Gli ultimi anni hanno segnato una trasformazione significativa nell’ambito della rilevazione automatica della velocità sulle strade italiane. In questo contesto, la questione relativa alla validità dei sistemi di controllo elettronico e alle regole per la corretta omologazione degli apparecchi si è imposta con forza nel dibattito pubblico e istituzionale. L’esigenza di garantire maggiore certezza e trasparenza sui dispositivi utilizzati dagli enti locali per elevare sanzioni si scontra spesso con la necessità di assicurare la sicurezza stradale. Tuttavia, non sono mancati episodi di polemica legati a presunte irregolarità, alimentando dubbi sulla legittimità delle multe emesse grazie a tali strumenti.
A partire dal 2017 si è tracciata una linea netta tra i dispositivi considerati regolari e quelli che, invece, richiedono aggiornamenti, adeguamenti o addirittura la disattivazione. Le nuove direttive ministeriali hanno messo in risalto la differenza tra apparecchi omologati e approvati, evidenziando come soltanto il rispetto di determinati requisiti tecnici sia in grado di garantire la validità legale dei verbali. La recente presa di posizione del responsabile del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con particolare riferimento all’inizio dell’estate 2025, ha determinato l’entrata in vigore di norme più stringenti che coinvolgono migliaia di postazioni di rilevamento lungo la rete viaria del Paese.
Omologazione e approvazione: cosa sono e perché contano per la validità delle multe
Il dibattito sull’efficacia delle sanzioni elevate con postazioni automatiche si concentra principalmente sulla distinzione tra omologazione e approvazione dei dispositivi. Due procedure amministrative che, benché spesso confuse, presentano finalità e conseguenze significativamente diverse.
- Omologazione: Consiste nel procedimento attraverso cui il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti certifica che un misuratore di velocità rispetta tutti i requisiti tecnici previsti dalla normativa. Solo dopo questa verifica il dispositivo può essere impiegato su larga scala, offrendo garanzia di precisione e correttezza nell’accertamento delle infrazioni.
- Approvazione: Si riferisce all’autorizzazione concessa per il prototipo, vale a dire una valutazione iniziale che permette l’immissione sul mercato. Tuttavia, l’approvazione non equivale a omologazione: senza la seconda procedura, la sanzione perde forza probatoria e rischia l’annullamento nei giudizi di ricorso.
Secondo l’articolo 142 del Codice della Strada, solo apparecchi debitamente omologati sono ritenuti fonti probatorie valide per la determinazione dell’osservanza dei limiti di velocità. La Corte di Cassazione, con numerose sentenze tra 2024 e 2025 (es. ordinanze n. 10505/2024 e n. 1332/2025), ha ribadito che l’omologazione è condizione essenziale per la legittimità delle sanzioni. Il mero possesso del decreto di approvazione non soddisfa questo requisito, ponendo così ai Comuni l’obbligo di garantire la piena conformità tecnica dei dispositivi utilizzati.
Questo aspetto incide in modo sostanziale sia sulla tutela dei diritti dei cittadini, sia sulla corretta applicazione della normativa, conferendo valore legale alle rilevazioni solo in presenza di omologazione.
Cosa prevede la normativa dal 2017 a oggi: la posizione di Salvini e le novità in vigore
Le regole introdotte negli ultimi anni hanno ridefinito il quadro normativo in materia di dispositivi di controllo elettronico della velocità. Dal 2017, la differenza tra le apparecchiature in linea con gli standard aggiornati e quelle più datate è stata accentuata a seguito degli interventi regolatori del Ministero competente.
La posizione del Ministro Salvini si è espressa con chiarezza: solo i misuratori approvati dal 2017 in poi sono automaticamente conformi ai parametri richiesti, mentre per tutti gli altri è necessario procedere con l’adeguamento o la dismissione. A oggi, secondo i dati del Ministero, su circa 11.000 dispositivi installati sul territorio, solo una minoranza risulta correttamente registrata e pienamente conforme al nuovo sistema di omologazione.
Le direttive emanate hanno stabilito:
- L’obbligo per gli enti locali di verificare la regolarità di tutti gli strumenti in uso.
- Il rispetto di distanze minime tra una postazione e l’altra e la limitazione delle installazioni solo a tratti stradali con documentate esigenze di sicurezza.
- La creazione di una piattaforma online ufficiale dove sia possibile controllare la situazione tecnico-amministrativa dei dispositivi e l’eventuale presenza di omologazione.
Le novità mirano a superare la confusione normativa legata alle differenze tra apparecchiature semplicemente approvate e quelle omologate, riducendo la possibilità di ricorsi e innalzando il livello di trasparenza e affidabilità dell’intero sistema a tutela della collettività.
Conseguenze pratiche: cosa cambia per automobilisti, Comuni e ricorsi
L’introduzione delle nuove disposizioni ha determinato profondi cambiamenti nell’approccio alla gestione delle multe e dei ricorsi. Gli effetti si riflettono direttamente sia sugli automobilisti che sugli enti locali responsabili della gestione della viabilità.
- Per i conducenti, le sanzioni emesse tramite strumenti privi dei requisiti di omologazione rischiano la nullità, in linea con le recenti decisioni della Corte di Cassazione. Questo scenario apre la strada a numerosi ricorsi e alla possibilità di annullare sanzioni già emesse.
- Dal lato delle amministrazioni comunali, vige la necessità di adeguare tutti i dispositivi già operativi oppure di procedere con la loro disattivazione. L’utilizzo di apparecchi non conformi espone i Comuni a importanti rischi legali e a potenziali oneri finanziari legati al contenzioso.
- Sul piano della sicurezza stradale resta la priorità di utilizzare strumenti precisi e affidabili, con dati trasparenti e pubblicamente accessibili.
I ricorsi avviati negli ultimi mesi hanno già evidenziato come la distinzione tra approvazione e omologazione rappresenti una questione dirimente ai fini della decisione sui verbali impugnati. Allo stesso tempo, con piattaforme ministeriali pubbliche per la consultazione delle informazioni tecniche, è stata rafforzata la tutela degli utenti rispetto alla legittimità delle sanzioni appioppate.
Come verificare la regolarità dell’autovelox e delle multe ricevute
La nuova disciplina prevede la possibilità per ogni cittadino di verificare direttamente la conformità dei dispositivi di rilevamento e, conseguentemente, la legittimità delle contravvenzioni ricevute. Le informazioni chiave sono ora disponibili sia su sito del Ministero che sul Portale dell’Automobilista.
- Dal verbale notificato, è possibile risalire alla marca, al modello, al numero di matricola e al decreto di riferimento dell’apparecchiatura utilizzata.
- Tali dati devono essere riscontrabili all’interno della piattaforma ministeriale, che pubblica l’elenco aggiornato degli strumenti autorizzati e omologati regolarmente.
- Qualora risultassero discrepanze tra il verbale e le informazioni presenti online, sussiste la possibilità di richiedere accesso agli atti presso l’ente che ha elevato la multa.
L’accesso agli elenchi pubblici rappresenta uno strumento efficace per garantire trasparenza, offrendo agli interessati la possibilità di difendersi tempestivamente in caso di irregolarità formali o tecniche rilevate sui verbali notificati.
Contestare una multa da autovelox non omologato: passaggi e raccomandazioni utili
Nell’ipotesi in cui venga accertato che un dispositivo di controllo non risulti in regola, è possibile adottare una strategia articolata per tutelare i propri diritti nel rispetto dei percorsi previsti dalla normativa.
- Prima di tutto, occorre verificare il tipo di decreto citato nel verbale: se presente solo il numero di approvazione e non quello di omologazione, la sanzione è generalmente contestabile.
- Si può chiedere l’accesso agli atti presso l’ente sanzionatore per visionare la documentazione tecnica relativa all’apparecchio.
- La contestazione può essere presentata al Prefetto entro 60 giorni oppure direttamente al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla notifica del verbale, allegando prove e facendo riferimento alle recenti sentenze della Suprema Corte.
- Si deve inoltre considerare che il pagamento anticipato (con sconto) preclude la possibilità di ricorso: la scelta va ponderata attentamente.
È importante considerare i possibili tempi e costi legati alla procedura, oltre al rischio che il ricorso al Prefetto, se respinto, comporti il raddoppio della sanzione. Il ricorso al Giudice di Pace, invece, prevede il versamento di un contributo unificato ma non comporta automaticamente un aggravio in caso di rigetto. In ogni caso, il cittadino deve essere informato sulle specificità della procedura e sulle recenti pronunce dei Tribunali, che continuano a incidere sull’interpretazione della normativa in materia di omologazione.






