Un nuovo quadro regolatorio per i dispositivi di controllo della velocità è stato delineato dal recente provvedimento ministeriale, destinato a rivoluzionare il settore. Dopo anni di incertezze giuridiche e interpretazioni discordanti, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha emanato regole dettagliate per omologazione, taratura e verifiche degli autovelox. Una risposta concreta alle criticità sollevate da operatori e automobilisti, spesso coinvolti in contenziosi per sanzioni basate su dispositivi privi delle necessarie certificazioni.
Il nuovo decreto non ha solo carattere tecnico ma intende rafforzare la sicurezza stradale, definendo parametri omogenei e tracciabili per l’utilizzo degli apparecchi di rilevazione automatica. Il Ministro ha sottolineato che l’obiettivo prioritario resta la tutela dell’utente e il contrasto all’abuso degli strumenti come mezzo meramente sanzionatorio. Solo apparecchi pienamente conformi potranno essere legittimamente impiegati sulle strade, a beneficio sia della collettività sia della certezza del diritto.
La distinzione tra approvazione e omologazione: basi normative e giurisprudenza
Per comprendere le radici delle nuove regole, occorre ripercorrere la distinzione, tutt’altro che formale, tra approvazione e omologazione. La legislazione nazionale, in particolare il Codice della Strada (D.Lgs. 285/1992), articola questa differenza: secondo l’art. 45, comma 6, e l’art. 142, comma 6, sono ammesse esclusivamente apparecchiature “debitamente omologate” come fonte legittima per constatare infrazioni sui limiti di velocità.
Negli anni, la prassi aveva fatto affidamento anche su strumenti semplicemente approvati, generando incertezze normative e numerosi ricorsi. La fondamentale differenza è stata evidenziata da diverse sentenze della Corte di Cassazione, tra cui la n. 10505/2024, che ha stabilito l’invalidità delle multe comminate tramite dispositivi privi della documentazione di omologazione. Nel tempo, la mancanza di una procedura uniforme ha accentuato le divergenze tra enti locali, tribunali e amministrazioni, alimentando una diffusa sfiducia negli accertamenti automatici.
Il nuovo provvedimento segna così la fine delle approvazioni tout court: ogni strumento per il controllo della velocità, per essere valido a fini sanzionatori, dovrà superare l’iter ministeriale di omologazione, ottenendo un decreto dedicato che ne certifichi la piena idoneità tecnica e giuridica. Questa scelta, in linea con le direttive della giurisprudenza più recente, punta alla massima trasparenza nella gestione delle controversie e all’eliminazione di dubbi circa la qualità delle rilevazioni automatiche.
Procedura di omologazione: test, taratura e verifiche dei dispositivi
La nuova disciplina istituisce una procedura articolata e rigida per garantire trasparenza e coerenza nell’impiego degli autovelox. Ogni modello deve essere sottoposto a una serie di test tecnici presso laboratori riconosciuti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. L’omologazione è concessa solo se il dispositivo soddisfa requisiti chiari, tra cui la capacità di rilevare velocità in un intervallo compreso almeno tra 30 km/h e 230 km/h e il rispetto degli standard di errore massimo ammissibili.
Una volta ottenuto il decreto di omologazione, il percorso non si esaurisce. Il provvedimento impone:
- Taratura iniziale obbligatoria prima della messa in servizio;
- Verifiche periodiche annuali che accertino il mantenimento della precisione;
- Controlli di funzionalità periodici, il cui esito negativo comporta la sospensione immediata dell’apparato;
- Tracciabilità delle operazioni tecniche svolte su ciascun dispositivo.
Al fine di assicurare affidabilità e imparzialità, i controlli sulla produzione dei dispositivi sono affidati solo a soggetti accreditati e autorizzati dal Ministero, con frequenza triennale per i costruttori in possesso di certificazione ISO 9001 e cadenza annuale in assenza di tale certificazione. Le spese sono a carico dei produttori e, in caso di rilevazione di difformità, è loro responsabilità procedere agli adeguamenti richiesti.
Un elemento di grande rilievo è che durante le fasi di verifica tecnica, i dati raccolti non sono mai utilizzabili per sanzionare gli automobilisti, a tutela della piena correttezza procedurale e della fiducia degli utenti.
Affidabilità e limiti di errore degli autovelox: come vengono garantiti
L’affidabilità della misura costituisce un asse portante della riforma. Il decreto stabilisce limiti stringenti per l’errore di misurazione: sino a 100 km/h, la tolleranza ammessa è di 3 km/h, mentre oltre questa soglia il margine fissato è pari al 3%. Queste soglie si applicano sia nella fase di omologazione, sia nei successivi controlli periodici, sebbene con una minima tolleranza più elevata negli accertamenti successivi ai primi test di laboratorio.
La continuità della precisione nel tempo è garantita da:
- Tarature annue obbligatorie, eseguite secondo protocolli standardizzati;
- Ispezioni casuali, con almeno il 10% dei dispositivi prodotti soggetti a verifica ogni anno (in assenza di certificazione ISO);
- Divieto assoluto di utilizzo dei dispositivi che non superano i controlli, fino al ripristino della conformità;
- Registro delle operazioni, che documenta in modo tracciabile tutte le attività eseguite sui dispositivi.
Questi meccanismi intendono eliminare qualsiasi dubbio sulla validità delle contestazioni elevate e rafforzare la solidità degli accertamenti sia sul piano tecnico, sia nella loro resistenza in sede giudiziaria.
Privacy e gestione dati: sicurezza delle informazioni rilevate dagli autovelox
Una delle innovazioni più significative del decreto riguarda la tutela dei dati personali. Le informazioni e le immagini raccolte dagli autovelox sono ora soggette a rigorosi criteri di sicurezza:
- Crittografia e firma digitale dei dati, per garantirne autenticità, integrità e non modificabilità;
- Conservazione esclusiva delle infrazioni effettive, eliminando a monte risultati inutili o “false positività” non in linea con le tolleranze di legge;
- Controllo del ciclo di vita dell’informazione, dalla registrazione all’archiviazione, fino all’eventuale distruzione dei dati secondo parametri normativi aggiornati.
Tali misure rispondono alle preoccupazioni di cittadini e associazioni in materia di riservatezza, e mirano ad allineare la gestione delle informazioni agli standard dell’Unione Europea in tema di privacy digitale, contribuendo ad una percezione di maggiore correttezza e sicurezza nell’utilizzo dei dispositivi di rilevazione automatica.
Regime transitorio e destino degli autovelox già installati
Il passaggio al nuovo sistema normativo non comporta un azzeramento improvviso degli strumenti attualmente presenti sulle strade. Il decreto disciplina una fase transitoria:
- I dispositivi già conformi ai requisiti di approvazione del DM 13 giugno 2017, e riportati nell’Allegato B, vengono considerati omologati a pieno titolo.
- Per tali apparecchi, è prescritto l’aggiornamento della targhetta identificativa con gli estremi del nuovo decreto alla prima taratura utile.
- Per modelli precedenti o con pratiche di approvazione in corso, è prevista l’integrazione documentale e una procedura semplificata che garantisce la continuità operativa in attesa dell’esito ministeriale.
Il DM n. 282/2017 viene abrogato, fatta salva la disciplina sulle tarature periodiche, che rimane in vigore per un anno al fine di assicurare coerenza nelle attività di controllo durante la transizione. Questo schema intende contenere la proliferazione di ricorsi e tutelare la corretta applicazione delle nuove regole senza interruzioni di servizio.
Impatto del decreto su multe, contenziosi e sicurezza stradale
L’introduzione di parametri rigorosi per omologazione e gestione dei dispositivi rappresenta un potente fattore di semplificazione e trasparenza per l’intero sistema sanzionatorio. La standardizzazione delle procedure e l’uniformità tecnica promettono di ridurre drasticamente il contenzioso, limitando le impugnazioni legate a vizi formali dei dispositivi di controllo.
Dal punto di vista della sicurezza, la riequilibrata fiducia negli strumenti di rilevazione automatica dovrebbe contribuire a migliorare la prevenzione degli incidenti, allineando così la realtà italiana ai migliori standard europei. L’obiettivo esplicito delle nuove regole resta quello di assicurare il rispetto delle norme senza che i dispositivi diventino strumenti di mero profitto, restituendo legittimazione ed efficacia agli accertamenti per eccesso di velocità e, di conseguenza, all’intero sistema di convivenza civile sulle strade.






