Nel 1971 Giorgetto Giugiaro firmava la Maserati Boomerang, prototipo destinato a diventare un simbolo della scuola italiana del design automobilistico, con le sue linee a cuneo tese e radicali. Nel 2025 il figlio Fabrizio, a capo di GFG Style, recupera quel linguaggio e lo proietta nel presente con un’opera unica commissionata dal collezionista messicano Carlos Peralta. Non è una semplice replica, ma una reinterpretazione consapevole che fonde memoria storica e nuove tecnologie.
La Peralta S ha visto la luce in anteprima al Pastejé Automotive Invitational in Messico, evento privato e raffinato che unisce collezionisti e appassionati di auto rare, per poi prepararsi a una passerella di livello mondiale alla Monterey Car Week dell’agosto 2025. Questa doppia cornice non è casuale: celebra il legame con il committente e al tempo stesso proietta la vettura nel circuito globale dei concorsi di eleganza, laddove le dream car diventano icone senza tempo.
La Peralta S non apre una serie, né annuncia un futuro modello di produzione: resterà un esemplare unico, concepito per esaltare la libertà creativa del coachbuilding italiano. Proprio questa unicità la rende un’opera-manifesto, un atto di coraggio e un richiamo alla stagione d’oro delle carrozzerie torinesi, quando l’auto era anche scultura e laboratorio di idee.
Un corpo vettura scolpito come un monolite
La carrozzeria della Peralta S è realizzata in alluminio lucidato a specchio, un materiale che riflette l’ambiente circostante trasformando la vettura in un prisma di luci e ombre. È una scelta estrema, perché l’alluminio lucido non ammette imperfezioni: ogni superficie racconta le ore di lavoro manuale dei battilastra, restituendo una qualità tangibile che va oltre la verniciatura. Le superfici, tese e prive di orpelli, trasformano la macchina in una sorta di architettura mobile.
Uno degli elementi più spettacolari è la cupola anteriore incernierata frontalmente, che integra tetto e parabrezza e si solleva come il canopy di un jet militare. L’accesso all’abitacolo diventa così un rito teatrale, in cui l’automobile si apre al guidatore rivelandone l’interno. A fianco di questa soluzione scenografica, i cristalli laterali si muovono in modo indipendente con una apertura a gabbiano, offrendo praticità nella vita quotidiana senza tradire l’impianto radicale del design.
Il gioco di riflessi tra superfici vetrate e alluminio lucido annulla quasi ogni distinzione tra materiali, creando l’effetto di un monolite compatto. Questa continuità visiva richiama direttamente l’estetica della Boomerang, ma viene reinterpretata con una morbidezza più attuale, capace di dare fluidità a un linguaggio geometrico che negli anni Settanta appariva quasi brutale. Il risultato è un oggetto che vibra fra scultura e macchina, sospeso fra passato e futuro.
La meccanica italiana e la precisione contemporanea
GFG Style non ha diffuso specifiche dettagliate, ma più fonti concordano nel riconoscere alla Peralta S una base derivata dalla Maserati MC20. Ciò significa un telaio in fibra di carbonio, schema a motore centrale posteriore e trazione posteriore pura, con proporzioni che coincidono perfettamente con quelle della supercar modenese. È un innesto che unisce la tradizione artigianale del design torinese con l’avanguardia ingegneristica emiliana.
Al centro batte il V6 3.0 biturbo Nettuno da oltre 620 cavalli, propulsore brevettato con tecnologia di pre-camera di combustione ispirata alla Formula 1. Abbinato al cambio a doppia frizione a otto rapporti, questo motore assicura alla Peralta S prestazioni da vera sportiva, pur restando subordinato al ruolo principale della vettura: non la ricerca del tempo sul giro, ma l’affermazione estetica e culturale di un’opera unica.
L’adozione di una carrozzeria completamente nuova in alluminio e carbonio ha richiesto un lavoro di ingegnerizzazione dedicato per gestire pesi, raffreddamento e flussi aerodinamici. L’auto è stata sviluppata per conservare la coerenza dinamica del telaio Maserati, pur con un abito completamente diverso. Questo dialogo fra artigianato e tecnica restituisce un’esperienza su strada che promette emozioni analogiche in un’epoca di digitalizzazione estrema.
Il valore simbolico della Peralta S
La Peralta S non è soltanto un’automobile, ma un gesto culturale: mette in relazione la stagione rivoluzionaria del design italiano degli anni Settanta con il presente, segnando la continuità di una tradizione familiare che da mezzo secolo influenza l’immaginario automobilistico globale. L’opera di Fabrizio Giugiaro non vive di nostalgia, ma di reinterpretazione attiva.
In un’industria dominata da piattaforme modulari e processi di standardizzazione, un progetto come la Peralta S riporta al centro il valore dell’artigianato e della personalizzazione radicale. È la prova che il coachbuilding italiano può ancora proporre linguaggi forti e proporre vetture capaci di entrare nel mito nonostante la produzione sia limitata a un solo esemplare.
Accolta con entusiasmo dalla critica e destinata a catturare l’attenzione alla Monterey Car Week, la Peralta S si colloca già oggi nel novero delle automobili-simbolo del decennio. Non sarà mai un prodotto di serie, ma resterà come una pietra miliare nella storia del design automobilistico, un’opera che testimonia come l’auto possa essere al tempo stesso tecnologia, arte e memoria viva.






