Renault e Geely scelgonouna strategia fondata su flessibilità produttiva e neutralità tecnologica. La creazione di Horse Powertrain Limited, joint venture tra il gruppo francese e quello cinese, segna un punto di svolta nell’approccio ai sistemi propulsivi del futuro, basandosi sull’idea che l’elettrico da solo non basterà a soddisfare la domanda mondiale di mobilità a basse emissioni nei prossimi due decenni.
Il progetto si sviluppa in un momento di grande fermento per il settore automotive, in cui le regole stringenti sulla CO2 si intrecciano con infrastrutture di ricarica ancora lacunose, costi elevati delle batterie e forti asimmetrie geografiche. È qui che Renault e Geely intervengono con una proposta che promette di modificare radicalmente la logica progettuale dei veicoli ibridi, consentendo di realizzarli non più partendo da architetture dedicate, ma addirittura riciclando le piattaforme elettriche già esistenti, sfruttando la stessa scocca e gli stessi spazi destinati al motore e ai sistemi elettronici dei BEV.
La chiave di volta di questo processo è il Future Hybrid Concept, un’unità compatta e integrata, capace di sostituire il powertrain elettrico di un’auto a batteria con un modulo ibrido completo, senza richiedere modifiche strutturali alla piattaforma. La sua logica è quella del “drop-in”: un blocco unico, composto da motore termico, motore elettrico, inverter, trasmissione, batteria ausiliaria e centralina, pronto a essere installato nel vano anteriore, riattivando il motore endotermico laddove si prevedeva solo energia elettrica.
Tecnologia modulare e prestazioni adattive
Alla base dell’innovazione c’è una concezione nuova del rapporto tra architettura veicolo e tipo di propulsione, che rompe con la tradizionale dicotomia tra BEV e PHEV. Il sistema pensato da Horse Powertrain è un ibrido modulare avanzato, capace di operare tanto in modalità ibrida parallela quanto in configurazione seriale, permettendo di adattare dinamicamente il funzionamento in base alle esigenze di autonomia, performance o contenimento dei consumi.
Il motore termico, predisposto per funzionare anche con carburanti alternativi come etanolo E85, metanolo M100 o combustibili sintetici, viene abbinato a un propulsore elettrico e a una trasmissione compatta, il tutto racchiuso in un modulo integrabile nelle stesse linee di montaggio destinate ai veicoli full electric. L’integrazione di sistemi di ricarica on-board da 800 volt, la compatibilità con la trazione integrale attraverso un asse posteriore elettrico e la possibilità di convertire il sistema in range extender aggiungono versatilità a una soluzione che si distingue non solo per ingegneria compatta, ma soprattutto per capacità di adattamento alle esigenze di produzione globale.
Un elemento importante è l’abbattimento dei costi industriali e dei tempi di sviluppo: con questa tecnologia, un costruttore potrà offrire sia versioni BEV che ibride di uno stesso modello utilizzando la medesima piattaforma. Questa architettura rende più agevole la penetrazione nei mercati emergenti, dove l’infrastruttura di ricarica è ancora carente e dove la domanda si concentra su veicoli in grado di garantire autonomia e flessibilità con tecnologie consolidate.
Una rivoluzione che parte dalla fabbrica
Sul piano industriale, il progetto Horse Powertrain si appoggia su una rete produttiva che conta 17 impianti distribuiti su 3 continenti, con una capacità complessiva che supera i 5 milioni di sistemi l’anno. Questo significa poter rifornire una gamma vastissima di brand e mercati, dalla Cina all’Europa, passando per India, Sud America e Medio Oriente. La presenza di Saudi Aramco come partner strategico e investitore di minoranza aggiunge peso alla visione del progetto: l’obiettivo è integrare anche i combustibili sintetici nel sistema.
Non si tratta solo di tecnologia, ma anche di strategia di posizionamento: mentre alcuni gruppi investono esclusivamente nell’elettrico, Geely e Renault tracciano una terza via, più resiliente, capace di convivere con la transizione senza restarne schiacciati. Questo approccio, definito “technology-agnostic” dal CEO Matias Giannini, riflette la necessità di non vincolarsi a un’unica direzione, ma di rispondere ai bisogni concreti dei diversi ecosistemi industriali e urbani in cui i veicoli si troveranno a operare.
La produzione del Future Hybrid Concept è prevista per il 2028, ma l’impatto della sua introduzione sarà avvertibile molto prima. Già oggi diversi costruttori stanno osservando con interesse la possibilità di accedere a questa piattaforma, sia per l’integrazione diretta su veicoli di nuova generazione, sia come soluzione di retrofit industriale per flotte già esistenti, un campo finora inesplorato nella transizione energetica.






