Le sospensioni Tesla sono tornate al centro dell’attenzione dopo che diversi report tecnici indipendenti hanno segnalato tassi di guasto superiori alla media su Model 3 e Model Y. Non si tratta di un singolo episodio isolato, ma di una serie di segnalazioni convergenti che arrivano da enti di controllo tecnico europei, da autorità di regolamentazione statunitensi e da migliaia di proprietari che hanno condiviso le proprie esperienze su forum specializzati. Il quadro che ne emerge riguarda complessivamente oltre un milione di veicoli circolanti tra Europa e Stati Uniti, un numero che giustifica l’attenzione mediatica e l’interesse di chi possiede o sta valutando l’acquisto di un’auto elettrica della casa di Austin. In questo approfondimento vengono analizzati i dati disponibili, le cause tecniche ipotizzate e i suggerimenti pratici per chi si trova a gestire una vettura potenzialmente coinvolta.
Il report più recente arriva dal TUV tedesco, realizzato per conto dell’ADAC (l’equivalente teutonico dell’ACI), basandosi su un campione di 9,5 milioni di controlli tecnici effettuati in Germania tra luglio 2024 e giugno 2025. I risultati non sono lusinghieri per la casa di Elon Musk: la Model Y si posiziona come il modello con il maggior numero di difetti in assoluto tra il secondo e il terzo anno di vita, con un tasso di veicoli con anomalie che tocca il 17,3%. Un dato che stride se paragonato al 3,5% fatto segnare dalla Mini Cooper SE, risultata la più affidabile tra le elettriche esaminate.
Non va meglio alla Model 3, che chiude al penultimo posto tra le nove auto a batteria prese in esame, con una difettosità del 13,1%. Per contro, la Fiat 500e ottiene un risultato sorprendentemente positivo, piazzandosi al terzo posto della classifica con appena il 4,2% di anomalie riscontrate, dietro solo a Mini Cooper SE e Audi Q4. I tecnici del TUV hanno riscontrato criticità concentrate soprattutto su sospensioni, asse, impianto frenante e sistema di illuminazione, elementi che incidono direttamente sulla sicurezza attiva del veicolo e che vengono normalmente valutati durante la prima revisione obbligatoria, fissata in Germania a tre anni dalla immatricolazione.
| Modello | Tasso di difettosità |
| Mini Cooper SE | 3,5% |
| Fiat 500e | 4,2% |
| Tesla Model 3 | 13,1% |
| Tesla Model Y | 17,3% |
Entrando nel dettaglio delle ispezioni tecniche, i controlli su strada hanno evidenziato criticità ricorrenti che si concentrano su tre aree principali: sospensioni, componenti dell’asse e sistema frenante. Sulle Model Y, in particolare, i tecnici hanno rilevato usura anomala di carrelli, silentbloc e fissaggi delle sospensioni, con differenze qualitative che sembrano dipendere anche dal sito produttivo di provenienza del veicolo.
Le vetture destinate al mercato europeo vengono infatti assemblate in parte a Berlino, in parte negli stabilimenti di Shanghai o degli Stati Uniti, e questa diversificazione produttiva si traduce in livelli di finitura non sempre omogenei. A questo si aggiunge un elemento strutturale non trascurabile: il peso elevato delle batterie mette sotto sforzo gli elementi di collegamento a terra, accelerando l’usura di giunti sferici e ammortizzatori rispetto a quanto avviene su vetture a combustione di pari segmento.
Va inoltre considerato che l’architettura elettronica centralizzata adottata da Tesla complica in alcuni casi l’interpretazione dei difetti legati ai sistemi di assistenza alla guida, rendendo più complessa anche la diagnosi delle anomalie meccaniche quando queste si intrecciano con segnalazioni elettroniche. Diversi meccanici indipendenti hanno inoltre fatto notare come la minore frequenza dei tagliandi periodici rispetto ai marchi tradizionali riduca le occasioni di controllo preventivo, lasciando che piccoli difetti si trasformino in problemi più seri prima della prima revisione obbligatoria.
La Model 3 di prima generazione, prodotta tra il 2017 e il 2021, presenta una casistica particolarmente documentata riguardo all’usura precoce dei bracci di controllo anteriori e dei relativi giunti sferici. Il problema, segnalato ripetutamente da proprietari europei e italiani, sembra originare da tenute non perfette che consentono l’infiltrazione di acqua e sporco all’interno dello snodo, innescando un processo di corrosione e progressiva perdita di lubrificazione.
I sintomi tipici riportati dagli utenti includono scricchiolii percepibili in curva o su fondo stradale sconnesso, rumori che tendono ad accentuarsi con l’aumentare del chilometraggio e che in diversi casi hanno richiesto la sostituzione anticipata del componente ben prima della scadenza prevista dal piano di manutenzione. Alcuni produttori di ricambi aftermarket hanno persino sviluppato kit di aggiornamento specifici per rinforzare la tenuta dei giunti, segno che la problematica è tutt’altro che marginale nella community dei proprietari.
Da segnalare come alcune modifiche apportate da Tesla nel tempo abbiano riguardato proprio il rinforzo dei braccetti dello sterzo sulla Model Y, mentre le Model 3 prodotte fino al 2022 restano il riferimento principale per questo tipo di segnalazioni. A ciò si aggiungono, sempre sulla prima serie della berlina compatta, difetti di assemblaggio come allineamenti di carrozzeria non omogenei e rumori provenienti dalla sospensione posteriore, spesso descritti dagli utenti come un caratteristico rumore metallico percepibile in accelerazione o decelerazione. In molti casi il problema è stato risolto con interventi mirati sul giunto o sul semiasse, oppure con una semplice operazione di ingrassaggio delle giunzioni, ma resta comunque una delle voci più ricorrenti nei ticket aperti presso i centri di assistenza.
Sul fronte SUV a sette posti, la Tesla Model X di prima generazione (2016-2021) ha attirato l’attenzione delle autorità statunitensi per un problema più grave rispetto alla semplice usura: la rottura dei bracci di sospensione anteriori, noti tecnicamente come fore link. Le segnalazioni, concentrate soprattutto sugli esemplari prodotti attorno al 2016-2017, hanno portato la NHTSA (l’ente federale statunitense per la sicurezza stradale) ad aprire indagini preliminari su un numero significativo di casi documentati.
Il fenomeno, ribattezzato dagli addetti ai lavori come whompy wheel, si manifesta con vibrazioni o strozzature percepibili a bassa velocità, fino al contatto anomalo della gomma con il passaruota in condizioni più severe. Le indagini condotte dall’autorità americana hanno riguardato principalmente il parco circolante negli Stati Uniti, ma trattandosi di componenti meccanici standard, la problematica risulta rilevante anche per gli esemplari della stessa generazione venduti in Europa e in Italia.
Oltre ai cedimenti dei bracci anteriori, la Model X ha mostrato ulteriori criticità legate al comparto sospensioni: il sistema pneumatico adottato su questo modello ha fatto registrare perdite di pressione, abbassamenti improvvisi dell’assetto e guasti ricorrenti ai compressori, con codici di errore specifici che hanno costretto diversi proprietari a interventi ripetuti nell’arco di pochi anni. Va detto che molte di queste segnalazioni riguardano veicoli con chilometraggi non particolarmente elevati, un elemento che ha alimentato ulteriori discussioni sulla durabilità dei componenti pneumatici rispetto alle soluzioni idrauliche tradizionali.
Diversi fattori concorrono a spiegare perché i modelli Tesla mostrino un’incidenza di guasti superiore rispetto a molte concorrenti dirette. Il primo elemento riguarda il peso complessivo del veicolo: i pacchi batteria, per quanto ottimizzati, aggiungono centinaia di chilogrammi rispetto a un’equivalente vettura a combustione, sollecitando in modo continuativo gli organi di collegamento a terra.
Il secondo aspetto è legato alle prestazioni elevate che caratterizzano gran parte della gamma. Accelerazioni da 0 a 100 km/h in pochi secondi, rese possibili dalla coppia istantanea dei motori elettrici, sottopongono sospensioni, giunti e semiassi a sollecitazioni ben superiori rispetto a quelle di normali utilitarie o berline di segmento comparabile, categoria a cui appartiene la maggior parte delle vetture che occupano le prime posizioni nelle classifiche di affidabilità del TUV.
Infine, la differenza qualitativa tra gli stabilimenti produttivi resta un tema ricorrente: gli impianti di Berlino, Shanghai e Fremont non garantiscono sempre standard di assemblaggio identici, e questo si riflette in una variabilità di finitura che i tecnici tedeschi hanno più volte segnalato, in particolare su elementi come i fissaggi delle sospensioni e i silentbloc.
Un’indagine pubblicata da Consumer Reports ha fornito un quadro complementare rispetto ai dati europei, concentrandosi sul mercato dell’usato negli Stati Uniti. Lo studio 2025 sull’affidabilità dei veicoli di seconda mano colloca i modelli Tesla con un’anzianità compresa tra cinque e dieci anni all’ultimo posto tra 26 marchi analizzati, con un indice pari a 31, inferiore persino a Jeep, Ram e Chrysler.
Il dato più interessante, tuttavia, riguarda la divergenza tra vecchie e nuove generazioni: le Tesla attualmente in produzione mostrano infatti un’affidabilità superiore alla media, tanto da rientrare nella top 10 delle previsioni di affidabilità sulle auto nuove, davanti a marchi storici come Ford, Chevrolet, Mercedes-Benz, Audi e Volkswagen. Tra le problematiche più citate dai proprietari di esemplari usati figurano bug del sistema di assistenza alla guida, anomalie nel rilevamento del liquido freni, malfunzionamenti dei touchscreen e guasti alla servoassistenza dello sterzo, oltre naturalmente alle già citate criticità del comparto sospensioni. Va segnalato che anche i prezzi dell’usato Tesla hanno risentito di questo scenario, con un calo sensibile rispetto al periodo in cui la domanda era sostenuta dagli incentivi fiscali federali statunitensi.
Per chi possiede già una Model 3, una Model Y o una Model X, alcune accortezze pratiche possono ridurre sensibilmente il rischio di incorrere in guasti improvvisi o costi di riparazione elevati. Ecco i principali suggerimenti raccolti da tecnici e centri di assistenza specializzati:
- Programmare controlli periodici su ponte sollevatore almeno una volta l’anno o ogni 10.000 km, per verificare lo stato di bracci di controllo, giunti sferici e ammortizzatori.
- Verificare la copertura della garanzia originale, generalmente valida fino a quattro anni, prima che insorgano sintomi come scricchiolii o rumori anomali dalle sospensioni.
- Prestare attenzione a segnali precoci come rumori in curva o su fondo sconnesso, spesso indicativi di usura ai giunti prima che il problema diventi più grave.
- Effettuare la prima revisione tecnica con qualche mese di anticipo rispetto alla scadenza di garanzia, così da poter beneficiare di eventuali riparazioni coperte.
- Richiedere in officina un controllo mirato ai fissaggi delle sospensioni in occasione di ogni tagliando, anche quando non previsto obbligatoriamente dal piano di manutenzione Tesla.
Un approccio di manutenzione preventiva, unito a una verifica costante della documentazione degli interventi già eseguiti, resta lo strumento più efficace per limitare rischi e spese impreviste legate al comparto sospensioni.






