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    Chery dopo Omoda e Jaecoo: i tre nuovi marchi cinesi nel mercato italiano

    Super Hybrid System di Chery

    Il mercato automobilistico italiano sta registrando un’evoluzione senza precedenti con la progressiva affermazione di case automobilistiche provenienti dalla Cina. Un fenomeno impensabile fino a qualche anno fa, oggi descrive una realtà trasversale che coinvolge la totalità delle fasce di prezzo e di segmenti. L’espansione ha portato l’offerta ben oltre la semplice presenza sporadica: nei primi mesi del 2026 più di 78.000 vetture immatricolate nel nostro Paese sono di origine cinese, equivalenti a circa il 12,5% delle vendite totali. Questa crescita — determinata da una pluralità di modelli innovativi, tecnologie avanzate e una strategia di posizionamento sempre più aggressiva — riflette una mutazione strutturale del panorama automotive italiano. L’avanzata si declina attraverso brand diretti, partnership multinazionali oppure rebranding di veicoli già noti, unendo competitività dei listini a una costante presenza nei principali segmenti di mercato.

    Chery e l’ingresso di Omoda, Jaecoo e i nuovi brand sul mercato italiano

    Tra le protagoniste dell’espansione cinese in Italia spicca Chery, gruppo che ha integrato nella propria offerta brand distinti come Omoda e Jaecoo, caratterizzando la fascia dei SUV di media gamma grazie a un’equazione fatta di tecnologia, design moderno e prezzi accessibili. Nel 2023 il debutto ufficiale di Omoda ha segnato l’inizio di una strategia di penetrazione forte, subito consolidata dall’arrivo del sub-brand Jaecoo, dedicato ai SUV con un orientamento più premium e sofisticato. Le immatricolazioni sono cresciute esponenzialmente (+310% nel solo primo quadrimestre 2026), segno tangibile del consenso maturato.

    Alla base di questa affermazione c’è una capacità di leggere il contesto europeo: prodotti adattati ai bisogni degli utenti locali, grande attenzione all’elettrificazione (ibridi e full electric) e un’offerta di servizi post-vendita ormai paragonabile a quella dei marchi storici. La strategia di Chery per l’Italia non si esaurisce qui. Il 2026 vede il debutto di Lepas, brand indirizzato al segmento SUV premium con i modelli L8, L6 e L4, e sono già annunciati per il prossimo futuro gli ulteriori ingressi di iCaur — specializzato su fuoristrada e veicoli avventurosi — ed Exlantis, ampliando la gamma e modificando le dinamiche competitive interne al mercato nazionale.

    Questo ingresso diversificato è stato accompagnato dalla costruzione di una rete distributiva qualificata e dalla ricerca di accordi strategici che garantiscono assistenza e ricambi, favorendo la fiducia del pubblico. Chery si sta quindi imponendo come uno degli attori di riferimento nel nuovo scenario della mobilità in Italia.

    Panoramica dei principali marchi cinesi già presenti in Italia

    Oltre a Chery, sono numerosi i marchi nati in Cina o legati a gruppi cinesi che oggi presidiano vari settori dell’automotive italiano. MG, storico nome britannico sotto il controllo di SAIC, svetta per vendite e visibilità, offrendo una linea ampia che spazia dalle city car ibride ai SUV elettrici, mentre BYD si conferma leader nell’innovazione delle batterie e nella praticità dei propri veicoli, conquistando quote di mercato rilevanti con una crescita a tre cifre in pochi mesi.

    Tra le presenze ormai consolidate si segnalano:

    • Leapmotor, in partnership con Stellantis, con modelli urbani a prezzi accessibili
    • Dongfeng, incluso il brand premium Voyah e i veicoli commerciali DFSK
    • Geely, oggi attiva con le proprie vetture elettriche e una galassia di brand acquisiti tra cui Volvo, Polestar, Lotus e Lynk & Co.
    • Xpeng, focalizzata sull’alto contenuto tecnologico dei suoi SUV elettrici
    • DR e i relativi sub-brand (Evo, Ich-X, Sportequipe, Tiger), realtà italiana che importa, aggiorna e personalizza veicoli di produzione cinese per adattarli alle esigenze nazionali
    • Forthing, Maxus per veicoli commerciali; SWM come esempio di collaborazione tra produttori locali e manifattura cinese.

    Questa moltitudine di player dà origine a una presenza trasversale e capillare, capace di soddisfare esigenze sia nel mercato privato che in quello professionale.

    I nuovi brand cinesi in arrivo: Lepas, iCaur, Exlantis e le prospettive future

    Il panorama italiano si appresta a diventare ancora più ricco con l’arrivo di ulteriori marchi da oltremare. Lepas è il nuovo marchio introdotto da Chery e si propone di portare innovazione nella fascia premium dei SUV, con attenzione particolare sia ai materiali che alle motorizzazioni di ultima generazione. Lepas punta a veicoli come L8, L6 e L4: modelli che coniugano tecnologia avanzata, connettività estesa e qualità percepita elevata, elementi richiesti dal pubblico europeo.

    Nei prossimi mesi è previsto anche il debutto di iCaur, destinato a una nicchia di appassionati di fuoristrada e mobilità avventurosa, e di Exlantis, nuovo nome nel segmento dei SUV compatti e delle vetture elettrificate. La presenza di questi attori emergenti segnala un’evoluzione della proposta orientale verso un’offerta sempre più variegata, in grado di rispondere a bisogni specifici del mercato italiano e di competere ad armi pari con i marchi europei più consolidati.

    Si segnala inoltre la dinamicità degli ingressi: tra il 2021 e il 2024 si sono affacciati diciotto nuovi marchi, con nove ulteriori attesi entro il 2028. Un ricambio che si riflette nei ritmi accelerati di introduzione di nuovi modelli e versioni, ma anche nella capacità di proporre restyling e dotazioni in tempi molto più rapidi rispetto agli standard dell’industria europea. Gli osservatori di settore indicano la possibilità, per la fine dell’anno, di superare i trenta brand cinesi presenti stabilmente in Italia.

    L’impatto dei marchi cinesi sulla rete distributiva e sul mercato italiano

    L’arrivo massiccio di nuovi costruttori provenienti dalla Cina sta trasformando la struttura distributiva italiana, sia a livello quantitativo che qualitativo. Al momento si registrano oltre 800 punti vendita afferenti a brand cinesi, un dato ben superiore a quanto avviene in altri mercati europei come Germania e Gran Bretagna.

    La rete di concessionarie è diventata più articolata: oggi, mediamente, ogni operatore gestisce 3,5 brand, mentre fino al 2015 erano solamente due. In circa il 75% dei casi le realtà distributive sono multibrand o multicostruttore. Un terzo dei concessionari legati ai marchi storici ha scelto di affiancare anche l’offerta cinese, attratto dalla possibilità di accedere a listini competitivi e prodotti innovativi.

    • Modello di partnership multinazionale (come Stellantis per Leapmotor)
    • Accordi commerciali con distributori locali (vedi DR, EMC ed Evo)
    • Supporto post-vendita potenziato e servizio clienti localizzato

    Questi cambiamenti stanno determinando una progressiva trasformazione del tessuto produttivo e commerciale italiano, introducendo nuove professionalità, processi di formazione e servizi, oltre ad aprire nuove prospettive occupazionali e di investimento.

    Come l’offerta cinese influenza le scelte dei consumatori italiani

    La proposta dei costruttori cinesi si sta configurando come uno degli elementi catalizzatori delle scelte di acquisto degli italiani: secondo studi recenti quasi la metà degli automobilisti considera ormai i nuovi player come un’alternativa reale e selezionabile. Questa tendenza è particolarmente marcata tra i giovani adulti; nella Generazione Z la percentuale di interesse supera il 70%, indice di un atteggiamento più aperto all’innovazione e meno legato al valore storico delle case tradizionali.

    Le strategie commerciali, improntate su prezzi aggressivi, dotazioni tecnologiche avanzate e garanzie estese, stanno determinando un riequilibrio delle preferenze, stimolando le case storiche europee ad aggiornare le proprie offerte. Nei segmenti SUV C e D — oggi i più presidiati dalle aziende orientali — la competizione si è fatta serrata, favorendo la diffusione di veicoli elettrici puri e plug-in hybrid fino a poco tempo fa appannaggio di un pubblico ristretto.

    Infine, va evidenziata la crescente attenzione dei consumatori per servizi accessori come il finanziamento personalizzato e l’assistenza digitale, spesso già compresi nell’offerta cinese e ormai percepiti come standard nel processo di acquisto.

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