Multe in ritardo: la duplice interpetazione mette in allargme gli automobilisti

Secondo Milano e altri Comuni il limite dei 90 giorni partono quando i Vigili controllano la foto scattata dall’autovelox.

Il Codice della Strada segnala lacune evidenti. Ambiguità pure relative alle multe in ritardo, che rischiano di essere pagate caro.

I FATIDICI 90 GIORNI

Secondo l’articolo 201, qualora la violazione non possa essere immediatamente contestata, il verbale deve, entro 90 giorni dall’accertamento, essere notificato. Con gli autovelox, i Tutor e gli altri dispositivi elettronici come le telecamere ai semafori e i varchi d’ingresso nelle Zone a Traffico Limitato, la contravvenzione arriva a casa del proprietario dell’auto. Proprio quelle poche parole, “entro 90 giorni dall’accertamento”, aprono a una duplice interpretazione.

SULL’ESEMPIO DI MILANO

Gli Enti locali riferiscono infatti che i 90 giorni partono quando i Vigili controllano la foto scattata dall’autovelox. Milano orienta in particolare parecchi Comuni verso questa direzione. I problemi sorgono in situazioni dove il conducente che ha arrecato danno a uno dei soggetti indicati nell’art. 196 venga riconosciuto soltanto in seguito attraverso la targa. Scoperto il comportamento fuori legge, viene fatto affidamento ai pubblici registri. Se per esempio nel marzo 2018 venisse esaminata un’infrazione commessa durante luglio 2016, i 90 giorni verrebbero calcolati da marzo 2018. Ciò nonostante l’interpretazione prevalente preveda scattino dall’illecito.

RICORSO

Il guidatore può rivolgersi in autotutela ai Vigili per chiedere l’annullamento della sanzione. Giunto il no, trascorsi 60 giorni dalla notifica, viene concessa l’opposizione al Prefetto competente per il luogo della violazione. 30 i giorni se ci si rivolge al Giudice di pace, ma va pagata una tassa sul ricorso di almeno 43 euro. Il Prefetto potrebbe anche seguire l’orientamento dei Comuni, e respingere il ricorso. L’importo da versare raddoppia in tal modo in automatico. Idem il Giudice di pace, che in genere conferma l’ammenda originaria, ma si deve dire addio alla tassa di 43 euro. Decine le sentenze contrastanti, anche perché la controparte (i Comuni) si avvale di avvocati che danno battaglia, disposti pure ad arrivare in Cassazione per avere la meglio.

 

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