Il Consiglio dei Ministri ha recentemente approvato, in esame preliminare, il quarto decreto legislativo correttivo legato alla riforma fiscale. Questo provvedimento, atteso dal settore automotive e dal comparto fiscale, mira a una significativa revisione della disciplina sulle autovetture ad uso aziendale. Si interviene sia per eliminare incertezze stratificate nel tempo sia per garantire maggiore trasparenza applicativa per imprese e lavoratori, in linea con gli orientamenti espressi dal Ministero dell’Economia. Le modifiche apportate si inseriscono in un quadro normativo già segnato dalla Legge di Bilancio 2025, risolvendo alcune criticità emerse nell’ultimo biennio che avevano portato a divergenze interpretative e problematiche tecniche nella gestione dei fringe benefit legati all’uso promiscuo dei veicoli aziendali.
Fringe benefit auto aziendali: come cambia la tassazione dopo cinque anni
La riforma interviene incisivamente sul modo in cui si determina il valore imponibile dei veicoli assegnati ai dipendenti come forma di remunerazione accessoria. Per la prima volta, l’età del veicolo diventa criterio centrale nella determinazione dei fringe benefit imponibili. In particolare, dopo il quinto anno dall’immatricolazione, il valore da assoggettare a tassazione subisce una maggiorazione del 50%, quale deterrente all’utilizzo prolungato di mezzi più datati e potenzialmente meno “green”.
Per i primi cinque anni, il benefit relativo alla concessione del veicolo continuerà ad essere calcolato applicando le aliquote vigenti, che rimangono differenziate a seconda dell’alimentazione:
- 10% per auto totalmente elettriche,
- 20% per ibride plug-in,
- 50% per alimentazioni tradizionali (benzina, diesel, GPL, metano).
Dal sesto anno, il calcolo cambia radicalmente: il valore del benefit aumenta forfettariamente del 50%. Si può sintetizzare la nuova modalità attraverso uno schema esemplificativo:
| Anzianità veicolo | Calcolo fringe benefit |
| Fino a 5 anni | Applicazione aliquote per tipologia di alimentazione su base tabellare |
| Oltre 5 anni | Maggiorazione forfettaria del 50% sul valore già calcolato |
Questa misura, adottata anche per uniformare il trattamento fiscale ed evitare disparità tra veicoli nuovi e già assegnati, non distingue tra tipologie di veicoli – endotermici, ibridi o elettrici – ma l’impatto sarà maggiore soprattutto sulle vetture a combustione interna (benzina e diesel) per la maggior incidenza fiscale sulle aliquote di base. La logica legislativa intende in questo modo promuovere una maggiore rotazione dei mezzi in flotta e orientare le imprese a investire in veicoli a minore impatto ambientale.
Optional e accessori: le nuove regole fiscali
Altra importante novità riguarda il trattamento fiscale degli accessori e allestimenti, non sempre considerati nelle tabelle ACI e che in passato avevano generato vari “vuoti applicativi”. Il decreto introduce una semplificazione amministrativa: qualora siano presenti optional o allestimenti installati dall’azienda e non valorizzati nelle tabelle, il valore imponibile del fringe benefit sarà incrementato del 5% in modo forfettario.
Questa maggiorazione forfettaria punta a risolvere le problematiche interpretative nate quando la presenza di optional non veniva adeguatamente considerata in fase di calcolo. In questo modo:
- Gli accessori installati a carico dell’azienda comportano sempre un aumento standard del 5% sull’importo calcolato attraverso le tabelle;
- Eventuali somme pagate dal dipendente per optional possono essere detratte dal valore complessivo da assoggettare a tassazione.
La scelta di procedere con una maggiorazione uniforme del valore, anziché quantificare ogni singolo optional, garantisce maggiore certezze e velocità nelle procedure, eliminando il rischio di disparità di trattamento sul piano operativo e uniformando le prassi aziendali.
Regime transitorio e riassegnazione dei veicoli: cosa prevede il decreto
Il testo normativo dedica particolare attenzione ai casi già pendenti e alle situazioni di passaggio. In ottica di tutela sia delle aziende che dei lavoratori, viene chiarito che i veicoli ordinati entro il 31 dicembre 2024 e assegnati ai dipendenti entro il 31 dicembre 2025 continueranno a godere della normativa previgente più favorevole.
Elemento distintivo è il superamento della determinazione del fringe benefit secondo il cosiddetto “valore normale” (criterio risultante dall’art. 9 del TUIR), che aveva creato disparità sostanziali tra casi simili ma con diverse date di assegnazione e immatricolazione. La modifica elimina tale rischio: per tutti i veicoli inclusi nel periodo transitorio la vecchia disciplina resta valida, anche se riassegnati internamente.
- Le auto già presenti in flotta aziendale al 31/12/2024, se riassegnate nel corso del 2025, non subiscono aggravi fiscali, ma continuano a essere trattate secondo le regole precedenti.
- Anche nel caso di ordinazioni formalizzate entro il 2024 ma consegnate nel 2025, si applicano le aliquote e le percentuali previgenti, evitando così la penalizzazione della valorizzazione a “valore normale”.
Il decreto, inoltre, parifica la riassegnazione a una nuova assegnazione: il cambio di destinatario tra lavoratori aziendali, anche a distanza di tempo, non modifica il trattamento fiscale complessivo del veicolo assegnato.
Infine, per queste auto transitate poi oltre il quinto anno dalla prima immatricolazione, scatta comunque l’aumento del 50% previsto dalle nuove norme; in pratica, al raggiungimento del sesto anno, anche i veicoli “protetti” durante la fase transitoria verranno riassorbiti nel nuovo regime fiscale maggiorato.
Obiettivi e impatti sul rinnovo delle flotte aziendali e sulla sostenibilità
L’architettura della riforma fiscale sulle auto in uso promiscuo si focalizza su alcuni obiettivi strategici:
- Favorire il rinnovamento del parco circolante attraverso incentivi e penalizzazioni mirate all’età dei veicoli;
- Orientare le imprese a prediligere mezzi meno inquinanti incrementando la pressione fiscale sui modelli più datati, soprattutto se dotati di motore endotermico;
- Ridurre il rischio di interpretazioni difformi e contenziosi su assegnazioni, optional e riassegnazioni, accrescendo la chiarezza normativa;
- Sostenere la transizione verso veicoli a basse emissioni, coerentemente con le politiche europee ed italiane di decarbonizzazione.
L’aumento del prelievo sui veicoli più vecchi innesta, infatti, una logica di turnover più rapida, stimolando non solo l’utilizzo di auto “verdi” ma anche una ripresa dell’industria legata alla mobilità sostenibile. Secondo gli operatori del settore, le nuove disposizioni incrementano l’efficienza amministrativa e promuovono una cultura aziendale più attenta all’innovazione ambientale, garantendo allo stesso tempo un quadro normativo più certo e affidabile per imprese e lavoratori.






