Car sharing male, noleggio a lungo termine bene: ecco le scelte (forzate) degli italiani

Tutti i dati sono contenuti nella ventesima edizione del Rapporto Aniasa, l’Associazione di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità

La pandemia ha colpito duramente il noleggio veicoli. Dopo sette anni di aumenti nelle immatricolazioni, lo scorso anno ha segnato una brusca frenata. Si è passati dalle 520.000 immatricolazioni del 2019 tra auto e veicoli commerciali alle 355.000 dell’anno scorso, con un calo del 32%.

La pandemia ha inciso in modo diversificato sui differenti business della mobilità pay-per-use: sono crollate le attività di noleggio a breve termine e in sharing mentre ha tenuto il lungo termine. Tutti i dati sono contenuti nella ventesima edizione del Rapporto Aniasa, l’Associazione di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità.

Car sharing in calo nello scorso anno

Anche il car sharing ha subito un duro contraccolpo. A causa della riduzione della mobilità cittadina e del ricorso al telelavoro, l’auto condivisa ha visto dimezzarsi i noleggi da 13 a 6 milioni, con una riduzione della flotta veicoli a disposizione del 27%.

Il noleggio a lungo termine, forte della parziale maggiore stabilità del business basato su contratti pluriennali, non ha subito nell’immediato significativi contraccolpi sul versante dei ricavi, registrando una crescita delle sofferenze creditizie e una generale tendenza alle proroghe dei contratti in essere che ha provocato però una riduzione di immatricolazioni del 25%. La flotta in circolazione è cresciuta fino a 933.000 veicoli, 65.000 dei quali noleggiati da clienti privati. In questo contesto si segnala la crisi dei chip auto. Un fenomeno che ha ridotto il flusso di nuove vetture inserite in flotta per l’estate.

Proposta di allargare l’ecobonus auto

A detta del presidente Aniasa, Massimiliano Archiapatti, le quattro ruote sono rimaste inspiegabilmente fuori dagli investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Per supportare l’attesa transizione ecologica, auspica di “abbandonare definitivamente l’approccio ideologico alla mobilità e mettere in campo misure efficaci” per accelerare il rinnovo del nostro parco circolante nazionale con oltre il 30% del circolante ante Euro 4.

A suo dire bisogna raggiungere le fasce di popolazione con minore capacità di spesa, che spesso viaggiano proprio su questi veicoli più inquinanti e meno sicuri e incentivarli a sostituirli con vetture di ultima generazione.

Da qui la proposta di estendere l’ecobonus all’acquisto di vetture usate Euro 6, ibride ed elettriche a seguito di rottamazione di veicoli Euro 0, 1, 2, 3 e 4: “Una misura che produrrebbe immediati benefici sulla domanda di mobilità, grazie a veicoli accessibili a prezzi più contenuti rispetto al nuovo, sull’ambiente e, non ultimo, sulla sicurezza delle nostre strade“.

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