Negli ultimi anni, il panorama dei controlli della velocità su strada è stato ridefinito grazie a una normativa aggiornata e più stringente in materia di autovelox. L’attesa di un quadro legislativo chiaro si è protratta per oltre trent’anni, ma recenti decreti hanno finalmente portato ordine e trasparenza. Dal luglio 2026, numerosi dispositivi sono stati spenti e solo quelli
normativamente regolarizzati possono rilevare infrazioni. Questo cambiamento punta a eliminare incertezze interpretative che avevano alimentato migliaia di ricorsi e malcontento tra gli automobilisti. Gli aspetti salienti riguardano non solo l’omologazione e l’approvazione dei dispositivi, ma anche la verifica annuale e la precisa gestione delle immagini, con
attenzione alla privacy.
Le istituzioni hanno attuato un censimento nazionale che distingue, per la prima volta, tra strumenti effettivamente idonei all’accertamento delle violazioni e apparecchi inidonei, garantendo agli utenti delle strade una tutela legale superiore. In uno scenario normativo molto articolato, la questione “quali dispositivi autovelox possono fare multe” assume oggi contorni definiti, offrendo maggiore sicurezza sia agli organi accertatori sia ai cittadini.
La pubblicazione dell’elenco nazionale degli autovelox autorizzati
A partire dal novembre 2025, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha reso disponibile la lista nazionale dei dispositivi di rilevamento autorizzati all’indirizzo telematico ufficiale. Questa iniziativa è il risultato di un accurato censimento che coinvolge amministrazioni locali, provinciali e forze dell’ordine, chiamate a trasmettere dati riguardanti marca, modello, versione, matricola, decreto di autorizzazione, collocazione e direzione operativa.
Attualmente, oltre 3.600 apparecchi fra fissi e mobili sono stati inseriti nell’elenco, destinato a essere costantemente aggiornato. La piattaforma consente una verifica intuitiva: basta inserire i dati riportati sul verbale, come numero di matricola, per confermare l’autenticità del sistema utilizzato per l’accertamento. Solo i dispositivi censiti sono considerati legalmente validi per la rilevazione automatica delle infrazioni. Gli altri, anche se tecnicamente idonei, non possono più essere impiegati fino alla regolarizzazione.
Questa trasparenza amministrativa è pensata per ridurre il contenzioso e promuovere uniformità in tutte le prassi di controllo, aumentando così la fiducia degli utenti nella regolarità delle sanzioni.
Requisiti, omologazione e approvazione dei dispositivi: cosa stabilisce la normativa
La normativa recente ha introdotto requisiti dettagliati per l’utilizzo degli strumenti di rilevamento. Il Codice della Strada (art. 142 e art. 192 Regolamento CdS) e i successivi decreti ministeriali specificano che è necessario impiegare apparecchi debitamente omologati oppure approvati. Per la prima volta, il legislatore ha eliminato la distinzione giurisprudenziale fra approvazione e omologazione, stabilendone l’equivalenza. Ogni nuovo modello, prima dell’installazione, deve superare test tecnici rigorosi e ricevere una taratura iniziale, mentre i dispositivi già operativi sono soggetti a controlli periodici obbligatori, almeno una volta all’anno.
Tra i principali requisiti spiccano:
- Precisione di rilevazione: i dispositivi devono garantire almeno il 95% di accuratezza sia nella misurazione della velocità sia nell’identificazione del veicolo;
- Taratura annuale: il mancato rispetto comporta la sospensione automatica dell’apparecchio;
- Gestione delle immagini: archiviazione delle foto tramite firma digitale e oscuramento dei volti per la tutela della privacy;
- Pubblicazione dei dati: marca, modello, matrice, luogo preciso di installazione e decreti di omologazione devono essere resi pubblici tramite piattaforma ministeriale.
Le nuove regole, introdotte dal decreto ministeriale del 9 giugno 2026, hanno portato allo stop di circa 850 strumenti non conformi. Solo chi soddisfa ogni requisito può essere utilizzato legittimamente. La chiarezza normativa rafforza la legalità nell’accertamento delle violazioni, garantendo la tutela di automobilisti e collezionando referenze legislative ormai consolidate.
Multe nulle per autovelox non censiti: come verificare la validità di un verbale
Le contravvenzioni accertate da strumenti non inclusi nell’elenco ufficiale risultano automaticamente nulle. La nullità deriva dal vizio originario del dispositivo, che in assenza di legittimazione ministeriale non è autorizzato a funzionare. Il verbale dev’essere redatto secondo criteri stringenti: deve riportare modello, matricola, estremi di approvazione/omologazione, luogo e direzione. Ogni discrepanza tra questi dati e quanto indicato nella banca dati ministeriale comporta l’immediata contestabilità della sanzione.
Per verificare la validità del verbale, l’automobilista può consultare direttamente la piattaforma del Ministero. In caso di dubbi, è possibile richiedere un accesso agli atti all’ente che ha elevato la multa.
- Se il dispositivo risulta non censito o privo dei necessari riferimenti normativi, il verbale è impugnabile.
- Il ricorso va presentato entro 60 giorni al prefetto o entro 30 giorni al giudice di pace, allegando le prove raccolte.
L’esclusione degli strumenti non conformi e la regolarità dei dati contribuiscono a rendere il sistema delle sanzioni più affidabile e trasparente, tutelando sia chi guida sia chi svolge attività di controllo.
Autovelox mobili e fissi: differenze, funzionamento e regole specifiche
I sistemi di rilevazione della velocità, secondo la nuova disciplina, si dividono in due macro-categorie: fissi e mobili. Gli apparecchi fissi vengono installati in postazioni visibili e segnalate, spesso su arterie ad alta percorrenza, e funzionano in modo completamente automatico. Possono sfruttare sia la tecnologia a infrarossi sia quella con flash, permettendo l’attività di controllo anche nelle ore notturne.
I dispositivi mobili, invece, sono gestiti in presenza degli agenti delle forze dell’ordine e possono cambiare posizione in base alle esigenze operative. Tra questi ricadono telelaser e videovelox, capaci di monitorare la velocità anche in movimento e con tecnologie a impulso laser. L’accertamento con autovelox mobile prevede la possibilità di contestazione immediata da parte dei conducenti coinvolti.
In entrambi i casi la normativa impone una segnalazione preventiva adeguata tramite cartelli. Un aspetto di rilievo è la cosiddetta “regola del chilometro”, che stabilisce come la distanza minima fra segnale di limite e postazione fissa non vada ricalcolata dopo intersezioni che impongano la ripetizione della segnaletica, secondo la Cassazione.
Come controllare online i dispositivi e tutelarsi dalle irregolarità
Gli strumenti digitali messi a disposizione dall’Amministrazione sono concepiti per agevolare la verifica pubblica della legittimità delle sanzioni. Accedendo al portale ufficiale, è possibile cercare un dispositivo attraverso vari parametri:
- matricola
- modello
- marca
- ubicazione
Il sistema restituisce l’intera anagrafica autorizzativa, inclusi riferimenti normativi e congruenza con il registro nazionale. Alcuni comuni pubblicano anche autonomamente una mappa dei dispositivi installati sul proprio territorio. Se le informazioni sulla piattaforma fossero carenti, è legittimo presentare richiesta di accesso agli atti presso l’ente sanzionatore.
Per difendersi da possibili irregolarità:
- Confrontare sempre i dati del verbale con quelli riportati online;
- Diffidare da apparecchi privi dei requisiti di legge o non corrispondenti alle informazioni ufficiali;
- Agire tempestivamente in caso di notifica, ricorrendo agli strumenti previsti dalla legge.
L’aggiornamento continuo della piattaforma e la trasparenza dei dati rappresentano una tutela significativa per i diritti degli automobilisti.
Le principali criticità e i possibili scenari futuri
Benché il censimento e le nuove regole abbiano segnato un passaggio importante verso la trasparenza e la certezza del diritto, restano alcuni nodi irrisolti. Il principale riguarda la gestione del contenzioso originato da strumenti non omologati o non censiti, con conseguente sovraccarico per la giustizia.
Gli enti locali sono costretti a monitorare e aggiornare costantemente i dispositivi autorizzati, pena la nullità delle sanzioni comminate. Sul fronte automobilisti, cresce l’attenzione verso la correttezza formale e sostanziale dei verbali: il rischio di annullamenti di massa potrebbe incidere sull’efficacia preventiva della misura stessa.
Per il futuro, si prospettano possibili evoluzioni normative:
- Adozione di tecnologie ancora più avanzate nella rilevazione automatica;
- Rafforzamento dei controlli sugli aggiornamenti annuali;
- Ulteriore semplificazione delle procedure di verifica per i cittadini.
L’obiettivo condiviso resta l’equilibrio tra sicurezza stradale, legalità dell’accertamento e tutela dei diritti degli utenti.






