I cambiamenti annunciati dalla Commissione Europea negli ultimi mesi hanno segnato una svolta inaspettata nelle politiche sulla mobilità. L’idea di una totale eliminazione dei veicoli a combustione interna dal 2035 è stata rivista, spingendo costruttori, istituzioni e cittadini a rivalutare tempistiche e soluzioni tecnologiche utili alla decarbonizzazione.
L’abbandono del divieto assoluto ha dato forma a un approccio più pragmatico, che permette alle aziende automobilistiche di raggiungere una riduzione delle emissioni del 90% rispetto ai dati del 2021, mantenendo la possibilità di commercializzare veicoli con propulsori termici in quantità limitata. I dibattiti politici e industriali, pressioni da parte di governi come Italia e Germania e le richieste degli operatori di settore hanno contribuito a questa nuova linea d’azione legislativa europea.
L’adozione di tecnologie alternative e meccanismi compensativi amplia le scelte possibili oltre la soluzione esclusivamente elettrica. La revisione regolamentare si pone come tentativo di equilibrare esigenze ambientali, realtà economiche e dinamiche di mercato, restituendo incertezza e opportunità a chi guarda all’automotive del prossimo decennio.
Lo stop ai motori termici: dalla norma originaria alle recenti revisioni
Quando nel 2023 l’Unione Europea approvava la normativa “Fit for 55”, la visione era quella di una mobilità in cui dal 2035 sarebbe stato precluso l’accesso al mercato ai nuovi veicoli a benzina e diesel. Il quadro si caratterizzava per un obbligo di riduzione delle emissioni di CO2 sulle nuove vetture pari al 100% rispetto ai valori 2021. Tale dichiarazione, simbolo di rigore ecologista, aveva alimentato sia speranze ambientaliste sia forti preoccupazioni nei settori industriali e tra i consumatori.
Negli anni successivi, diverse criticità sono emerse:
- Costi elevati delle auto elettriche rispetto ai salari medi europei
- Infrastrutture di ricarica insufficienti, soprattutto in molte aree periferiche
- Difficoltà occupazionali e crisi competitiva verso produttori extra-UE, in primis cinesi
Un confronto serrato tra istituzioni comunitarie, associazioni dei costruttori e governi nazionali ha portato la Commissione Europea, tra il 2025 e l’inizio del 2026, a un parziale ripensamento dell’approccio normativo.
La nuova impostazione mantiene al centro la riduzione delle emissioni, ma abbassa l’obiettivo dal 100% al 90% di taglio sulle nuove immatricolazioni dal 2035. Tale scelta rappresenta una mediazione tra esigenze ambientali e sostenibilità economica, lasciando spazio all’introduzione di modelli a combustione interna in misura contenuta e all’uso di nuovi strumenti di compensazione industriale.
Le tecnologie che sopravvivranno: ibride, range extender, e-fuel e biofuel
Il nuovo quadro normativo favorisce una varietà di tecnologie considerate “ponte” nella transizione:
- Veicoli ibridi plug-in – Modelli che associando un motore termico a un’unità elettrica garantiscono percorrenze a basse emissioni. L’uso della batteria permette brevi tragitti a zero emissioni, mentre il combustibile tradizionale interviene nei viaggi più lunghi.
- Range extender (EREV) – Soluzioni in cui un piccolo motore a combustione ha il solo scopo di alimentare la batteria. Questi veicoli eliminano l’ansia da autonomia legata ai BEV nei contesti in cui le colonnine di ricarica scarseggiano. L’efficienza di questa formula li rende particolarmente adatti ad aree con infrastrutture carenti.
- E-fuel e biofuel – I carburanti sintetici (e-fuel) sono prodotti combinando idrogeno e CO2 catturata, mentre i biocarburanti avanzati sono ricavati da scarti agricoli, rifiuti o oli di recupero, con vincoli normativi che ne vietano la produzione da colture alimentari dedicate. L’adozione di questi carburanti, legittimata dalla neutralità tecnologica, consente ai costruttori di ottenere “crediti verdi” utili a compensare le emissioni residue.
Queste soluzioni si propongono non come estranee alla rivoluzione verde, ma come tasselli essenziali per mantenere una filiera produttiva competitiva e sostenibile. La graduale elettrificazione si accompagnerà quindi a una coexistence tra tecnologie diverse, con il parco circolante composto da auto elettriche, modelli ibridi e vetture termiche di nuova generazione alimentate a carburanti sostenibili.
Dal punto di vista del valore d’uso e della percezione del consumatore, l’auto ibrida moderna rappresenta la scelta preferita per chi intende affrontare percorrenze miste e non vuole dipendere esclusivamente dalle stazioni di ricarica. Tale soluzione incontra il sostegno sia dei governi che delle associazioni di settore, che evidenziano il rischio di abbandonare troppo rapidamente un comparto produttivo di eccellenza europea.
Acciaio verde e compensazione delle emissioni: i nuovi meccanismi per i costruttori
La normativa aggiornata non si limita a definire nuovi limiti sulle emissioni, ma introduce strumenti innovativi di compensazione industriale:
- L’uso di acciaio verde – La produzione di veicoli tramite materiali a ridotto impatto carbonico, come l’acciaio prodotto con fonti energetiche rinnovabili, permette ai costruttori di bilanciare le emissioni residue dei modelli a combustione nelle loro flotte. I “crediti verdi” maturati grazie a queste pratiche possono coprire fino al 7% dell’obiettivo.
- Crediti da biocarburanti ed e-fuel – Oltre all’adozione diretta nei veicoli, l’uso di questi carburanti all’interno della catena produttiva o in combinazione con lo sharing può generare “crediti” riconosciuti a livello europeo. I biocarburanti potranno coprire fino al 3% del target imposto.
- Sistemi di “banking and borrowing” – I produttori possono compensare eventuali sforamenti degli obiettivi annuali sfruttando risultati ottenuti in esercizi precedenti o successivi, aumentando la flessibilità nella gestione delle flotte e riducendo i rischi di mercato.
Questi meccanismi aspirano a valorizzare l’innovazione nei processi produttivi e a riconoscere gli sforzi attuati a monte della filiera per l’abbattimento delle emissioni durante l’intero ciclo di vita dei veicoli.
Impatto sulle flotte aziendali e sul mercato privato
Le nuove regole introdotte determinano effetti differenziati a seconda dei segmenti di mercato:
- Flotte aziendali – Sono previste quote minime obbligatorie di veicoli a emissioni zero: entro il 2030 il 45%, che salirà all’80% dal 2035 per molte aziende, secondo quanto discusso dalle proposte legislative europee. Questa “stretta” deriva dal fatto che circa il 60% delle immatricolazioni di nuove auto in Europa riguarda flotte aziendali, considerate strategiche per favorire la diffusione dell’usato elettrico.
- Mercato privato – In questo caso, le maglie normative risultano più larghe e la libertà di scelta si mantiene, sia per l’acquisto di auto ibride che per i modelli termici ad alta efficienza. Si prevede che questa flessibilità contribuirà a stabilizzare il valore dei veicoli usati tradizionali, riducendo l’incertezza che aveva condizionato il mercato tra il 2021 e il 2024.
L’evoluzione regolatoria incentiva inoltre la nascita e la produzione in Europa di “small affordable cars”, piccole elettriche con prezzi accessibili e normative tecniche congelate per 10 anni, che dovrebbero facilitare la diffusione della mobilità elettrica anche tra le famiglie.
Le sfide economiche e infrastrutturali della transizione
L’introduzione di una serie di misure più flessibili rispetto allo scenario originario non elimina le criticità economiche ed infrastrutturali:
- La produzione europea di batterie è ancora verso una quota marginale rispetto ai giganti asiatici, con il rischio di dipendenza esterna e prezzi non competitivi.
- Le infrastrutture di ricarica restano insufficienti in molti Paesi UE: secondo stime recenti, servirebbero oltre 8 milioni di colonnine entro il 2030, contro le circa 880.000 attuali.
- Il costo delle vetture elettriche, pur in calo, rimane mediamente superiore a quello delle termiche, con un prezzo medio attorno a 45.000 euro, ben distante dalla soglia di accessibilità per molte famiglie europee.
- L’andamento della domanda evidenzia un mercato a due velocità: mentre in nazioni come la Norvegia la penetrazione delle auto elettriche ha superato il 90%, in altri Paesi dell’Est la quota è ancora sotto il 2%.
Gli investimenti pubblici previsti ammontano a circa 1,8 miliardi di euro per il rafforzamento della filiera delle batterie, ma tali risorse non risultano ancora sufficienti a sostenere una completa autonomia industriale.
Le politiche di supporto sono integrate da “super crediti” per i costruttori che sviluppano piccole elettriche e da pacchetti per la semplificazione normativa, ma permangono evidenti ostacoli nella rapidità di attuazione della transizione.
Prospettive future e considerazioni per consumatori e settore
L’apertura introdotta dalla revisione normativa ridisegna le prospettive per produttori, cittadini e decisori politici.
Per il consumatore privato, la scelta tra veicoli elettrici, ibridi o termici efficienti risulta oggi meno condizionata da vincoli normativi immediati e più legata a valutazioni di utilizzo reale e budget. Il valore dei veicoli usati a combustione è destinato a mantenersi nell’orizzonte dei prossimi anni, mentre la possibilità di acquistare modelli ibridi o plug-in resta concreta oltre il 2035, come indicato dalle nuove direttive.
Per il settore industriale europeo, il compromesso raggiunto sostiene occupazione e competitività, consentendo una transizione più graduale e dotata di flessibilità tecnologica. Tuttavia, permangono forti pressioni per il potenziamento delle filiere produttive continentali e per la riduzione dei costi di produzione, in particolare nell’ambito delle batterie.
| Obiettivo emissioni auto nuove UE | Quota min. veicoli a emissioni zero nelle flotte aziendali (IT) | Colonnine di ricarica richieste UE (2030) |
| -90% sul 2021 | 80% dal 2035 | oltre 8 milioni |
L’UE mantiene l’impegno verso la neutralità climatica al 2050, ma interpreta ora la transizione in chiave più realistica, considerando la coesistenza di diverse soluzioni tecnologiche, l’adattamento a contesti nazionali e la tutela della filiera industriale. Il sistema automotive europeo si prepara così a una nuova fase, dove la riduzione progressiva delle emissioni potrà accompagnarsi a scelte aziendali e personali più calibrate sulla realtà e sulle esigenze concrete di mobilità.






