L’attenzione del legislatore si è spostata dal parametro delle emissioni di CO2 al tipo di alimentazione del veicolo con nuovi criteri per il calcolo dei fringe benefit ovvero quella quota di reddito in natura che i dipendenti ricevono sotto forma di auto aziendale anche a uso personale. Con la nuova normativa, il vantaggio economico attribuito al dipendente viene calcolato applicando una percentuale fissa sul valore convenzionale di utilizzo annuo dell’auto, quantificato in 15.000 chilometri moltiplicati per il costo chilometrico Aci. La percentuale non è più legata alle emissioni, ma varia in funzione dell’alimentazione: il 10% per le elettriche, il 20% per le ibride plug-in, il 50% per le benzina, diesel e mild hybrid.
Questo passaggio segna la volontà di favorire l’elettrificazione del parco auto aziendale. Il cambiamento incide sia sul carico fiscale del dipendente sia sulla scelta da parte dell’azienda. Un’auto plug-in, pur avendo un costo d’acquisto o noleggio maggiore, può generare un risparmio fiscale nel lungo periodo.
Il diesel plug-in si prende la rivincita
Nel nuovo scenario disegnato dal fisco, le vetture ibride plug-in a gasolio sono una soluzione intermedia vantaggiosa, in grado di combinare i benefici dell’elettrificazione con la razionalità del diesel nelle percorrenze autostradali. Questi modelli ggi vivono una sorta di seconda giovinezza grazie al nuovo regime tributario. Prendiamo ad esempio un dipendente che percorre molti chilometri all’anno, anche fuori città: un’auto completamente elettrica potrebbe non offrire l’autonomia sufficiente, mentre un suv plug-in diesel assicura una percorrenza ibrida reale di oltre 80 chilometri in elettrico e consente lunghi viaggi senza l’ansia da ricarica.
In termini fiscali, la differenza è netta. Considerando un costo chilometrico Aci di circa 1,03 euro al km, il fringe benefit annuo per un diesel puro può arrivare a oltre 7.700 euro, su cui si applicano le imposte e i contributi previdenziali. Lo stesso dipendente, optando per un suv diesel plug-in può beneficiare di un fringe benefit tassabile ridotto a poco più di 2.400 euro annui, dato che l’aliquota applicata è solo del 20% anziché del 50%. Questo significa un risparmio netto anche superiore a 1.500 euro annui tra imposte sul reddito e contributi Inps. E il vantaggio cresce ancora se l’auto viene fornita in leasing operativo o noleggio a lungo termine, con costi gestionali spalmati e certi.
In più, il diesel plug-in si dimostra adatto a coprire lunghi tragitti a basse emissioni, sfruttando l’autonomia elettrica nei centri urbani e quella del motore termico nelle tratte extraurbane, con consumi che possono mantenersi su livelli molto contenuti. In altri termini, questa configurazione offre flessibilità senza penalizzazioni né operative né fiscali, configurandosi come una scelta razionale per professionisti, dirigenti e aziende orientate al contenimento dei costi.
Considerazioni per imprese e lavoratori
L’introduzione di un sistema così legato all’alimentazione impone una valutazione strutturale della flotta aziendale. Non si tratta più soltanto di scegliere il modello più economico o performante, ma di elaborare una strategia che tenga conto delle percorrenze medie dei dipendenti, delle politiche di sostenibilità interne e delle possibilità di ricarica domestica o aziendale. In questo contesto, le auto elettriche rimangono la scelta più vantaggiosa dal punto di vista fiscale, ma richiedono una rete infrastrutturale compatibile con lo stile di guida del dipendente.
Laddove questa condizione non è ancora soddisfatta, l’alternativa plug-in diesel è una via di mezzo ottimale per contenere il fringe benefit e garantire allo stesso tempo autonomia, affidabilità e comfort.
Per le imprese che puntano alla certificazione ESG o che partecipano a gare pubbliche dove sono premiate le politiche ambientali, l’inserimento di veicoli elettrificati in flotta è un asset competitivo. In altre parole, la convenienza fiscale non è solo una questione di numeri per il singolo dipendente, ma può contribuire a rafforzare l’immagine di responsabilità e innovazione dell’intera azienda. D’altra parte, anche il lavoratore deve considerare il fringe benefit come parte del pacchetto retributivo: un’auto fiscalmente più efficiente equivale a un aumento netto in busta paga. Ecco perché sempre più spesso la scelta dell’auto aziendale viene affrontata come una trattativa individuale tra azienda e dipendente, guidata da simulazioni fiscali e analisi comparate.





