Il tema dell’installazione degli autovelox nelle zone 30 è oggetto di dibattiti, soprattutto alla luce delle modifiche normative introdotte dal Decreto Autovelox 2024. Le zone 30, aree urbane con un limite massimo di velocità di 30 km/h, sono state pensate per migliorare la sicurezza stradale, ridurre l’inquinamento acustico e incentivare modalità di trasporto più sostenibili come la bicicletta e la mobilità pedonale. Ma la gestione del rispetto dei limiti di velocità in queste aree è diventata una questione complessa, specialmente dopo l’esclusione degli autovelox fissi come strumenti di controllo.
Cosa prevede il decreto Autovelox
Il Decreto Autovelox 2024, approvato nel maggio di quest’anno, ha introdotto regole sull’utilizzo dei dispositivi per il controllo della velocità. Una delle novità più rilevanti riguarda il divieto di installare autovelox fissi nelle aree in cui il limite di velocità è inferiore a 50 km/h, comprese quindi le zone 30. Questa decisione è stata giustificata dalla volontà di evitare un uso eccessivo di strumenti di controllo che potrebbero essere percepiti come una misura sproporzionata rispetto ai rischi reali di queste aree.
La normativa specifica che, per poter installare un autovelox fisso, devono essere presenti condizioni particolari che giustifichino la necessità del controllo automatico, come tratti stradali con alti volumi di traffico o con elevati rischi di incidentalità. Nelle zone 30 il contesto urbano e la velocità ridotta rendono preferibili altre modalità di monitoraggio.
Le zone 30 sono concepite per migliorare la vivibilità delle aree urbane e ridurre i rischi per utenti vulnerabili come pedoni e ciclisti. Ma l’introduzione di autovelox fissi in queste aree è stata vista come una misura troppo rigida. Il legislatore ha ritenuto che il monitoraggio della velocità in queste aree debba essere affidato a strumenti più flessibili e contestuali, evitando un’applicazione automatica che potrebbe risultare poco proporzionata rispetto al rischio.
Un altro aspetto considerato riguarda il malumore degli automobilisti. In passato, la percezione degli autovelox come strumenti di cassa per i comuni ha sollevato numerose critiche, alimentando la sfiducia verso queste tecnologie. Limitando l’uso degli autovelox fissi, il decreto cerca di bilanciare la necessità di sicurezza con la tutela degli utenti, evitando di alimentare polemiche e contestazioni.
Come si controlla la velocità nelle zone 30
Nonostante il divieto degli autovelox fissi, le zone 30 non sono escluse da controlli di velocità. Le forze dell’ordine possono utilizzare postazioni mobili con strumenti come autovelox portatili o telelaser, che consentono un controllo mirato e contestuale. Questo tipo di monitoraggio è considerato più efficace nelle aree urbane, dove la variabilità del traffico richiede una presenza attiva per identificare le infrazioni e sensibilizzare gli automobilisti.
Nelle zone 30 vengono spesso installati dossi rallentatori, segnali visivi e altri dispositivi di moderazione del traffico. Questi strumenti hanno lo scopo di indurre gli automobilisti a ridurre la velocità in modo naturale, senza la necessità di sanzioni.
L’esclusione degli autovelox fissi dalle zone 30 ha generato opinioni divergenti. Da un lato, molti esperti di sicurezza stradale ritengono che la presenza di un controllo automatico sia essenziale per garantire il rispetto dei limiti, soprattutto in aree urbane dove il traffico misto può essere pericoloso. Dall’altro lato, alcuni ritengono che l’uso eccessivo degli autovelox abbia alimentato una percezione negativa, facendo sembrare le zone 30 più punitive che protettive.
Le associazioni di cittadini e ciclisti, ad esempio, sottolineano che senza strumenti di controllo efficaci il rispetto dei limiti di velocità potrebbe diventare una sfida. Alcuni studi hanno dimostrato che nelle zone 30, anche con segnaletica visibile, una parte significativa degli automobilisti tende a superare i limiti, mettendo a rischio la sicurezza dei pedoni e dei ciclisti.






