La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 26553/2024 pubblicata l’11 ottobre 2024, ha fornito importanti chiarimenti sull’obbligo di comunicare i dati del conducente in caso di multa per eccesso di velocità rilevata da autovelox. Questa pronuncia stabilisce che l’obbligo può essere sospeso in alcune circostanze, soprattutto in presenza di un ricorso presentato dall’automobilista contro la sanzione. Il tema, spesso fonte di dubbi tra gli automobilisti, riguarda una questione fondamentale: quando è legittimo non comunicare i dati e cosa accade se si decide di contestare la multa.
Il principio stabilito dalla Cassazione: sospensione in caso di ricorso
Secondo la Cassazione, l’obbligo di fornire i dati del conducente è sospeso durante il periodo in cui è pendente un ricorso amministrativo o giurisdizionale contro la multa. Significa che, se un automobilista decide di impugnare la sanzione davanti al prefetto o al giudice di pace, non è tenuto a comunicare i dati del conducente per la decurtazione dei punti patente fino alla conclusione del procedimento.
La ragione di questa sospensione risiede nel fatto che il verbale di infrazione è il presupposto legale per richiedere i dati del conducente. Finché il verbale è contestato e non ancora definitivamente convalidato, non esiste una certezza giuridica sulla legittimità della sanzione. Se il ricorso viene accolto e il verbale annullato, l’obbligo di comunicazione decade automaticamente. Al contrario, se il ricorso viene respinto, l’amministrazione competente deve inviare un nuovo invito al proprietario del veicolo affinché comunichi i dati del conducente, con un termine di sessanta giorni per adempiere.
Le conseguenze per i procedimenti e i diritti dei cittadini
La decisione della Cassazione ha conseguenze per la gestione delle multe da autovelox e per i diritti degli automobilisti. In primo luogo, protegge il cittadino da un possibile doppio aggravio. Senza questa sospensione, il proprietario del veicolo sarebbe obbligato a comunicare i dati e subire la decurtazione dei punti patente anche in caso di un successivo annullamento della multa. La pronuncia garantisce quindi che la comunicazione dei dati avvenga solo in presenza di un verbale definitivamente valido.
Questa interpretazione è stata confermata anche da sentenze precedenti, come quella del Giudice di Pace di Pisa, che ha ribadito l’importanza di attendere l’esito definitivo del ricorso prima di imporre l’obbligo di comunicazione. Ed è importante ricordare che, se il ricorso viene respinto, l’automobilista dovrà adempiere entro i termini previsti. La mancata comunicazione in questo caso può portare a una sanzione amministrativa aggiuntiva, indipendente dalla multa originaria.
Cosa devono sapere gli automobilisti: diritti e doveri
Per gli automobilisti, è importante comprendere le implicazioni pratiche di questa sentenza. In caso di multa da autovelox, la scelta di presentare un ricorso non solo sospende l’obbligo di comunicare i dati del conducente, ma offre anche una tutela contro eventuali abusi o errori amministrativi. Ed è altrettanto importante agire con tempestività e seguire le procedure corrette per evitare ulteriori complicazioni.
Gli automobilisti devono inoltre tenere presente che, in caso di esito negativo del ricorso, la comunicazione dei dati del conducente diventa obbligatoria, con un nuovo termine di 60 giorni. Ignorare questa scadenza può comportare multe aggiuntive.






