Iso Grifo: la brianzola che si oppose a Ferrari e Lamborghini

La coupé 2+2 prese in prestito motori statunitensi per assurgere all'olimpo

Iso Grifo

Ferrari, Lamborghini, Maserati: il “Made in Italy” all’ennesima potenza. Volano per l’economia del territorio emiliano-romagnolo: permettersele significa avercela fatta nella vita. Una consacrazione umana e professionale. E l’alacre Lombardia? Possibile che si sia sempre rifiutata dal seguire il loro esempio? Agli storici il nome Iso Grifo dovrebbe risultare familiare. Renzo Rivolta, imprenditore brianzolo classe 1908 col pallino per i motori, ideò una coupé sportiva dall’evidente potenziale.

Iso Grifo: forme da fastback

Quando gli anni Quaranta sono ormai agli sgoccioli, inizia l’epopea di Rivolta nel “nuovo mondo”. Il debutto avviene in punta di piedi, col Furetto, un piccolo scooter cui ne succedono altri, tutti accolti favorevolmente sul mercato. Il successo sprona ad accrescere gli sforzi, anzi a “raddoppiarli”: nel 1952 nasce Iso Autoveicoli, l’anno dopo Isetta, atipica minicar lunga appena 2,29 metri, mossa da un monocilindrico derivato dalle moto. La risposta non è entusiasta come nelle precedenti occasioni. Ma Rivolta tira dritto e, rinominata Iso Autoveicoli in Iso Rivolta, realizza le Iso GT, Grifo A3 C e Grifo A3 L. Proprio da quest’ultima deriva nel 1965 la coupé Iso Grifo, con forme di chiara ispirazione fastback. L’affiatato duo Giugiaro-Bizzarrini attribuisce un muso lungo, declinato in un frontale con 2 coppie di luci rotonde, mentre il posteriore sfocia dolcemente nella coda, appena accennata.

Non è baciata dalla dea bandata

Dettagli in pelle e legno, nonché accessori top all’epoca, come i cristalli ad azionamento elettrico e il climatizzatore, elargiscono comfort. Sotto il cofano, i tecnici montano (ancora) il V8 di 5.3 litri di derivazione Chevrolet Camaro: eroga 300 Cv o 350 Cv, in abbinamento a un cambio automatico a 4 rapporti. Sospensioni anteriori a quadrilatero e con ponte De Dion al posteriore, 4 freni a disco e differenziale posteriore esaltano la qualità tecnica. Stando ai dati ufficiali, la versione più performante arriva ai 257 km/h. Alta qualità costruttiva sincerata dal prezzo: almeno 7 milioni di lire, quanto una Lamborghini Miura. Col 427 V8 (big block per gli amici) proveniente dagli Stati Uniti le prestazioni salgono ulteriormente: 395 Cv, la velocità massima si spinge oltre i 370 km/h. Per ricavare sufficiente spazio, si rendono necessari alcuni aggiustamenti estetici, come la grossa presa d’aria sul cofano. Una base impiegata per realizzare la berlina 4 porte Fidia S4 e la coupé 2+2 Lele. Nel corso del 1970 Marcello Gandini cura il restyling: debuttano inediti fari anteriori a semi scomparsa e un V8 di origine Ford da 325 Cv. Eppure, le vendite non decollano mai. Rispetto alle concorrenti, la Ferrari 275 GTB e la Lamborghini Miura su tutte, paga una minore fama. Solo 412 unità vendute, a cui aggiungere la cabrio, che non va mai però oltre lo stadio di concept. Un infarto porta via Rivolta e nel 1974 la Iso Grifo esce di scena, complice la grande crisi energetica. Per ricordare la sfortunata sportiva italiana, dalla matita di Gandini nasce nel 1991, su meccanica Corvette (espressamente modificata), il prototipo Grifo 90, che l’atelier Callaway porta a 440 Cv. Prima abbandonato per motivi economici, nel 2010 Mako Shark produce il modello in 12 unità, con carrozzeria in fibra di carbonio.

 

Come giudichi l'articolo?
[Totale: 0 Media: 0]

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

uno × uno =