L’escalation della guerra in Medio Oriente e le conseguenze della crisi con l’Iran hanno accelerato l’intervento normativo del Governo per contenere il caro carburanti. Con il nuovo decreto legge varato dal Consiglio dei Ministri il 18 marzo, firmato dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, l’attenzione si concentra su misure di riequilibrio fiscale e incentivi rivolti in particolare agli autotrasportatori. La nuova regolamentazione emerge in un momento di pesanti ripercussioni internazionali sui prezzi di gasolio e benzina, e mira a difendere la tenuta economica della filiera logistica, mantenendo competitività in un contesto di fortissima turbolenza dei mercati energetici.
Il nuovo assetto delle accise: cosa cambia per benzina e gasolio
Il più rilevante tra gli interventi introdotti dal decreto riguarda la riformulazione delle accise sui carburanti, nello specifico attraverso un riallineamento strutturale tra benzina e gasolio. Da gennaio 2026, la normativa determina:
- Riduzione dell’accisa sulla benzina di 4,05 centesimi di euro al litro
- Aumento di pari entità per il gasolio ad uso autotrazione
Tale misura, inserita nel percorso di eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi, porta entrambe le accise a 672,90 euro per mille litri (67,29 cent/litro). Storicamente il gasolio aveva beneficiato di una tassazione più leggera, essendo centrale per i trasporti e l’industria, ma il piano di allineamento fiscale risponde agli obblighi assunti nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e alla pressione normativa europea per la qualità dell’aria. L’aumento delle accise, secondo stime della Federazione gestione impianti carburanti, corrisponde a circa 5 centesimi di euro al litro in più per il gasolio, traducendosi rapidamente in maggiori esborsi per trasportatori e automobilisti.
L’intervento ha una doppia lettura: se da un lato consente di destinare risorse aggiuntive al Fondo nazionale per il trasporto pubblico, dall’altro la neutralizzazione dell’incremento tramite rimborsi riguarda solo i mezzi pesanti più moderni (Euro V o superiore), lasciando scoperti veicoli commerciali leggeri e mezzi obsoleti. Il provvedimento mira inoltre a disincentivare il consumo di combustibili fossili, allineando l’Italia ai trend comunitari nonostante la delicatezza dell’impatto economico sul comparto logistico e sulle famiglie.
Esenzioni, rimborsi e il ruolo degli incentivi per camionisti e imprese di autotrasporto
Il decreto legge integra una rete di esenzioni mirate, rimodulando in maniera selettiva le tutele per il settore dell’autotrasporto. Specificamente, i trasportatori che impiegano mezzi industriali oltre 7,5 tonnellate Euro V o superiori, mantengono il diritto al rimborso trimestrale delle accise. Questa misura neutralizza l’aumento dei costi alla pompa ma determina una maggiore esposizione finanziaria, in quanto la restituzione avviene posticipata, con una liquidità immediata inferiore.
Elenco delle principali misure a favore di camionisti e imprese:
- Rimborso accise per veicoli pesanti Euro V e VI
- Conferma della possibilità di compensazione dei crediti fiscali (accise e IVA) per il pagamento di contributi previdenziali
- Nuove deduzioni “super-ammortamento”, con aliquote maggiorate dal 180% al 220% per le piccole aziende e per investimenti in tecnologie a risparmio energetico
- Mantenimento e rafforzamento di bandi per il rinnovo del parco mezzi verso alimentazioni alternative (elettrico, idrogeno)
Sul fronte della fiscalità, dopo il confronto serrato fra Governo e associazioni categoria, è stata scongiurata la stretta sulle compensazioni: le imprese possono continuare a utilizzare i crediti per abbattere i costi del lavoro, salvaguardando risorse per circa 1,8 miliardi di euro nel comparto. L’intervento, insieme al rifinanziamento del Fondo Mobilità Sostenibile e la nuova maxi-deduzione, dà margine per pianificare investimenti strutturali; tuttavia, l’effetto non è immediato sulla liquidità, specialmente per le Pmi che devono anticipare i maggiori esborsi e attendere tempi medio-lunghi per il recupero fiscale.
Effetti economici e competitività: costi di esercizio, margini e liquidità per trasportatori
Le modifiche alle accise e agli strumenti fiscali incidono in modo diretto sul sistema dei costi di esercizio delle imprese di trasporto. Secondo le ultime tabelle del Ministero delle Infrastrutture, il costo del carburante costituisce una delle principali variabili per la sostenibilità economica delle imprese:
| Classe Veicoli | Gasolio €/km | Stipendi €/km |
| A (<3,5 ton) | 0,07963–0,17700 | 1,20134–1,59290 |
| B (3,5–12 ton) | 0,23949–0,26358 | 0,37378–0,49502 |
| C (12–26 ton) | 0,30159–0,50653 | 0,38467–0,51181 |
| D (>26 ton) | 0,38602–0,66453 | 0,38467–0,51181 |
L’aumento della tassazione sul gasolio si riflette immediatamente sui margini – già compressi dalla crescita dei costi del personale e dei pedaggi – soprattutto per chi impiega flotte non recenti o non è ammissibile ai rimborsi accise. La pressione si acutizza nelle spedizioni a basso valore aggiunto, nei trasporti leggeri e nell’ultimo miglio, dove i costi non possono essere totalmente riversati sulla clientela. La stretta sulle compensazioni – anche se ridimensionata rispetto alla bozza iniziale del decreto – obbliga molte aziende ad anticipare risorse e a gestire crediti fiscali che spesso restano “congelati” per oltre un anno, peggiorando i flussi di cassa.
La deduzione fiscale maggiorata per investimenti, sebbene significativa sul piano teorico, richiede alle imprese una pianificazione finanziaria accurata, in quanto i benefici si spalmano su diversi esercizi e non offrono sollievo immediato rispetto alle volatilità del mercato dei carburanti. Solo chi saprà innovare e modernizzare il parco veicoli riuscirà a migliorare la propria competitività nel medio periodo.
Le reazioni delle categorie e delle associazioni di settore: richieste, critiche e proposte
Le principali associazioni rappresentative dell’autotrasporto e dei consumatori hanno espresso posizioni distinte, spesso critiche sull’efficacia delle nuove misure a fronte dell’aumento dei prezzi e della carenza di liquidità.
“L’aumento delle accise sul gasolio rischia di penalizzare duramente la filiera logistica”, denunciano le sigle del settore come FAI-Conftrasporto, Unatras e Confartigianato Trasporti, che chiedono al Governo non solo la conferma ma anche l’ampliamento del rimborso accise e l’estensione delle tutele alle flotte più datate.
- Pressione per una riduzione generalizzata delle accise o almeno una sterilizzazione degli aumenti nei periodi di rincaro energetico
- Richiesta di interventi per accelerare i tempi di rimborso e semplificare l’accesso alle compensazioni
- Necessità di incentivi che favoriscano il ricambio dei veicoli obsoleti
- Preoccupazione per la competitività delle imprese italiane rispetto ai colleghi UE
Anche associazioni come Codacons e Assoutenti puntano il dito contro la pressione fiscale, giudicando il livello delle accise tra i più elevati d’Europa e contestando l’assenza di sanzioni per chi non trasferirà i tagli fiscali ai prezzi alla pompa. Legambiente e Greenpeace, all’opposto, denunciano la dilazione dei divieti per i diesel più inquinanti, auspicando politiche ancora più incisive per la transizione ecologica.
Dal caro diesel alla transizione green: prospettive, criticità e futuro del settore
L’incremento del prezzo del gasolio, reso particolarmente acuto dalla crisi internazionale, influenza anche la strategia di transizione verso modelli di trasporto più sostenibili. Il nuovo decreto incentiva il rinnovo del parco veicolare attraverso:
- Fondi aggiuntivi per l’acquisto di mezzi alimentati a energia alternativa (elettrico, idrogeno, bio-LNG)
- Accesso agevolato ai super-ammortamenti e alle maxi-deduzioni per investimenti in mezzi più efficienti
Permangono tuttavia criticità operative rilevanti:
- Costi d’acquisto elevati per i veicoli a basse emissioni
- Infrastrutture di ricarica ancora insufficienti su gran parte del territorio nazionale
- Difficoltà di accesso al credito investimento soprattutto per PMI e autotrasportatori autonomi
- Necessità di tempi medio-lunghi per il ritorno economico delle nuove tecnologie
La transizione risulta complessa anche a livello sociale; il rinvio del blocco dei diesel Euro 5 nelle grandi città del Nord Italia ha diviso opinione pubblica e categoria, evidenziando la tensione tra salvaguardia ambientale e necessità di garantire la sopravvivenza operativa di imprese e lavoratori. Sullo sfondo restano i target europei di decarbonizzazione: il rinnovamento della flotta e la progressiva elettrificazione del trasporto pesante saranno fattori decisivi per l’adeguamento dell’Italia alle normative future, ma solo se accompagnati da una programmazione supportata da incentivi stabili e strutturali.






