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    Accise uguali per benzina e diesel: lo Stato ha fatto giustizia o cassa?

    Riforma accise: cosa cambia per benzina e diesel, motivazioni, effetti sui prezzi e su chi è esentato. Stato fa giustizia o solo cassa?

    Accise uguali per benzina e diesel

    Dal 2026 il panorama fiscale dei carburanti in Italia affronta un’importante trasformazione: la fine dello storico divario tra accise applicate a benzina e diesel. L’intervento legislativo, programmato attraverso un decreto interministeriale e una serie di normative attuative, determina un equilibrio mai visto fra le due principali fonti di alimentazione per veicoli. Questa misura si inserisce nel più ampio disegno di armonizzazione europea dei sistemi fiscali in chiave ambientale ed economica, ma pone molteplici interrogativi sugli effetti reali per automobilisti, imprese e casse pubbliche.

    Cosa prevede la riforma delle accise su benzina e diesel

    L’adeguamento delle imposte su benzina e diesel nasce con l’intenzione di eliminare un’agevolazione considerata ormai sorpassata e dannosa dal punto di vista ambientale. Secondo il decreto interministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale e la legge di Bilancio 2026, dal 1° gennaio 2026 l’aliquota delle accise su entrambi i carburanti sarà fissata a 0,6729 euro per litro. Questo comporta una riduzione di 4,05 centesimi per la benzina rispetto all’attuale livello e, contestualmente, un aumento identico per il gasolio. L’intervento, che anticipa di diversi anni la tempistica inizialmente prevista – ovvero cinque anni dal 2025 al 2030 – è stato inserito per accelerare l’allineamento con gli obiettivi ambientali dell’Unione Europea, in particolare l’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi (SAD).

    Nel dettaglio, il processo prevede:

    • Una progressiva riduzione delle accise sulla benzina, che nel 2025 era già scesa a 0,7134 euro/litro, per poi raggiungere 0,6729 euro/litro nel 2026;
    • Un rapporto inverso per il gasolio: l’aliquota passa da 0,6324 euro/litro a 0,6729 euro/litro, con un incremento netto di circa 4 centesimi;
    • L’introduzione di misure transitorie per garantire l’equilibrio dei prezzi e la sostenibilità per le categorie più esposte.

    Diversi ministeri hanno sottoscritto il provvedimento, segnalando anche l’impegno ad aggiornare la normativa annualmente in risposta alle esigenze fiscali e ambientali. Il percorso legislativo si collega a direttive europee e trae ispirazione dalle relazioni tecniche presentate nelle Camere, con l’obiettivo di assicurare maggiore equità fiscale e una pressione meno distorsiva sui consumi energetici.

    Motivazioni e obiettivi dell’allineamento fiscale

    Il governo, attraverso questa riforma, mira a correggere una storica disparità tra benzina e diesel. Per molti anni, il gasolio ha beneficiato di accise più basse in virtù del suo largo impiego nel trasporto privato e commerciale, rappresentando così un incentivo economico diretto a favore di veicoli spesso più inquinanti, soprattutto se datati. L’Unione Europea ha definito questa dinamica un “sussidio ambientalmente dannoso”, spingendo i Paesi membri verso la rimozione di queste agevolazioni per favorire lo sviluppo sostenibile.

    L’obiettivo dichiarato è uniformare la tassazione e promuovere una transizione energetica più rispettosa dell’ambiente, riducendo l’impatto degli inquinanti legati al consumo di diesel – particolato fine e ossidi di azoto. Parallelamente, si punta a ottimizzare l’architettura fiscale dello Stato, rendendo le risorse raccolte più coerenti con le priorità della modernizzazione infrastrutturale, come il finanziamento del fondo nazionale per il trasporto pubblico e la riforma fiscale. Da più parti, inoltre, viene richiesta una riflessione sull’intero sistema impositivo dei carburanti, in particolare sull’influenza dell’IVA, che rappresenta una componente significativa del prezzo finale al distributore.

    Impatto sui prezzi alla pompa e sulle entrate dello Stato

    L’allineamento delle accise comporterà modifiche tangibili ai prezzi al consumo e consistenti effetti sul gettito fiscale nazionale. Secondo le stime elaborate sulla base dei dati del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, applicando la nuova aliquota unica si otterranno le seguenti variazioni:

    Carburante Prezzo medio attuale (euro/litro) Prezzo stimato 2026 (euro/litro)
    Benzina 1,683 1,634
    Gasolio 1,608 1,658

    Ne consegue che il gasolio diventerà leggermente più caro della benzina (di circa 2,4 centesimi per litro), invertendo una tendenza di lunga data. Il peso delle tasse – accise e IVA – continuerà a incidere fino al 40% sul prezzo finale.

    Dal lato delle finanze pubbliche, l’incremento dell’entrata fiscale per lo Stato nel primo anno è stimato in circa 550 milioni di euro, con proiezioni fino a 2,6 miliardi entro il 2033 secondo la relazione tecnica della manovra. Le principali destinazioni per le nuove risorse sono:

    • il già citato fondo nazionale per il trasporto pubblico, con l’intenzione di migliorare servizi e sostenibilità;
    • il fondo per la riforma fiscale, strumento destinato a finanziare cambiamenti strutturali nel sistema tributario italiano.

    Nonostante le previsioni finanziarie ottimistiche, prevale l’incertezza riguardo la reale ricaduta di questi fondi su servizi pubblici e sistema dei trasporti, già segnati da forti disparità territoriali. Diverse associazioni, tra cui Altroconsumo e Assoutenti, sollevano questioni sulla necessità di liberare ulteriormente i prezzi dalla pressione fiscale generale, ad esempio sostenendo un’eventuale riduzione dell’IVA.

    Categorie esentate e criticità del nuovo sistema

    La riforma delle accise include deroghe specifiche che limitano l’impatto degli aumenti su alcuni settori strategici. Tra le principali categorie escluse troviamo:

    • Trasporto pubblico locale: il decreto prevede che autobus e altri veicoli in servizio pubblico non subiscano l’incremento dei costi legato all’allineamento delle accise;
    • Settore agricolo e biocarburanti: i carburanti utilizzati in agricoltura e i bio-combustibili sono esenti dall’aumento, per non penalizzare comparti considerati vitali per l’economia nazionale e la transizione energetica.

    Restano tuttavia problematiche aperte: tra queste, la concreta attuazione delle esenzioni – rimandata ad ulteriori decreti attuativi – e la difficoltà di assicurare una distribuzione omogenea dei benefici sul territorio. Vi sono poi dubbi sulla capacità del nuovo sistema di rispondere alle richieste di competitività e sostenibilità, soprattutto in assenza di una armonizzazione fiscale a livello europeo. Infine, permangono dubbi tra i consumatori sul rischio di nuovi aumenti indiretti dei biglietti del trasporto pubblico, qualora le compensazioni previste non siano applicate in modo efficace e tempestivo.

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