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    Omoda 5, il suv full hybrid che ha tanti motivi per sorprendere

    La catena cinematica della Omoda 5 full hybrid non si limita a “sommar” un termico e un elettrico: li orchestra

    Omoda 5

    Quando un marchio nuovo si presenta con un full hybrid che dichiara consumi reali, tecnologia concreta e un prezzo che fa saltare sulla sedia i listini consolidati, vale la pena fermarsi e guardare con attenzione. La Omoda 5 in versione full hybrid arriva proprio così: senza trombe e fanfare, ma con la determinazione di chi ha studiato il cuore del mercato europeo e ha cucito addosso al prodotto ciò che gli automobilisti chiedono adesso. Il disegno esterno è tagliente, la calandra frameless porta il family feeling della casa, il posteriore alto spinge la silhouette verso un’idea di sportività accessibile; ma è sotto la pelle che questa vettura piazza i colpi più interessanti, unendo architettura ibrida serie-parallelo, trasmissione a rapporto fisso dall’erogazione “elettrica” e una dotazione ADAS che non lascia buchi, nemmeno agli allestimenti d’ingresso. È la ricetta giusta nel momento giusto, e non per caso.

    Perché è diverso da molti HEV

    La catena cinematica della Omoda 5 full hybrid non si limita a “sommar” un termico e un elettrico: li orchestra. In marcia urbana, quando la potenza richiesta è bassa, il motore elettrico si prende la scena, sfruttando l’energia immagazzinata nella batteria ad alta tensione per silenziare partenze, manovre e i tipici “stop-and-go” dei viali cittadini; il 1.5 a ciclo Miller/TGDi entra di taglio, lavora nella sua finestra di massimo rendimento e, se conviene, si limita a generare energia per l’e-drive. Appena l’andatura si fa più sostenuta, la regia passa al parallelo: il termico aggancia le ruote, l’elettrico colma i transitori, e la combinazione produce quella sensazione di spinta piena ma continua che è la cifra di questo powertrain.

    Molti ibridi si portano dietro l’effetto “elastico” dell’e-CVT classico, con giri motore che corrono in avanti e rumore che precede l’azione. Qui lo schema a ingranaggi fissi – un rapporto unico con gestione elettronica delle fasi – rende l’erogazione lineare, toglie l’ansia di “cercare la marcia giusta” e mantiene NVH sotto controllo. La risposta al pedale è prevedibile, l’onda di coppia è piatta e progressiva, e in extraurbano il regime è tale da non “bucare” l’abitacolo: il risultato è una guida EV-like senza presa alla spina.

    In scheda tecnica il totale parla di potenza combinata attorno ai 224 CV, spalmata su una trazione anteriore che privilegia efficienza e leggerezza. Lo 0-100 km/h si chiude in meno di otto secondi, la velocità massima si assesta su valori da turismo veloce, ma il dato che conta davvero sta nella voce consumi: poco più di cinque litri per 100 km in ciclo misto quando si guida con buon senso, cifra che, tradotta in pieno e chilometri, significa poter fare strada vera senza diventare schiavi della colonnina e senza temere la pompa.

    Com’è su strada

    Nel traffico l’ibrido si ricorda di essere nato per la città. La partenza è morbida e silenziosa, il recupero d’energia in frenata è modulato con criterio, la fase di coasting a bassa velocità allunga i tratti a zero emissioni locali. È in queste condizioni che si capisce perché l’architettura serie-parallelo abbia senso: il termico resta dietro le quinte e sale sul palco solo quando serve davvero, senza strappi né intrusioni acustiche fastidiose.

    Sui 90-110 km/h, le transizioni tra elettrico e termico spariscono nella continuità della marcia. L’assetto privilegia il comfort, smorza bene giunti e rattoppi, e la sensazione al volante è di guidare una gran turismo compatta più che un semplice SUV cittadino. Chi fa pendolarismo troverà in questo equilibrio una virtù sottovalutata: si arriva a destinazione riposati, con consumi aderenti alla promessa e senza la rumorosità “di fondo” che spesso affiora su crossover più rigidi.

    Schacciando a fondo, il sistema si mette in parallelo spinto e la somma dei mondi si sente. Non è una hot-hatch mascherata, e non pretende di esserlo, ma la progressione è sostanziosa, gli sorpassi si chiudono con margine e la trazione anteriore resta composta finché non si esagera in uscita di rotonda bagnata. Il bello è che, finita la richiesta, tutto torna calmo subito: regime giù, rumorosità che si spegne, navigazione in silenzio.

    Abitacolo, interfacce, ADAS

    Dentro, il colpo d’occhio è dominato dalla doppia superficie digitale che unisce quadro e infotaiment in un unico arco visivo; la grafica è pulita, i menu non ti buttano addosso funzioni inutili, e soprattutto c’è spazio per selettori fisici dove serve, perché alzare la temperatura o cambiare flusso dell’aria non deve essere una questione di tocchi su un sottomenù. La connettività con Apple CarPlay e Android Auto è wireless, l’assistente vocale capisce i comandi quotidiani senza liturgie.

    Il pacchetto di aiuti alla guida è completo: dal cruise adattivo con stop&go al mantenimento di corsia, passando per angolo cieco, frenata automatica con pedoni/ciclisti e telecamere a 360°. La taratura è una delle sorprese: l’auto non tira il volante nelle manovre dolci, non “rimbrotta” a ogni imperfezione di linea e, quando la situazione si fa complessa, cede il passo con discrezione. È l’approccio che preferiamo: l’ADAS che assiste, non quello che comanda.

    Alle spalle della linea filante c’è un abitacolo spazioso per quattro adulti più un quinto “occasionale”, con un vano bagagli regolare che non soffre la forma del portellone. La seduta è corretta, la regolazione volante-sedile copre anche altezze importanti, la visibilità è più che buona nonostante il taglio del lunotto. Il lavoro su insonorizzazione e materiali fonoassorbenti paga soprattutto in autostrada: si parla a voce naturale anche a 130 km/h.

    Prezzo, garanzie, costi d’uso

    Il prezzo resta la leva che fa più rumore: la Omoda 5 full hybrid entra in listino con cifre che lambiscono il mondo delle compatte termiche ben equipaggiate, ma mette sul tavolo doppio display, ADAS completi, keyless, clima bi-zona, sedili e volante riscaldabili dove previsti e finiture curate. Non è una “entry furbastra” da scalare a suon di pacchetti: già l’allestimento base ha l’essenziale, quello alto ti porta quasi in zona semi-premium.

    La copertura si spinge a sette anni/150.000 km sul veicolo e allarga la tutela della parte ibrida fino a otto anni/160.000 km a seconda dei mercati. Tradotto: meno incertezza al secondo e terzo proprietario, valore residuo più solido e un TCO che, tra consumi bassi e manutenzione ordinaria contenuta, diventa competitivo anche rispetto a molte mild hybrid più economiche al listino ma più “assetate” nel quotidiano.

    Il marchio ha messo in piedi piani finanziari con VFG chiara e permute valutate in rete, completando il quadro con Kasko e furto/incendio a premio calmierato dove la partnership bancaria è già attiva.

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