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    Auto aziendale a uso promiscuo, le tasse che pagheranno i dipendenti

    Secondo le stime di Aniasa, nel 2025 si registreranno 80.000 immatricolazioni in meno, pari a una riduzione del 5% del mercato totale

    Auto aziendale a uso promiscuo

    La riforma fiscale sulle auto aziendali a uso promiscuo, introdotta nella nuova legge di bilancio, cambia il sistema di tassazione per i dipendenti. La norma stabilisce che il fringe benefit derivante dall’uso privato delle auto aziendali venga calcolato in base al tipo di alimentazione del veicolo, differenziando tra auto full electric, ibride plug-in e termiche. Questo approccio sostituisce il precedente metodo basato esclusivamente sulle emissioni di CO2.

    Le auto elettriche e ibride plug-in saranno tassate in misura minore rispetto ai veicoli a combustione interna, con l’obiettivo di incentivare una transizione verso veicoli più sostenibili. Ma le criticità emergono per la maggior parte dei dipendenti che utilizzano auto aziendali con emissioni comprese tra 60 e 160 gr/km, rappresentando la fascia più colpita dalla nuova tassazione.

    Auto aziendale a uso promiscuo, chi pagherà di più e chi di meno d tasse

    I dipendenti che utilizzano auto con emissioni tra 60 e 160 gr/km, come molte berline di medie dimensioni o suv compatti, vedranno un incremento fiscale significativo. Si stima che questo possa tradursi in circa 1.000 euro in più all’anno di tasse per il dipendente, mentre per le aziende l’aumento dei contributi previdenziali sarà di circa 600 euro.

    Per le auto con emissioni tra 160 e 190 gr/km, generalmente destinate a manager e dirigenti, l’aumento sarà più contenuto, intorno ai 100-200 euro complessivi per dipendenti e imprese. Paradossalmente, chi utilizza auto con emissioni superiori a 190 gr/km potrebbe beneficiare di una riduzione fiscale fino a 700 euro per il dipendente e 400 euro per l’azienda.

    Le auto elettriche e ibride plug-in offrono un chiaro vantaggio fiscale. Per un’auto elettrica, il risparmio annuo potrebbe arrivare a 600 euro per il dipendente e 360 euro per l’azienda. Queste opzioni presentano sfide logistiche, come la necessità di punti di ricarica adeguati e una rete infrastrutturale ancora insufficiente in molte aree del Paese.

    Gli impatti sul mercato automobilistico e sulle scelte aziendali

    La nuova tassazione potrebbe avere un impatto rilevante sul mercato delle auto aziendali, con una possibile riduzione delle immatricolazioni nel 2025 stimata in circa 80.000 unità, pari al 5% del mercato totale. Questo rallentamento penalizzerà soprattutto i produttori di veicoli, riducendo la domanda per nuovi modelli e rallentando la transizione tecnologica.

    Dal lato aziendale, l’aumento dei costi potrebbe spingere molte imprese a rivedere le politiche di assegnazione delle auto aziendali. Le soluzioni alternative, come il noleggio a lungo termine o l’adozione di flotte condivise, potrebbero diventare più comuni per ottimizzare i costi. La mancanza di incentivi significativi per la transizione verso le auto elettriche o ibride potrebbe limitare l’efficacia di queste misure.

    La nuova normativa rischia di creare disparità tra i lavoratori, penalizzando coloro che utilizzano veicoli tradizionali per necessità lavorative. Allo stesso tempo, il carico fiscale aggiuntivo potrebbe ridurre il potere d’acquisto dei dipendenti, con ripercussioni sull’economia generale.

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