Benzina: cala la domanda, ma il prezzo è lo stesso mentre il costo del petrolio crolla. I motivi

Il prezzo del greggio incide per poco meno di un terzo rispetto al costo totale sostenuto dagli automobilisti

Stiamo attraversando un periodo di transizione e di stravolgimento delle abitudini consolidate per via della diffusione del coronavirus. Una delle conseguenze del lockdown ovvero della chiusura delle sedi fisiche di quasi tutte le attività e della limitazione degli spostamenti personali è la riduzione dell’utilizzo dell’auto con conseguente risparmio per le spese di carburante, benzina e diesel da una parte, gpl e metano dall’altra, energia elettrica dall’altra ancora.

La situazione si è così prolungata da far scattare provvedimenti specifici di sospensione della Rc auto, di rinvio dei termini di pagamento del bollo auto, di riscrittura completa della scadenze relative a patenti e fogli rosa. C’è però un dato che suscita qualche perplessità: il prezzo del petrolio è crollato anche per via del del calo della domanda, ma il costo della benzina in Italia è praticamente immutato.

Benzina, il prezzo è lo stesso

Ci sono le rilevazioni ufficiali a dimostrarlo: dal 24 febbraio al 13 aprile le quotazioni del petrolio si sono più che dimezzate, ma il prezzo della benzina in Italia è sceso appena del 7,9%. A mettere nero su bianco i numeri è l’Osservatorio prezzi carburanti del Ministero dello Sviluppo economico. Fino a che punto occorre sorprendersi?

Solo in parte perché questa è l’ennesima conferma che il peso della materia prima, il greggio, incide solo marginalmente ai distributori ovvero poco meno di un terzo rispetto al costo totale sostenuto dagli automobilisti. Circa la metà se ne va in accise e il resto entra nelle casse dello Stato sotto forma di Iva. Ma è proprio dalla lettura della destinazione delle accise (in parte rimodulate) che si moltiplicano le perplessità. Le accise sulla benzina finanziano

  • la guerra d’Etiopia (1935-1936) per 0,000981 euro al litro
  • la crisi di Suez (1956) per 0,00723 euro
  • il disastro del Vajont (1963) per 0,00516 euro
  • l’alluvione di Firenze (1966) per 0,00516 euro
  • il terremoto del Belice (1968) per 0,00516 euro
  • il terremoto del Friuli (1976) per 0,0511 euro
  • per il terremoto dell’Irpinia (1980) per 0,0387 euro
  • la guerra del Libano (1983) per 0,106 euro
  • la la missione in Bosnia (1996) per 0,0114 euro
  • il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri (2004) per 0,02 euro
  • l’acquisto di autobus ecologici (2005) per 0,005 euro
  • il terremoto dell’Aquila (2009) per 0,0051 euro
  • il finanziamento alla cultura (2011) da 0,0071 a 0,0055 euro
  • l’emergenza immigrati dopo la crisi libica (2011) per 0,04 euro
  • l’alluvione in Liguria e Toscana (2011) per 0,0089 euro
  • il decreto Salva Italia (2011) per 0,082 euro ovvero 0,113 sul diesel
  • il terremoto in Emilia (2012) per 0,02 euro

Ma il costo del petrolio crolla

Occorre considerato che la crisi legata al coronavirus ha ridotto in maniera vistosa i margini di gestori e compagnie. Ma il giorno dopo lo storico tonfo di martedì, il petrolio affonda ancora e scende sotto la soglia dei 10 dollari.

Il West Texas Intermediate del Texas, con consegna a giugno, perde il 43% sotto quota 12 dollari, a 11,57 dollari al barile. Mentre il Brent arretra del 25,54% a 19,04 dollari al barile. Da parte sua, l’Arabia apre a nuove azioni insieme ai Paesi dell’Opec+ e Donald Trump, a capo della Casa Bianca, ordina un piano di salvataggio per le aziende petrolifere e del gas.

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