Maggiolino, Volkswagen interrompe la produzione: la storia di un simbolo

Silhouette arrotondata con quattro o cinque posti, parabrezza quasi verticale e motore raffreddato ad aria nella parte posteriore

Volkswagen ha interrotto la produzione dell’ultima versione del suo modello di Maggiolino nello stabilimento di Puebla, in Messico. È la fine di un veicolo che ha accompagnato molti eventi storici, considerando che la sua nascita risale al 1938. Venduto e riconosciuta in tutto il mondo, è stata un primo concreto esempio della globalizzazione: basti pensare al successo ottenuto negli Stati Uniti, ai tantissimi esemplari venduti in Italia, al concepimento in Germania e alla produzione finale in Messico.

Si tratta di un punto di riferimento nel design per via della sua immediata riconoscibilità: Maggiolino non è semplicemente un’auto ma è un brand nel brand.

Maggiolino, storia di un successo

Per capire la portata rivoluzionaria di questa vettura, basti ricordare la pubblicità innovativa e ironica dell’agenzia Doyle Dane Bernbach che invitava gli automobilisti a scegliere Maggiolino e dunque a “pensare in piccolo”. Il design dei veicolo è originale e iconico: una silhouette arrotondata con quattro o cinque posti, parabrezza quasi verticale e motore raffreddato ad aria nella parte posteriore.

A progettarla era stata l’ingegnere austriaco Ferdinand Porsche con un obiettivo ben preciso: creare l’auto del popolo al pari di quanto aveva fatto Ford nelle sue catene di montaggio con la Model T negli Stati Uniti. Il risultato è stato evidentemente raggiunto. Ma non si può fare a meno di notare che alcuni dettagli della vettura sembrano ispirati al Tatra T97, storica auto fabbricata in Cecoslovacchia nel 1937, occupata dai tedeschi pochi mesi dopo. Il 1955 è un anno storico per questo auto perché dalle fabbriche è uscito il milionesimo modello, chiamato Tipo 1.

Il successo è diventato allora travolgente con gli Stati Uniti che sono diventati il più importante mercato estero della casa automobilistica di Wolfsburg. I numeri sono emblematico: 563.522 vetture nel 1968, pari al 40% della produzione.

Dalle strade al museo

Valgano su tutte le parole di Bernhard Rieger: a differenza della Germania occidentale, dove il prezzo basso, la qualità e la durabilità rappresentavano una nuova normalità postbellica, negli Stati Uniti le caratteristiche del Maggiolino le conferivano un’aria profondamente anticonvenzionale in una cultura automobilistica dominata dalle dimensioni e dalla spettacolarità. La produzione terminò nel 1978, ma in Messico andò avanti fino al 2003. L’ultimo dei 5.961 modelli della Final Edition è destinata a essere ospitata in un museo a Puebla, piccola cittadina di quel Messico che ha sempre voluto bene al Maggiolino.

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