Negli ultimi anni, il tema delle limitazioni al traffico urbano per i veicoli più inquinanti è diventato centrale nelle politiche ambientali delle città italiane. Le classi Euro 5 per i motori diesel sono sovente al centro dei provvedimenti perché rappresentano un confine intermedio: non sono “obsoleti” come alcuni veicoli più datati, ma producono comunque emissioni che, nei centri urbani, sono considerate dannose in termini di qualità dell’aria. Le amministrazioni locali e regionali, spinte da normative europee e da pressioni ambientali, hanno cercato di definire piani di blocco graduati, spesso accompagnati da sistemi di deroga o di monitoraggio (come il sistema Move-In). Tuttavia, la congiuntura politica, le esigenze di transizione più graduale e la necessità di evitare shock sociali hanno portato in molti casi a rinviare l’applicazione effettiva delle restrizioni. In questo scenario, Milano e Roma sono due casi emblematici, con calendarizzazioni e misure che divergono per storia e impostazione locale.
Roma: tra piano ambientale, pressioni politiche e rinvii
Nella Capitale il tema dell’introduzione del blocco per i diesel Euro 5 nella ZTL Fascia Verde è stato spesso annunciato, poi rincorso, poi parzialmente rimandato. Secondo il Piano regionale per il risanamento della qualità dell’aria approvato dal Consiglio regionale del Lazio, era previsto che dal 1° novembre 2025 venisse imposto il divieto di circolazione, nei giorni feriali, per i veicoli diesel Euro 5 (e per le auto a benzina Euro 2) all’interno della Fascia Verde, secondo orari prefissati (8:30–18:30) e stagionalità (1 novembre – 31 marzo).
Tuttavia, nelle settimane successive si sono intensificate le trattative tra Regione e Comune, con il Campidoglio che ha chiesto di posticipare l’entrata in vigore del divieto, motivando la richiesta con la necessità di garantire misure compensative (potenziamento del trasporto pubblico, verifiche infrastrutturali, comunicazione ai cittadini).
Alla fine, è arrivata una nota ufficiale che smentisce l’attivazione del blocco dal 1° novembre 2025 per i diesel Euro 5 e per le auto a benzina Euro 4 nella Fascia Verde: l’amministrazione capitolina afferma che non scatteranno nuove limitazioni per queste classi in quella data, e rimanda al 2026 la definizione dell’effettivo avvio del divieto.
Non è ancora chiaro se, entro il 2026, il divieto sarà introdotto esattamente con le modalità previste nel Piano regionale (giorni feriali, orari, stagionalità) o se sarà ridefinito con modifiche, ma è certo che l’automobilista possessore di un diesel Euro 5 a Roma non deve attendersi dal 1° novembre 2025 una stretta drastica in tutta la Fascia Verde.
Un punto ulteriore da segnalare: nel nuovo Piano del Lazio la Regione avrebbe deciso di non consentire l’uso del sistema Move-In (monitoraggio del chilometraggio dei veicoli inquinanti) per i diesel Euro 5 a Roma, come misura per evitare che chi possa pagare possa aggirare i divieti “inquinando con più libertà”.
Inoltre, è importante considerare che il dibattito è influenzato anche dal calendario politico: i blocchi ambientali che implicano costi e disagi per i cittadini si valutano sempre con attenzione rispetto al consenso locale, e la pressione di associazioni, imprese e utenti spesso può spingere verso soluzioni più graduali.
Milano: Area B attiva, ma il blocco regionale è posticipato
Milano ha una storia diversa. L’Area B del Comune ha imposto il divieto per i veicoli diesel Euro 5 nei giorni feriali dal 1° ottobre 2022 (orario 7:30–19:30), con l’introduzione di deroghe nel primo periodo, accessi limitati e meccanismi di gradualità. Quindi, per chi vive o transita a Milano, la restrizione non è una novità da “mettere in calendario” ma una realtà con cui si fa i conti da alcuni anni.
Il rinvio del 2026 per i diesel Euro 5 riguarda piuttosto l’estensione regionale della limitazione: la Regione Lombardia ha stabilito che, in base alla legge n. 105/2025 e alla delibera regionale 4843 del 28 luglio 2025, le limitazioni permanenti ai veicoli Euro 5 diesel entreranno in vigore dal 1° ottobre 2026 per le auto (categoria M1) nei comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti (tra cui Milano, Brescia, Monza, Bergamo); per i veicoli delle categorie M2, N1, N2 la scadenza prevista è il 1° ottobre 2027, e per le categorie più pesanti (N3 e M3) dal 1° ottobre 2028.
Questa articolazione significa che Milano, pur avendo già il divieto in Area B, verrà “incorporata” nel panorama più ampio delle restrizioni regionali a partire dal 2026, in un contesto di armonizzazione tra comuni lombardi.
Un dettaglio pratico da non sottovalutare: il sistema Move-In (monitoraggio veicolare) attivo in Lombardia consente ai veicoli soggetti a blocchi di percorrere un numero limitato di chilometri annuali, offrendo una forma di deroga condizionata.
Inoltre, Milano ha aggiornato il calendario delle restrizioni: ad esempio, dal 1° ottobre 2025 saranno attive nuove norme sull’ingresso in Area B e Area C riguardanti veicoli inquinanti, ma il divieto dei diesel Euro 5 resta confermato e non slittato per l’Area B.
Le ragioni del rinvio e il bilanciamento tra ecologia e realtà
Il rinvio al 2026 del divieto per i diesel Euro 5 in molte regioni (in Lombardia, Lazio e varie altre realtà del Nord) nasce da una combinazione di fattori. In primo luogo, le amministrazioni vogliono dare respiro ai cittadini e alle imprese affinché possano adeguarsi senza dover affrontare scelte brusche, costose o impopolari. In secondo luogo, si ritiene che i piani per il potenziamento del trasporto pubblico, per l’aumento dell’offerta di mezzi meno inquinanti, per le infrastrutture di mobilità alternativa (sharing, mobilità elettrica) debbano procedere in parallelo ai divieti. In terzo luogo, l’armonizzazione regionale è vista come un modo per evitare che ogni comune segua percorsi disomogenei, generando confusione per gli automobilisti.
Va inoltre considerato che molti veicoli Euro 5 sono modelli acquistati soltanto pochi anni fa, e la rottamazione improvvisa con sostituzione obbligata potrebbe causare ripercussioni economiche non trascurabili. Le istituzioni tendono dunque a favorire un approccio graduale, con deroghe e strumenti transitori.
Un altro punto rilevante riguarda la certificazione dell’efficacia ambientale: le amministrazioni devono poter dimostrare che la limitazione contribuirà davvero alla riduzione degli inquinanti (PM, NOx) e che le misure compensative siano sufficienti. La pressione dell’UE e le direttive vincolanti spingono verso ambizioni elevate, ma i territori spesso contrattano quelle ambizioni con la realtà del parco auto esistente, della mobilità quotidiana, dei comportamenti consolidati.
Infine, non va trascurata la dimensione politica: gli annunci di blocco creano allarme sociale, specialmente nei centri urbani dove molti cittadini usano l’auto per lavoro, per spostamenti essenziali, per motivi familiari. Un rinvio può evitare contraccolpi elettorali o proteste organizzate.






