Dal primo gennaio 2025, le auto aziendali concesse a uso promiscuo sono soggette a un nuovo sistema di tassazione che cambia il calcolo del valore del fringe benefit. Le modifiche, introdotte con la legge 207 del 2024, incentivano l’adozione di veicoli a basse emissioni, in linea con gli obiettivi di transizione ecologica ed energetica. Queste novità hanno ripercussioni economiche sia per le aziende sia per i lavoratori, generando non poche perplessità su costi e modalità applicative.
La nuova tassazione sulle auto aziendali, focus sulla propulsione
Le nuove regole abbandonano il criterio delle emissioni di CO2 per determinare la tassazione, introducendo invece un sistema basato sul tipo di alimentazione del veicolo. I coefficienti fiscali applicabili dal 2025 sono più vantaggiosi per i veicoli elettrici e ibridi plug-in, con aliquote pari rispettivamente al 10% e al 20%. Invece, per le auto alimentate a benzina, diesel, GPL, metano o ibride non plug-in (HEV), il coefficiente sale al 50%.
Questa riforma segna una rottura rispetto al passato: auto che fino al 2024 beneficiavano di una tassazione ridotta al 30% (emissioni tra 61 e 160 g/km di CO2) saranno ora soggette a un aggravio con un aumento del coefficiente fiscale al 50%. Non solo i lavoratori, ma anche le aziende vedranno crescere i costi, a causa dell’incremento delle trattenute fiscali, dei contributi previdenziali e del trattamento di fine rapporto legato al fringe benefit.
Impatti economici della riforma dei benefit per le auto aziendali
Le aziende devono quindi fronteggiare un aumento delle spese legato alla nuova normativa. Per i veicoli concessi in uso promiscuo, il valore del fringe benefit contribuirà a determinare il costo totale del rapporto di lavoro. L’aumento del 66,67% per alcune categorie di auto ha conseguenze dirette non solo sul calcolo dei contributi previdenziali, ma anche sui costi associati alla previdenza complementare e al TFR.
Per i lavoratori, l’aumento delle trattenute fiscali si tradurrà in una riduzione del reddito netto percepito. Lavoratori con auto aziendali a benzina o diesel, considerate meno ecologiche, subiranno un impatto maggiore rispetto a chi utilizza veicoli elettrici o ibridi plug-in. Questi ultimi beneficeranno di una tassazione più favorevole per cui i veicoli a zero o basse emissioni una scelta strategica non solo per l’ambiente, ma anche per il portafoglio.
Un aspetto della normativa riguarda i contratti stipulati entro il 31 dicembre 2024. Secondo una interpretazione dell’Agenzia delle entrate, i contratti sottoscritti prima dell’entrata in vigore delle nuove regole continueranno a essere regolati dalle disposizioni precedenti, anche se i veicoli saranno consegnati nel 2025.
Questa differenziazione ha generato confusione tra aziende e lavoratori, complicando l’applicazione della normativa. Per evitare disguidi, molte aziende stanno rinegoziando le condizioni contrattuali o cercando soluzioni temporanee per mitigare gli effetti della riforma.






