giornalista Luigi Barzini, che trasforma l’avventura in un racconto divenuto riferimento letterario. Si trattò di un trionfo di tenacia, ingegno e spirito d’avanguardia.
Nel corso degli anni, il marchio amplia la gamma: dalle auto di turismo ai modelli di pregio, fino ai motori per aviazione e mezzi militari. Tuttavia, dopo il boom degli anni d’oro, la forte concorrenza e la crisi degli anni Venti portano alla progressiva uscita di scena. Itala viene assorbita nel 1929 dalle Officine Metallurgiche di Tortona e cessa definitivamente l’attività nel 1935, ma la sua eredità continua a esercitare fascino tra i collezionisti e negli archivi dell’auto di lusso e da competizione.
OSCA e i fratelli Maserati: la leggenda delle sportive leggere italiane
OSCA, acronimo di Officine Specializzate Costruzione Automobili, nasce nel 1947 a San Lazzaro di Savena, fondata dai fratelli Ettore, Ernesto e Bindo Maserati. Dopo aver lasciato la gestione della Casa che portava il loro nome, i Maserati tornano protagonisti con una visione d’alta artigianalità tecnica e gusto per l’innovazione. L’obiettivo è creare auto da corsa leggere, raffinate e prestazionali. La barchetta MT4, con motore bialbero da 1.092 cm³, debutta nel 1948 inaugurando un’epoca di successi sportivi e tecnici.
OSCA si specializza nella costruzione di veicoli da competizione e modelli GT unici, spesso carrozzati dalle firme più prestigiose dell’epoca come Frua, Zagato e Vignale. Tra il 1951 e il 1953, il marchio partecipa anche a quattro Gran Premi di Formula 1, ottenendo risultati di rilievo (nono posto all’esordio a Monza). Le sue creature, leggere e maneggevoli, trionfano anche in competizioni di durata come la Mille Miglia, consolidando una reputazione di raffinatezza tecnica e spirito artigianale che resta tuttora fonte d’ispirazione fra gli estimatori delle auto storiche.
La produzione si conclude nel 1967, ma OSCA ha lasciato un segno indelebile nella storia automobilistica, simbolo della capacità italiana di coniugare innovazione meccanica e talento sportivo.
Il progetto DR: strategie industriali, investimenti e nuova produzione italiana
Il gruppo guidato da Massimo Di Risio si distingue per una strategia ambiziosa focalizzata sul rientro della produzione automobilistica nazionale. Dopo aver consolidato una gamma di veicoli basata su piattaforme e componenti esteri, DR Automobiles punta su una transizione verso la filiera interna e una maggiore autonomia progettuale con l’acquisizione dei marchi Itala e OSCA. Questo cambio di rotta è supportato da consistenti investimenti: secondo fonti sindacali, vengono destinati oltre 50 milioni di euro, oltre alla ristrutturazione degli impianti esistenti.
- La produzione si estenderà tra Macchia d’Isernia e il nuovo impianto di Anagni, quest’ultimo rinominato Jarama Srl.
- L’obiettivo dichiarato è quello di accrescere la quota di componentistica e lavorazione italiana, superando il semplice assemblaggio e puntando a un reale valore aggiunto.
- Verranno salvaguardati e potenziati diversi posti di lavoro, con la previsione di un aumento dell’organico a sostegno della filiera.
| Stabilimento | Funzione principale |
| Macchia d’Isernia (Molise) | Centro operativo storico DR |
| Anagni (Jarama Srl, Frosinone) | Nuova produzione auto Itala e OSCA |
La presentazione ufficiale delle prime vetture di nuova generazione è attesa a gennaio 2026. L’impostazione dei nuovi modelli dovrebbe coniugare design classico, tecnologie attuali (anche ibrido ed elettrico) e rispetto dei requisiti di origine italiana per mercati chiave europei.
Le sfide contemporanee: rilancio, identità e la nuova fase di Itala e OSCA
Rilanciare due marchi storici nel panorama attuale rappresenta una prova impegnativa su più fronti. L’operazione di DR Automobiles si trasforma da semplice recupero nostalgico a laboratorio di identità tecnica e di posizionamento di mercato. Il gruppo deve ora rendere credibile un connubio tra heritage e innovazione, puntando su qualità costruttiva, coerenza stilistica e un’immagine realmente distintiva.
Le nuove linee di prodotto saranno impostate come segue:
- OSCA: destinata al segmento sportivo internazionale, con l’impiego di motorizzazioni d’eccellenza come il 2.0 di origine Lotus e prospettive di esportazione verso Nord America e Asia.
- Itala: progetto orientato a SUV/crossover premium di grandi dimensioni, pensati per il mercato alto di gamma europeo.
L’identità italiana resta il fulcro del progetto: la certificazione Made in Italy rappresenta un asset competitivo indispensabile per l’accesso a incentivi fiscali e quote di mercato riservate. Rimane l’incognita circa la capacità del gruppo di trasformare il potenziale evocativo in risultati concreti sia dal punto di vista commerciale sia da quello della reputazione tra gli appassionati di auto storiche e innovazione.






