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    Stellantis, ceduta VM Motori di Cento alla Marval: gli scenari

    La vendita di VM Motori si inserisce in una strategia di razionalizzazione che Carlos Tavares ha reso esplicita

    Stellantis, ceduta VM Motori

    Quando un grande gruppo globale come Stellantis decide di vendere una delle più storiche fabbriche di motori italiane, non si tratta mai di una semplice operazione contabile. La cessione di VM Motori di Cento, ufficializzata a settembre 2025 con l’ingresso del gruppo torinese Marval attraverso la controllata Gamma Holding, segna la fine simbolica di un ciclo industriale lungo settant’anni e l’inizio di un capitolo nuovo, in cui la motoristica meccanica prova a reinventarsi nell’era elettrica. La notizia è arrivata con la consueta freddezza dei comunicati stampa, ma il suo significato è tutt’altro che tecnico. Dietro l’accordo si leggono le priorità di Stellantis, l’ambizione di Marval, e l’interrogativo sul futuro di un intero distretto, quello dell’Emilia-Romagna, che da sempre batte al ritmo dei pistoni.

    L’uscita di Stellantis

    La vendita di VM Motori si inserisce in una strategia di razionalizzazione che Carlos Tavares ha reso esplicita fin dall’inizio della sua gestione. Stellantis non vuole più mantenere asset dedicati a motori endotermici indipendenti dalle piattaforme elettrificate. La decisione non nasce dall’urgenza di ridurre costi, ma dal bisogno di concentrare capitale e management sulle aree a più alto rendimento strategico: software, elettrificazione, batterie, connettività e servizi digitali. In quest’ottica, Cento rappresentava un’anomalia: un impianto eccellente per competenze e know-how, ma collocato in un perimetro tecnologico non più coerente con la direzione del gruppo.

    Non è la prima cessione di questo tipo: nel 2018 FCA aveva dismesso Magneti Marelli, e nel 2023 Stellantis ha progressivamente alleggerito altre partecipazioni industriali minori. Tuttavia, VM Motori era qualcosa di diverso. Fondata nel 1947, con il suo primo diesel monoblocco V6 nel 1979, la fabbrica di Cento ha rappresentato per decenni la spina dorsale della propulsione italiana. I suoi motori hanno equipaggiato Jeep, Alfa Romeo, Chrysler, Maserati e perfino alcuni modelli britannici come la Rover 825. La sua storia incarna quella dell’Italia manifatturiera che sapeva coniugare inventiva e precisione meccanica. Per questo la dismissione non è solo economica: è emotiva, quasi antropologica.

    Il merito di Stellantis è aver gestito la transizione in modo ordinato e non conflittuale. Nessuna chiusura, nessuna delocalizzazione, nessun esubero annunciato. L’accordo prevede la continuità produttiva, il mantenimento dei circa 350 posti di lavoro e un piano di investimenti per 30 milioni di euro da parte di Marval nel quinquennio successivo. L’operazione è stata seguita con attenzione dalla Regione Emilia-Romagna, che ha assunto il ruolo di garante istituzionale e ha ribadito la volontà di salvaguardare la filiera locale. Per Stellantis, la vendita rappresenta un modo per liberare capitale senza lasciare vuoti industriali.

    Il profilo di Marval

    Per Marval, azienda piemontese attiva nelle lavorazioni di precisione e componentistica powertrain, l’acquisizione di VM Motori è la svolta più importante della sua storia. Da subfornitore di componenti per grandi OEM, il gruppo passa a essere produttore di motori completi, con marchio, linee e ingegneria proprie. È un salto qualitativo enorme: da attore invisibile nella catena del valore a player integrato, capace di gestire la progettazione, la produzione e l’aftermarket. È anche un passo di coraggio, perché scegliere di investire nella motoristica nel 2025, in piena transizione elettrica, significa andare controcorrente.

    Contrariamente a quanto accade spesso in operazioni di questo tipo, Marval non è un fondo d’investimento ma un gruppo industriale familiare con capitale italiano e una forte specializzazione tecnica. L’operazione è stata realizzata attraverso la controllata Gamma Holding, veicolo finanziario che consente di isolare la gestione e costruire partnership mirate. Dietro la mossa c’è una visione: mantenere in Italia una filiera motoristica di alta gamma, specializzata in applicazioni industriali, marine e generatori, segmenti che continueranno ad avere mercato anche dopo la messa al bando dei motori diesel sulle auto.

    Marval ha assicurato che non solo manterrà i livelli occupazionali, ma che rilancerà il sito di Cento con nuovi prodotti e nuovi clienti. Gli investimenti annunciati riguardano revamping delle linee, digitalizzazione dei processi, ampliamento delle sale prova e sviluppo di motori compatibili con carburanti rinnovabili, come HVO, biometano e miscele e-fuel. La parola d’ordine è trasformare, non conservare: rendere la VM Motori un hub nazionale del motore industriale sostenibile.

    Il destino dello stabilimento di Cento

    Il valore di Cento non sta solo nei macchinari, ma nelle persone che li fanno funzionare. Tecnici, ingegneri, operatori di linea, esperti di validazione e di testing rappresentano un patrimonio di conoscenze meccaniche che non può essere ricreato da zero. Marval eredita una comunità industriale completa, abituata a standard di produzione automotive e a una cultura della precisione che è rara nel mondo dei motori industriali. È questa la forza che potrebbe trasformare Cento in un centro di eccellenza europeo.

    Con la fine del legame con Stellantis, Cento abbandona definitivamente la produzione di motori per automobili. Il futuro passa per le applicazioni off-highway, i gruppi elettrogeni, i motori marini e le soluzioni ibrido-termiche per la generazione di energia. Segmenti nei quali il diesel non è morto, ma si sta evolvendo. I propulsori VM, conosciuti per la loro compattezza e robustezza, sono già predisposti per fuel alternative e cicli a basse emissioni. Marval intende sviluppare versioni aggiornate con iniezioni common rail di ultima generazione, compatibilità con carburanti sintetici e soluzioni di ibridazione in serie, con generatori integrati.

    Lo stabilimento di Cento, 85.000 metri quadrati di superficie coperta, è collegato a una rete di fornitori e terzisti che copre tutta la Motor Valley: dalla fusione di componenti a Modena alla meccanica di precisione di Bologna e Reggio Emilia. La sfida sarà mantenere questa rete attiva, valorizzandone le competenze. Marval ha dichiarato di voler costruire un consorzio tecnico-produttivo con università e centri di ricerca della regione, creando una piattaforma di innovazione applicata. È un modello simile a quello adottato nei distretti di meccatronica del Nord Europa: un’alleanza tra industria e territorio per rigenerare competenze.

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