Omoda 9 SHS rappresenta l’interpretazione plug-in hybrid del SUV mid-size di punta del marchio Omoda (derivato da Chery), concepita per combinare autonomia elettrica generosa con prestazioni ambiziose. L’acronimo SHS sta per Super Hybrid System, ed è proprio questo sistema ibrido che aspira a distinguere il 9 dall’ordinario PHEV. Lo schema propulsivo unisce un motore 1,5 litri turbo benzina, un gruppo elettrico e una trasmissione ibrida dedicata, con caratteristiche che promettono grande versatilità. Le specifiche ufficiali citano una potenza combinata di 443-449 hp e una coppia massima di 700 Nm, che consentono al SUV di accelerare da 0 a 100 km/h in 4,9 secondi nonostante una massa considerevole del veicolo.
Sul fronte dell’autonomia, la casa dichiara circa 93 miglia (corrispondenti a ~150 km) in modalità elettrica secondo il ciclo WLTP per il mercato UK. In condizioni reali, le prove indicano che percorsi urbani possono avvicinarsi a 120-130 km elettrici in climi favorevoli e guida conservativa. Il sistema di ricarica ammette corrente continua (DC) a 70 kW, permettendo il passaggio dal 30% all’80% in circa 25 minuti nelle situazioni migliori.
Dal punto di vista dimensionale e pratico, l’Omoda 9 vanta un vano bagagli ampio e una configurazione interna pensata per il comfort dei passeggeri. Le prove segnalano che l’abitacolo risulta spazioso e ben equipaggiato già nelle versioni base, grazie a una dotazione che include telecamere a vista panoramica a 540°, sistema audio Sony con 14 altoparlanti, tetto panoramico e comandi avanzati su display e interfaccia utente.
Questa è la tela: un SUV PHEV con numeri da quasi elettrico puro e un peso non trascurabile da muovere. Il vero test è trasformare queste cifre in concretezza su strada, dove comfort, efficienza e comportamento dinamico contano più del solo dato su carta.
Emozione, compromessi e pregi in uso reale
In fase di guida il Omoda 9 SHS mostra il volto più convincente del suo progetto. Nella modalità elettrica il SUV risulta sorprendentemente silenzioso e fluido: l’assenza di fruscii meccanici e la progressione lineare dell’accelerazione fanno pensare a un’auto elettrica di fascia superiore. Nei sorpassi e nei tratti misti, l’aiuto combinato del motore termico e degli elettrici è incisivo, fornendo una spinta vigorosa anche quando la batteria comincia a scendere. Le prove di Car Enthusiast segnalano come pur con 443-449 hp la massa di circa 2,2 tonnellate limiti leggermente la prontezza ai valori intermedi, ma che la progressione complessiva rimane molto valida.
Il comportamento dinamico è coerente con l’impostazione da SUV premium piuttosto che sportivo puro: le sospensioni sono tarate per filtrare le asperità senza rinunciare a una risposta percepibile, ma in certi tratti si avverte un minimo galleggiamento, soprattutto su asfalti irregolari ad alta velocità. Alcuni tester hanno criticato l’eccessiva rigidità del setup dell’infotainment e la lentezza nell’interazione dei menu, aspetti che distolgono in parte dall’esperienza di guida. Autocar, ad esempio, sottolinea che l’handling non è il suo punto forte e che l’infotainment necessiterebbe di affinamenti.
Quando il sistema passa in modalità ibrida, l’intervento del motore termico è abbastanza discreto, e nelle percorrenze autostradali la combinazione tra motore e elettrico permette di ottimizzare i consumi, senza rinunce alle prestazioni. Su percorsi lunghi l’autonomia complessiva (elettrico + benzina) dichiarata supera le 700 miglia (circa 1.100 km), un dato che nei test reali è stato talvolta superato, secondo recensioni indipendenti che segnalano percorrenze straordinarie in condizioni favorevoli.
In definitiva la sostanza di questo SUV si manifesta nell’equilibrio: in molti casi riesce a far convivere silenzio elettrico, spinta vigorosa e autonomia estesa, pur con qualche sacrificio in termini di raffinatezza di guida civettuola e interfaccia utente.
Abitacolo, tecnologia e usabilità
L’interno del Omoda 9 SHS è pensato per dare un impatto premium già a prima vista. Le superfici sono curate, i rivestimenti ben accoppiati e l’illuminazione ambientale valorizza la sensazione di spaziosità. La presenza di display di buone dimensioni per l’infotainment e per la strumentazione digitale è affiancata da una serie di comandi fisici – climatizzazione, selettore modalità di guida – che migliorano l’ergonomia nella vita quotidiana. Diversi tester apprezzano questa mix di digitale e fisico, sebbene l’usabilità del software sia giudicata da alcuni poco intuitiva.
La visibilità è discreta per la categoria, ma l’uso delle telecamere a vista completa (540°) contribuisce a smussare i punti ciechi e le difficoltà nelle manovre in spazi stretti. Il tetto panoramico e la qualità dell’aria interna ampliano la sensazione di benessere. Anche il comfort acustico in modalità elettrica è notevole, sebbene in modalità termo-elettrica a velocità elevate possano emergere rumori aerodinamici o di rotolamento più avvertibili.
La tecnologia a bordo non si limita ai display: il pacchetto ADAS include funzionalità di assistenza avanzate, guida semiautomatica (nelle versioni compatibili), monitoraggio del conducente, telecamere e sensori multipli, sistemi di parcheggio automatico e altro ancora. In questo senso, l’Omoda 9 SHS cerca di offrire un all-in importante già nella dotazione standard, riducendo la dipendenza dagli optional e aumentando la percezione di valore.
Un aspetto che spesso colpisce i tester riguarda l’infotainment: mentre molti lodano la ricchezza di funzioni e la personalizzazione disponibile, alcuni lamentano la lentezza nei passaggi di menu e una curva di apprendimento iniziale non banale. Questo si traduce in un’esperienza dove la forma elegante e tecnologica a volte paga il prezzo di qualche compromesso nell’ergonomia software.






