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    Autovelox, pubblicato il decreto sul censimento obbligatorio ma la piattaforma telematica non è pronta

    La banca dati sarà ospitata presso i server della Motorizzazione Civile e raggiungibile tramite il Portale dell'Automobilista

    Autovelox decreto

    Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha firmato e pubblicato il decreto dirigenziale 305 del 18 agosto 2025, un provvedimento che disciplina nel dettaglio il censimento obbligatorio di tutti i dispositivi di rilevazione della velocità presenti sulle strade italiane. L’obiettivo dichiarato è garantire trasparenza, tracciabilità e uniformità nella gestione degli strumenti, riducendo le contestazioni legali e restituendo ai cittadini la certezza che ogni autovelox sia impiegato in modo legittimo e verificabile.

    Il decreto stabilisce che gli enti proprietari o gestori delle strade e i corpi di polizia stradale debbano inserire i dati identificativi di ciascun dispositivo all’interno di una nuova piattaforma telematica. Senza la registrazione, l’autovelox non potrà essere utilizzato per accertare infrazioni. Il registro sarà poi reso consultabile online, in modo che chiunque possa controllare dove sono posizionati i dispositivi e con quali caratteristiche tecniche operano.

    Il problema è che, pur essendo il decreto già in vigore, la piattaforma telematica non è stata ancora attivata. Per rendere operativo il sistema serve un ulteriore provvedimento della Direzione Generale per la Motorizzazione, che dovrà indicare la data di avvio. Solo da quel momento scatteranno i 60 giorni entro i quali gli enti avranno l’obbligo di inserire le informazioni. Fino a quella comunicazione, il censimento resta un obbligo teorico, non ancora esigibile nella pratica quotidiana.

    Come funzionerà la piattaforma telematica

    La banca dati sarà ospitata presso i server della Motorizzazione Civile e raggiungibile tramite il Portale dell’Automobilista. Gli enti avranno accesso con credenziali dedicate e potranno compilare un modulo digitale in cui inserire marca, modello, matricola, posizione chilometrica, limite di velocità applicato, data di omologazione e responsabile della gestione del dispositivo. Si tratta di un lavoro di censimento che richiede tempo e organizzazione.

    Non basterà una comunicazione iniziale: ogni variazione relativa a spostamenti, sostituzioni, aggiornamenti software o modifiche ai limiti stradali dovrà essere immediatamente registrata. La validità delle sanzioni sarà quindi legata alla coerenza tra i dati dichiarati e la situazione reale su strada. In assenza di aggiornamento, un autovelox rischierà di essere considerato non conforme.

    Il decreto prevede che i dati raccolti siano pubblicati in chiaro sul sito istituzionale del Ministero, creando per la prima volta un registro nazionale ufficiale degli autovelox. L’automobilista avrà così la possibilità di verificare l’effettiva regolarità del dispositivo che ha registrato l’infrazione, uno strumento che potrebbe ridurre i contenziosi e aumentare la fiducia nelle istituzioni.

    Il nodo dei tempi e il rischio del vuoto operativo

    Una delle domande più frequenti riguarda la validità delle sanzioni emesse da dispositivi non ancora censiti. La risposta, secondo le interpretazioni prevalenti, è che le multe restano perfettamente valide fino a quando non sarà attivata la piattaforma e decorso il termine dei 60 giorni per l’inserimento dei dati. In questa fase non è possibile contestare un verbale sostenendo che l’autovelox non sia stato censito, perché l’obbligo non è ancora scattato.

    Nei mesi estivi si è diffuso il timore di un blackout degli autovelox a partire da metà ottobre 2025, data in cui si stimava potesse entrare in vigore la norma senza che il sistema fosse pronto. La pubblicazione del decreto ha chiarito che il termine dei 60 giorni scatterà solo dal momento in cui la piattaforma sarà operativa. Resta però l’incertezza legata ai tempi reali di attivazione del portale.

    Molti Comuni hanno già espresso preoccupazione: senza conoscere la data precisa di avvio, è impossibile pianificare con certezza il lavoro di censimento. Servirà raccogliere documentazione tecnica, aggiornare le anagrafiche degli impianti e inserire i dati in un sistema informatico che, per ora, non è accessibile. Un collo di bottiglia amministrativo che rischia di generare ritardi e complicazioni, soprattutto per le realtà più piccole con minori risorse.

    Perché il censimento è stato introdotto

    Il legislatore ha voluto creare uno strumento che permetta di ridurre la percezione degli autovelox come meri strumenti di “cassa” e restituirgli il ruolo originario di dispositivi di sicurezza stradale. Pubblicare gli elenchi ufficiali significa fornire ai cittadini una garanzia sulla correttezza delle procedure e dare agli enti un supporto normativo più solido.

    Il dibattito giuridico degli ultimi anni si è concentrato sul rapporto tra omologazione e approvazione dei dispositivi, con diverse sentenze della Cassazione che hanno messo in crisi la certezza delle multe. Il censimento non sostituisce i requisiti tecnici, ma li integra.

    La piattaforma telematica non è solo un archivio, ma rappresenta anche un tassello nella più ampia strategia di digitalizzazione dei controlli. Centralizzare le informazioni consente analisi statistiche, monitoraggio delle aree più critiche e maggiore capacità di pianificazione a livello nazionale.

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