Il noleggio a lungo termine ha smesso di essere un fenomeno marginale e si è imposto come un pilastro della mobilità contemporanea. In Italia, i dati più recenti mostrano una progressione solida e costante, con una media di quasi 90.000 nuovi contratti aggiuntivi ogni anno, a conferma di un trend che non accenna a rallentare. La dinamica non si spiega solo con il traino delle grandi aziende, che rimangono il cuore del business, ma trova radici in un cambiamento culturale più ampio: la preferenza per l’uso del veicolo rispetto al possesso, l’attenzione crescente al costo totale di gestione e la volontà di sperimentare nuove tecnologie, dalle ibride alle elettriche, senza doversi assumere il rischio della rivendita. È in questo contesto che il lungo termine si è trasformato in una soluzione non più riservata alle flotte, ma accessibile anche a professionisti e privati.
Volumi e sottoscrizioni: il motore numerico della crescita
Il 2024 ha registrato oltre 949.000 contratti di noleggio a lungo termine, segnando un incremento di oltre il 33% rispetto al 2023, un dato che da solo chiarisce l’impatto della formula sull’intero mercato automobilistico. La gran parte delle firme resta legata al mondo corporate, che da solo assorbe più dell’80% dei volumi, ma è sempre più evidente l’avanzata dei privati e delle partite IVA, attratti dalla certezza dei costi e dalla semplicità gestionale. La proiezione per il 2025 è altrettanto robusta: nel solo primo semestre sono stati stipulati più di 542.000 contratti, con una crescita superiore al 6% sul periodo precedente, che lascia presagire il superamento della soglia simbolica del milione di sottoscrizioni entro fine anno.
La progressione delle sottoscrizioni si riflette direttamente sull’espansione della flotta circolante, che nel 2024 ha toccato quota 1,287 milioni di veicoli, circa 70.000 unità in più rispetto all’anno precedente. Questo aumento consolida la capacità del settore di generare ricavi costanti, con un fatturato che ha superato i 12,5 miliardi di euro, crescendo di quasi il 18% in dodici mesi. A differenza di altri comparti, qui il business non dipende esclusivamente dalle immatricolazioni, ma trova stabilità nei canoni ricorrenti e nelle politiche di rinnovo.
Se si osservano le traiettorie a medio termine, l’espressione “quasi 90.000 nuovi contratti all’anno” descrive non un picco eccezionale, ma la velocità di crociera di un settore che ha trovato equilibrio tra domanda e offerta. I dati mostrano come, anno dopo anno, la base si allarghi costantemente, portando con sé nuove fasce di clientela e modelli operativi più agili. Questo ritmo, sostenuto anche dalla maggiore visibilità del prodotto presso concessionari e broker, è ormai diventato parte integrante della nuova normalità del mercato.
Scelte di consumo e trasformazione del prodotto
L’analisi delle tipologie di veicoli scelti rivela la netta predominanza dei SUV, che da soli rappresentano oltre la metà delle nuove sottoscrizioni, seguiti dalle berline compatte e medie. Questo orientamento riflette le esigenze di rappresentanza per il corporate e quelle di versatilità per le famiglie e i professionisti, mentre i modelli elettrici e ibridi cominciano a guadagnare terreno, sostenuti dalle politiche aziendali di sostenibilità.
Le ibride si affermano come scelta intermedia più diffusa, i diesel restano imprescindibili nelle flotte a percorrenza elevata, mentre i benzina mostrano buona tenuta soprattutto tra i privati. Le elettriche pure (BEV), pur ancora limitate nei numeri, rappresentano la vera scommessa per il futuro: il noleggio diventa lo strumento ideale per provarle senza assumersi i rischi legati a infrastrutture di ricarica e valori residui ancora incerti. È così che il lungo termine si trasforma in un acceleratore della transizione, colmando il divario tra disponibilità di prodotto e fiducia del consumatore.
Un altro elemento che racconta la maturità del comparto è la riduzione della durata media dei contratti, scesa sotto i 24 mesi. Questa evoluzione riflette un cambiamento di mentalità: aziende e privati vogliono mantenere la possibilità di aggiornare frequentemente la propria auto, restando allineati all’evoluzione tecnologica e minimizzando i rischi. Anche i chilometraggi medi si sono ridotti, con percorrenze annue più vicine ai 25-30.000 km, segnale che il lungo termine non è più sinonimo di uso intensivo, ma si adatta anche a clienti con esigenze più contenute.
Ricavi, usato e nuove opportunità
Il 70% del giro d’affari deriva direttamente dai contratti di noleggio, compresi i cosiddetti rinoleggi, ovvero il riutilizzo dei veicoli dopo un primo ciclo. Questa voce è in crescita costante e consente di massimizzare la redditività, trasformando l’asset in una fonte di valore prolungato. È un modello che ha preso piede rapidamente e che oggi rappresenta un elemento strutturale dell’offerta.
Il 29% del fatturato proviene dalla rivendita dell’usato, segmento in forte crescita che beneficia della domanda di auto a chilometri certificati e prezzi più accessibili. La buona tenuta dei valori residui è la chiave che permette ai canoni di restare competitivi, riducendo il rischio per gli operatori e aumentando l’attrattiva della formula per i clienti. Senza questo equilibrio, la crescita del comparto non sarebbe sostenibile.
A completare il quadro, si collocano voci come il rent-to-rent, ossia la fornitura di veicoli ad operatori del breve termine, e i contratti con la Pubblica Amministrazione, che garantiscono stabilità e contribuiscono alla diversificazione del portafoglio. Anche se numericamente meno rilevanti, questi segmenti permettono agli operatori di consolidare la propria presenza su più fronti e di bilanciare i rischi legati all’andamento del mercato retail.






