La presentazione della nuova Aston Martin Vanquish Volante non rappresenta soltanto il debutto di una cabriolet ad altissime prestazioni, ma la riaffermazione di un’idea di automobile che molti marchi hanno ormai abbandonato. Mentre l’industria corre verso l’elettrificazione e l’ibridizzazione come unica strada possibile, a Gaydon hanno deciso di investire ancora nel dodici cilindri biturbo, in una configurazione senza compromessi che riporta al centro il concetto di piacere di guida puro. La scelta di mantenere un V12 “pulito”, senza il supporto di moduli elettrici, è una dichiarazione precisa: la Volante deve emozionare, non soltanto muoversi.
La decisione di svelare la Vanquish Volante nella primavera 2025 non è casuale. È un periodo storico in cui i grandi costruttori europei, compresi Ferrari e Lamborghini, stanno rivedendo le proprie strategie per conciliare normative ambientali e DNA sportivo. Aston Martin ha colto il momento per ricordare a tutti che esiste ancora spazio per il motore termico come protagonista assoluto, specialmente se collocato in un corpo vettura elegante e scolpito. La coupé aveva già convinto, ma la versione aperta porta l’esperienza a un livello ancora più coinvolgente.
La sigla Vanquish non è nuova agli appassionati: fin dal suo debutto all’inizio degli anni Duemila, è stata sinonimo di esclusività, potenza e design raffinato. Riproporla oggi in chiave moderna e in configurazione Volante significa ribadire la volontà di Aston Martin di posizionarsi come costruttore capace di difendere il proprio passato pur guardando al futuro. La combinazione di un nome leggendario con una tecnologia aggiornata è il modo migliore per consolidare un mito.
Un’architettura meccanica da manuale di ingegneria
Al centro della scena c’è il nuovo V12 biturbo da 5,2 litri, completamente rivisto nelle testate, nei condotti di aspirazione e negli stessi turbocompressori. La potenza raggiunge 835 CV, mentre la coppia tocca quota 1.000 Nm, un valore che rimane costante in un ampio arco di utilizzo. L’erogazione è progressiva, senza buchi, con una disponibilità immediata ai bassi e un allungo che resta vigoroso fino alla zona alta del contagiri. La filosofia è chiara: dare al guidatore un motore che non soltanto spinge, ma canta.
Il motore invia la sua energia attraverso un cambio otto marce ZF collocato in posizione transaxle, soluzione che ottimizza la distribuzione dei pesi e contribuisce a rendere la vettura equilibrata. A questo si aggiunge un differenziale elettronico capace di passare da completamente aperto a completamente bloccato in appena 135 millisecondi, modulando la coppia con una precisione che solo pochi sistemi al mondo possono garantire. L’insieme rende la Vanquish Volante docile quando serve, ma feroce e stabile quando si cerca il limite.
Il telaio è affidato a sospensioni con ammortizzatori Bilstein DTX di ultima generazione, che offrono una gamma di tarature nettamente differenziata tra le modalità GT, Sport e Sport+. La frenata è garantita da dischi carboceramici di grandi dimensioni, più leggeri di oltre venti chilogrammi rispetto a quelli in acciaio e capaci di resistere senza fading anche in pista. A completare il quadro ci sono pneumatici Pirelli P Zero sviluppati specificamente, disponibili in varianti estive e invernali, per assicurare aderenza e stabilità in ogni condizione.
Design e piacere sensoriale a cielo aperto
Uno degli aspetti tecnici più interessanti è il nuovo tetto in tessuto a struttura K-fold, progettato per ripiegarsi in modo estremamente compatto senza sacrificare spazio e senza aumentare troppo il peso. Rispetto alla coupé, la Volante aggiunge appena 95 kg, un risultato notevole considerando la complessità strutturale richiesta da una cabriolet. I rinforzi nella scocca sono stati studiati insieme al progetto della coupé, così da garantire rigidità torsionale e una dinamica di guida praticamente identica.
La Vanquish Volante conserva il design scolpito della sorella chiusa, con una griglia anteriore più ampia del 13% per alimentare meglio il V12 e feritoie sul cofano ispirate al mondo della Formula 1. La coda adotta una soluzione “Kamm tail”, che migliora l’aerodinamica riducendo la resistenza e al tempo stesso rafforzando la presenza visiva. I gruppi ottici Matrix LED introducono una nuova firma luminosa, mentre dettagli come gli specchietti senza cornice e le maniglie a filo con la carrozzeria sottolineano la modernità del progetto.
Guidare la Vanquish Volante significa immergersi in una sinfonia sonora. Lo scarico di serie, realizzato in acciaio, è già progettato per valorizzare le armoniche del dodici cilindri, ma chi desidera il massimo può optare per l’impianto in titanio, più leggero e più libero nella parte alta del contagiri. Con il tetto abbassato, ogni cambiata, ogni accelerazione e persino ogni rilascio diventano un’esperienza sensoriale che non ha pari nel panorama automobilistico attuale. La Volante non è solo un’auto: è un concerto su quattro ruote.
Prestazioni e numeri
La scheda tecnica conferma l’impressione di trovarsi davanti a una delle cabriolet più veloci al mondo. La velocità massima è fissata a 345 km/h, mentre l’accelerazione da 0 a 100 km/h richiede appena 3,4 secondi. Il dato più sorprendente, tuttavia, è la capacità della Volante di mantenere la stabilità anche oltre i 300 km/h, grazie al lavoro combinato di aerodinamica attiva e assetto elettronico.
Come già annunciato per la coupé, anche la Vanquish Volante verrà costruita in numeri ridotti, con meno di mille esemplari all’anno. I prezzi si collocano nella fascia più alta del mercato, attorno alle 330.000 sterline di base, ma la vera cifra dipende dal livello di personalizzazione offerto dal programma Q by Aston Martin, che consente di rendere ogni esemplare praticamente unico. È un’auto che parla a un pubblico ristretto, ma molto esigente.
La rivale più diretta è la nuova Ferrari 12Cilindri Spider, anch’essa fedele a un V12 atmosferico senza elettrificazione. La differenza sta nell’approccio: Maranello punta sulla tradizione pura e sull’aspirato, mentre Aston Martin propone un biturbo che combina potenza estrema e coppia generosa. Entrambe offrono esperienze rarefatte e complementari, destinate a chi vede nell’automobile non un mezzo di trasporto, ma un’emozione da vivere.






