Pirateria stradale: commette reato chi fa una breve sosta

Arrestarsi per pochi minuti e ripartire è omissione di soccorso

Pirateria stradale

Provocare un incidente e svignarsela. La pirateria stradale, pur severamente proibita, continua ad attecchire. Talvolta capitano situazioni fuori dall’ordinario: il guidatore causa un sinistro, si ferma solo pochi minuti e poi riparte. Per stabilire se è inquadrabile come omissione di soccorso la Cassazione prende parola.

Lo stop ‘n go è omissione di soccorso

Torniamo indietro fino al 2013: il conducente tamponato è vittima del colpo di frusta. Il responsabile, arrestatosi solo qualche istante, si rimette in marcia, senza poter essere (inizialmente) identificato. Scoppia una battaglia nelle auto di tribunale, fino a quando spetta alla Cassazione pronunciarsi. Secondo la vittima è omissione di soccorso. “L’utente della strada, in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, ha l’obbligo di fermarsi e di prestare l’assistenza occorrente a coloro che, eventualmente, abbiano subito danno alla persona”, riporta l’art. 186 del Codice stradale. Richieste accolte sia in primo sia in secondo grado. L’automobilista colpevole si appella allora alla Corte Suprema.

Pirateria stradale: la Cassazione fissa gli estremi

Ricorso puntualmente respinto. “Diversamente da quanto sostenuto dal ricorrente, infatti – recita la sentenza 18406/2018, del 28 marzo e depositata il 27 aprile – i Giudici di merito non hanno identificato il reato di ‘fuga’ tout-court nel non fornire le generalità, avendo, invece, descritto una fermata, temporalmente breve, comunque del tutto inutile rispetto alle finalità che la norma mira a tutelare, non avendo l’imputato fornito le proprie generalità, non essendosi informato delle condizioni della persona che aveva patito il tamponamento, non avendo – ciò che maggiormente rileva – in alcun modo consentito la ricostruzione della dinamica del sinistro né avendo atteso l’arrivo delle forze dell’ordine, pur avendo assistito alla telefonata di soccorso ai Vigili urbani, né essendosi reso reperibile e, anzi, essendosi addirittura sottratto al controllo dei Carabinieri, cui non ha aperto la porta di casa”. Il ricorrente è stato dunque condannato al pagamento delle spese processuali.

 

 

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