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    Volvo assembla la compatta EX30 in Belgio per aggirare i dazi UE

    L’Unione europea, dopo una lunga fase istruttoria, ha annunciato per il 2025 un aumento delle barriere tariffarie

    Volvo EX30

    Il vento protezionista che soffia sull’industria automobilistica europea ha spinto Volvo a trasferire parte della produzione della EX30, il piccolo suv 100% elettrico nata in Cina, nell’impianto belga di Ghent. La decisione è stata accelerata dalla minaccia di dazi doganali imposti dall’Unione europea sulle vetture elettriche importate dalla Cina, con l’obiettivo di riequilibrare un mercato che Bruxelles considera ormai viziato da sussidi di Stato concessi da Pechino ai costruttori locali. un’Europa che vuole tutelare la propria autonomia industriale.

    La EX30, concepita per essere assemblata a Zhangjiakou, in Cina, viene dunque costruita anche in Europa. La fabbrica di Ghent, già attiva nella produzione di modelli come la XC40 e la C40 Recharge, ha beneficiato di un investimento di circa 200 milioni di euro, che ha portato alla realizzazione di una nuova linea di montaggio, l’installazione di oltre 600 robot industriali e l’ampliamento delle infrastrutture logistiche e digitali. Il tutto in tempi record: meno di 18 mesi dall’annuncio ufficiale alla prima EX30 europea uscita dalla catena di montaggio.

    Il nodo dei dazi UE e le conseguenze sulla competitività

    L’Unione europea, dopo una lunga fase istruttoria, ha annunciato per il 2025 un aumento delle barriere tariffarie contro le importazioni di veicoli elettrici provenienti dalla Cina, che potrebbero arrivare fino al 37,6%. Questo scenario avrebbe comportato per Volvo un aumento dei costi insostenibile per una vettura come la EX30, nata con l’intento di essere un modello accessibile, soprattutto per i clienti giovani e urbani che si affacciano alla mobilità elettrica. Già nel primo trimestre del 2025, i vertici della casa svedese avevano dichiarato apertamente che l’azienda stava assorbendo una parte di questi costi per non riversarli subito sui consumatori europei. Ma una strategia di contenimento del genere non poteva reggere a lungo, e da qui è nata la necessità di localizzare la produzione in una fabbrica europea, così da evitare l’impatto dei dazi.

    La produzione in Belgio permette a Volvo di mantenere la redditività del prodotto. La scelta del sito di Ghent non è casuale: lo stabilimento è già uno dei più avanzati del gruppo, integrato nella catena logistica dell’Europa centro-settentrionale, con accesso diretto a porti, ferrovie e mercati ad alta densità di vendita. L fabbrica garantisce elevati standard di qualità e un sistema di produzione certificato climate neutral dal 2021, coerente con il posizionamento ambientale di Volvo. Un aspetto che rafforza la narrazione di un marchio che si muove nella doppia direzione di efficienza industriale e coerenza valoriale, sempre più determinante nelle scelte di acquisto del consumatore europeo.

    Geopolitica, occupazione e il futuro elettrico europeo

    Il caso EX30 racconta di una trasformazione molto più ampia: l’elettrificazione del mercato europeo non sarà un processo neutrale né lineare. La pressione geopolitica tra Cina e Occidente sta già ridisegnando le filiere industriali globali, con il risultato che molte case automobilistiche stanno rivalutando le proprie catene di fornitura anche in termini di resilienza strategica.

    A Ghent, l’investimento di Volvo ha comportato nuove assunzioni per circa 350 unità, in un contesto già dinamico, dove lavorano oltre 6.000 persone. Le autorità belghe e fiamminghe hanno salutato con favore questa mossa, non solo come risposta industriale all’urgenza dei dazi, ma anche come atto di fiducia nel tessuto produttivo europeo. Il governo locale ha stanziato un cofinanziamento di 3 milioni di euro per accompagnare l’espansione dello stabilimento, segno che l’industria dell’auto continua a essere una leva cruciale di sviluppo e occupazione anche in un’epoca di transizione.

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