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Blocchi diesel dal 2027: quali auto rischiano lo stop e in quali città e regioni potrebbero scattare i divieti

diesel euro 5

Le misure attese nel 2027 per le auto a gasolio segnano una svolta nelle politiche di circolazione urbana, con blocchi mirati ai veicoli diesel più inquinanti in alcune delle aree urbane italiane a maggiore concentrazione di smog. L’iniziativa si inserisce in una strategia più ampia di adeguamento alle direttive europee volte alla riduzione delle emissioni di particolato (PM10) e ossidi di azoto, responsabili di danni ambientali e rischi per la salute pubblica. Queste decisioni derivano non solo dalla volontà di proteggere i cittadini, ma sono anche la diretta conseguenza di procedure di infrazione avviate a livello europeo contro l’Italia per il mancato rispetto dei limiti di qualità dell’aria. La normativa si differenzia per regioni e comuni e sottolinea l’esigenza di ridurre le fonti di inquinamento nelle aree più sensibili, promuovendo la transizione verso una mobilità più sostenibile e meno impattante anche dal punto di vista ambientale ed economico.

La mappa dei blocchi diesel: città, regioni e aree interessate

Le regioni coinvolte dalle restrizioni imposte dal 2027 sono principalmente quelle del bacino Padano – Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna – ovvero le aree con la maggiore criticità ambientale legata al traffico veicolare. Qui verranno adottati blocchi selettivi alla circolazione delle auto diesel Euro 5, nei soli comuni con oltre 100.000 abitanti. Pertanto, non tutte le zone urbane saranno soggette alle stesse limitazioni.

  • Lombardia: Milano, Monza, Bergamo, Brescia; in queste città il blocco dei veicoli diesel Euro 5 sarà permanente nei giorni feriali, dalle 7:30 alle 19:30.
  • Piemonte: Torino e Novara rientrano tra i centri soggetti a divieti, con misure stagionali in vigore dal 1° ottobre al 15 aprile dell’anno successivo, concentrando le limitazioni nei mesi invernali.
  • Emilia-Romagna: Bologna, Modena, Parma, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Piacenza e Forlì, dove il blocco si applicherà nei giorni feriali, nella fascia 8:30–18:30. Altri comuni potranno scegliere opzionalmente di aderire.
  • Veneto: Verona, Padova e Venezia saranno le principali città coinvolte. In base allo stato della qualità dell’aria, le restrizioni potranno essere intensificate temporaneamente anche ad altri veicoli commerciali.

Va rilevato che l’applicazione delle restrizioni non è uniforme neanche tra città di una stessa regione. Per esempio, Milano adotta regolamenti più rigidi, con limitazioni all’accesso nelle “Area B” e “Area C”. Alcuni comuni minori possono scegliere di adottare analoghe misure su base volontaria. Nelle regioni del centro-sud, invece, non sono previsti divieti strutturali analoghi, fatta eccezione per restrizioni temporanee o emergenziali in grandi città come Roma nelle giornate di superamento dei limiti ambientali.

Quali auto rischiano lo stop: cronologia e categorie coinvolte tra Euro 5 e Euro 6

L’impatto delle nuove regole colpisce prevalentemente vetture private e commerciali diesel con omologazione Euro 5, prodotte e immatricolate tra il 1° settembre 2009 e il 31 agosto 2015. Rientrano nella regolamentazione anche mezzi per il trasporto di persone (M1, M2) e merci (N1, N2), nonché mezzi pesanti e autobus di pari categoria per il 2027. La suddivisione delle categorie interessate segue una cronologia di implementazione con progressiva estensione a questa specifica fascia di veicoli, allo scopo di modernizzare il parco auto circolante nelle zone più congestionate.

Per quanto riguarda i modelli Euro 6, la situazione è meno uniforme. In generale, gli Euro 6 non saranno soggetti a blocchi permanenti dal 2027, fatta eccezione per particolari casi di emergenza ambientale, tipicamente in presenza di superamenti prolungati dei limiti di qualità dell’aria, o durante le “domeniche ecologiche” in alcune metropoli come Roma e Milano. Alcune città, inoltre, hanno approvato piani di limitazione progressiva anche per Euro 6 A, B e C su orizzonti temporali successivi (ad esempio Milano prevede la restrizione per veicoli Euro 6 A-B-C entro il 2028 e per le ulteriori varianti D e D_Temp entro il 2030), ma non sono ancora in vigore blocchi strutturali a livello nazionale per queste categorie.

La normativa non riguarda le automobili Euro 6D e Euro 7, né sono inclusi veicoli a GPL, metano, ibridi o elettrici, che risultano attualmente esenti dai blocchi nelle aree soggette a restrizioni sulle emissioni diesel.

Calendario e dettagli dei divieti: date, orari, applicazioni locali e deroghe

L’avvio delle nuove limitazioni al traffico diesel Euro 5 seguirà un calendario preciso che tiene conto delle peculiarità regionali e locali. Il termine generale per l’entrata in vigore è fissato al 1° ottobre 2026, ma possono esistere differenze sostanziali tra le grandi città coinvolte:

Regione / CittàData inizioOrario applicazioneDurata / Stagionalità
Lombardia (Milano, Monza, etc.)01/10/20267:30 – 19:30 (feriali)Permanente
Piemonte (Torino, Novara)01/10/20268:30 – 18:30Stagionale (1/10 – 15/4)
Emilia-Romagna (Bologna, etc.)01/10/20268:30 – 18:30 (feriali)Permanente
Veneto (Verona, Padova, Venezia)01/10/20268:00 – 18:00Stagionale (ott-apr), con possibilità blocchi 24h su 24 in casi di allerta

Per i mezzi pesanti (N3 e autobus M3), le restrizioni entreranno dal 2027. Alcune regioni ammettono esenzioni e deroghe per specifiche categorie, come veicoli delle forze di polizia, ambulanze, auto storiche iscritte in appositi registri e lavoratori turnisti. È inoltre operativo il servizio Move-In, che consente una certa libertà di movimento ai veicoli soggetti a limitazioni entro una soglia chilometrica annuale predefinita.

Le amministrazioni locali possono anticipare o intensificare i divieti in caso di urgenze ambientali, superamento dei limiti di PM10 o eventi eccezionali. In ogni caso, si consiglia di verificare le ordinanze aggiornate sui portali istituzionali delle regioni e dei comuni interessati.

Come verificare se la propria auto è a rischio e cosa possono fare i proprietari

Chi possiede un veicolo diesel potenzialmente interessato dalle restrizioni deve procedere a una verifica concreta della “classe Euro” associata al proprio veicolo:

  • Controllare il libretto di circolazione, sezione V.9 o annotazioni, dove viene riportata la classe ambientale.
  • Utilizzare i servizi online del Portale dell’Automobilista (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), inserendo la targa e il tipo di veicolo per avere conferma della categoria emissione.

Una volta accertata la computabilità del proprio veicolo per la classe Euro 5, occorre consultare le normative locali pubblicate periodicamente sui portali delle amministrazioni comunali e regionali. Nel caso la vettura risulti tra quelle soggette allo stop, le opzioni disponibili variano dalla fruizione di deroghe (Move-In) fino alla valutazione di un eventuale cambio dell’auto o del proprio stile di mobilità quotidiana.

Alcune regioni prevedono ulteriori esenzioni per disabili, emergenze sanitarie, veicoli storici con CRS e, in casi specifici, per cittadini con ISEE basso. È importante verificare ogni possibile deroga e tenersi informati tramite canali ufficiali.

Alternative alla circolazione urbana: sistemi Move-In e nuove opportunità di mobilità

Le strategie messe a disposizione delle amministrazioni per ridurre l’impatto sulle abitudini di chi si sposta in auto comprendono soluzioni tecnologiche e incentivi a forme di mobilità più sostenibile. Il più noto è il sistema Move-In (Monitoraggio dei Veicoli Inquinanti); consiste nell’installazione di una scatola nera che consente ai veicoli soggetti a blocco di circolare spalmando un numero limitato di chilometri all’anno, variabile in base alla categoria ambientale e alla regione di residenza.

  • Utilizzo del trasporto pubblico locale, che in molte città è stato potenziato proprio per offrire una reale alternativa alla mobilità privata.
  • Scelta di vetture a basse emissioni come GPL, metano, ibride plug-in e full o elettriche, che non rientrano nelle restrizioni.
  • Partecipazione a iniziative di car sharing e servizi di mobilità condivisa, disponibili in molte grandi città.

L’evoluzione del mercato prevede inoltre incentivi per la rottamazione dei veicoli più inquinanti e il passaggio a modelli più “green”, riducendo nel tempo la quota di auto coinvolte dai blocchi futuri.