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    Le vendite di auto elettriche crescono del 75,7% in Italia, ma nell’UE sono ancora solo il 2,2% del parco circolante

    Annunci vendita auto usate da privati

    La mobilità elettrica ha assunto una posizione sempre più centrale nei processi di rinnovamento del settore automotive, rappresentando oggi un elemento chiave per la decarbonizzazione dei trasporti e il raggiungimento degli obiettivi climatici europei.
    Nonostante un’accelerazione degli ultimi mesi, anche grazie a politiche di incentivo mirate, l’Italia si trova ancora a inseguire i principali partner continentali in questa transizione.
    Fonti istituzionali e operatori del settore evidenziano come, sebbene il tasso di crescita nazionale sia tra i più elevati nell’UE, la penetrazione delle auto completamente elettriche rispetto al parco circolante rimanga limitata. Questa forbice è il segno di un potenziale ancora non del tutto espresso, ma anche di ostacoli strutturali che il mercato domestico deve superare per colmare il divario europeo.
    In questo scenario, i dati aggiornati confermano la trasformazione ormai strutturale in atto, segnalando la necessità di interventi continui e una strategia coordinata tra istituzioni, imprese e consumatori per sostenere lo sviluppo di una mobilità a zero emissioni davvero competitiva anche in Italia.

    Andamento delle vendite di auto elettriche in Italia: numeri, trend e protagonisti

    L’ultimo anno ha visto una vera e propria impennata nelle immatricolazioni di vetture a batteria lungo la penisola. Nel solo mese di maggio sono state vendute oltre 13.000 unità, segnando un aumento di circa l’86% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
    La quota di mercato delle auto elettriche ha raggiunto l’8,8%, dopo aver toccato anche valori record dell’11,1% in alcuni mesi. Il totale delle immatricolazioni BEV fra gennaio e maggio si attesta su 64.720 veicoli, +75,4% rispetto al 2025.
    Tabella dati principali (2025-2026):

    Anno Immatricolazioni BEV Quota mercato BEV
    2025 94.230 6,2%
    2026 (gen-mag) 64.720 8,1%

    I modelli più venduti vedono in testa la Leapmotor T03 (con oltre 19.000 unità in 5 mesi), seguita dalla Citroen e-C3, Dacia Spring, Tesla Model Y e BYD Dolphin Surf. La prevalenza di city-car e modelli compatti attraenti dal punto di vista economico risulta una delle chiavi del successo recente.
    Il mercato italiano rimane trainato dagli incentivi e dalla disponibilità di nuove varianti più accessibili, mentre Stellantis consolida la propria leadership fra i costruttori per innovazione e volumi.
    Nonostante la crescita accelerata, però, il bacino totale di auto elettriche circolanti rappresenta appena il 2,2% del parco veicoli nazionale, segnalando che la fase di transizione è ancora nella sua fase iniziale rispetto al potenziale complessivo del mercato.

    Il confronto con l’Europa: quote di mercato e ritardi dell’Italia

    I dati europei evidenziano un quadro a più velocità. Se i trend di crescita delle immatricolazioni battono record anche in Italia, la quota di mercato nazionale dei veicoli elettrici rimane una delle più basse del continente.
    Nel periodo gennaio-novembre 2025, in Francia il market share delle elettriche raggiunge il 19,6%, in Germania il 18,8%, nel Regno Unito si supera il 22%, mentre la Spagna si attesta all’8,8%. Nell’Unione Europea nel complesso, quasi un’auto su cinque è elettrica (17% circa), segnando un cambiamento strutturale nel mix di alimentazioni.
    Rispetto a queste cifre, l’Italia si ferma nel 2026 a poco più dell’8% di quota di mercato per le BEV, e a fine primo trimestre le auto elettriche circolanti superano quota 400.000 ma restano marginali rispetto ai volumi totali.
    Elenco comparativo delle quote di mercato BEV (2025-2026):

    • Francia: 26,8% – Febbraio 2026
    • Germania: 22%
    • Regno Unito: 24,2%
    • Spagna: 9,2%
    • Italia: 7,9% – Febbraio / 8,8% – Maggio

    Queste differenze condensano sia la varietà degli incentivi e delle strategie industriali adottate dai vari stati UE, sia la necessità per il mercato italiano di recuperare rapidamente terreno per non rischiare di rimanere ai margini della transizione ecologica automobilistica europea.

    Fattori di crescita: incentivi, disponibilità di modelli e infrastrutture di ricarica

    Il recente balzo delle automobili BEV in Italia trova origine in una combinazione di fattori. Tra questi occorre evidenziare:

    • Incentivi pubblici mirati, come l’ecobonus varato nell’autunno 2025, che ha generato una domanda latente e accelerato le consegne, anche se esaurito rapidamente.
    • Ampliamento dell’offerta di modelli: la crescita delle city car a prezzi accessibili (come Leapmotor T03 e Citroen e-C3) ha aperto l’auto elettrica a nuove fasce di utenti.
    • Avanzamento delle infrastrutture: il numero di punti di ricarica in Italia ha superato i 73.000 (+14% su base annua), sebbene la distribuzione resti disomogenea tra Nord e Sud.

    Secondo le stime di operatori come Motus-E, la crescita è sostenibile solo se accompagnata da una pianificazione a lungo termine di incentivi continui e di evoluzione della fiscalità aziendale, così da fornire sia stabilità agli investimenti che fiducia ai consumatori.
    Allo stesso tempo, l’aumento dei volumi di vendita è attribuibile anche all’arrivo sul mercato di veicoli elettrici di seconda generazione, con autonomie crescenti e costi di eccellenza nella gestione.

    Le criticità e le sfide per il mercato italiano delle auto elettriche

    Nonostante le premesse positive, il percorso di transizione si scontra con ostacoli strutturali di natura normativa, infrastrutturale ed economica. Tra le principali criticità riportate dalle associazioni di settore e dagli osservatori:

    • Politiche di incentivazione intermittenti: bonus e incentivi sono spesso temporanei, generando incertezza sia fra i consumatori sia fra gli operatori della filiera.
    • Ritardi nei rimborsi e nella burocrazia: i tempi lunghi di erogazione degli incentivi mettono sotto pressione la rete di concessionari.
    • Quota di mercato ancora bassa: la presenza delle elettriche rispetto al totale circolante è molto inferiore rispetto a Francia o Germania, anche per ragioni di costo e cultura d’acquisto.
    • Sviluppo disomogeneo dell’infrastruttura di ricarica: servirebbero maggiori investimenti per colmare il gap Nord-Sud e supportare realmente la crescita attesa.
    • Fisco poco allineato alle best practices europee, in particolare su detraibilità, deducibilità e ammortamenti per le flotte aziendali.

    L’effetto traino degli incentivi rischia di esaurirsi senza azioni strutturali, e il pericolo è che la domanda rimanga troppo dipendente da misure temporanee e dall’effetto promozionale degli sconti pubblici.

    Strategie e proposte per colmare il gap europeo delle auto elettriche in Italia

    Per recuperare efficienza e competitività, diverse sono le proposte avanzate da associazioni, esperti e stakeholder dell’automotive italiano:

    • Riforma fiscale strutturata su modelli europei: l’allineamento delle deduzioni e detrazioni fiscali alle best practices UE rappresenta una leva strategica per incentivare sia l’acquisto privato sia il rinnovo delle flotte aziendali.
    • Pianificazione pluriennale degli incentivi con garanzia di continuità temporale, in modo da ridurre l’incertezza che condiziona le strategie dei consumatori e degli investitori.
    • Investimenti coordinati nell’infrastruttura di ricarica, con attenzione a colonnine ad alta potenza e copertura nelle aree meno servite.
    • Semplificazione delle procedure per l’accesso ai benefici e rapidità nelle erogazioni di contributi e bonus.
    • Sviluppo del mercato dell’usato elettrico: favorire la rotazione del parco circolante anche attraverso campagne di informazione e bonus specifici.
    • Promozione della mobilità a zero emissioni nei contesti urbani attraverso regolamenti locali allineati agli obiettivi nazionali, evitando provvedimenti penalizzanti per i veicoli elettrici.

    Tali azioni, se adottate in modo sinergico, potrebbero consentire all’Italia di sfruttare appieno il suo potenziale industriale e ambientale, accorciando il divario che ancora oggi separa il paese dai benchmark europei e facilitando una transizione efficace verso una mobilità più pulita, moderna e competitiva.

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